Brexit, scenari da incubo
per il No Deal

Martedì prossimo la corte suprema britannica deciderà se la sospensione del parlamento disposta dal primo ministro Boris Johnson era legale. Nei giorni scorsi due tribunali civili, uno a Londra e, successivamente, una corte d’appello scozzese, hanno deliberato in modo opposto. Ora deciderà The High Court, organismo di ultima istanza in tutti gli ambiti del diritto del Regno Unito, presieduto da Brenda Hale. In parte è un responso ormai filosofico: la House of Commons, invocando un ordine di urgenza passato a larga maggioranza, è già riuscita ad approvare, prima dell’inizio della forzata vacanza della democrazia, due leggi. La prima prevede che non vi dovrà essere in nessun caso un’uscita dall’Unione europea senza un accordo, la seconda è che non vi saranno le elezioni anticipate richieste da Johnson finché il Paese non sarà messo in sicurezza oltre il 31 ottobre, giorno in cui doveva finire l’estensione concessa dall’Unione Europea.

Boris Johnson

Yellowhammerè il nome inglese di un piccolo uccello canterino, lo zigolo giallo, ed è anche il titolo in codice del piano d’emergenza in caso di caos dovuto a un’uscita senza accordo. Il programma resta in vigore, con misure per mitigare la prevista riduzione di cibi freschi, di combustibile e di risorse per il sociale e la sanità.L’impressione tuttavia è che non si arriverà a tanto: gli orientamenti sulla Brexit sono cambiati nell’Unione Europea e anche nel Regno Unito. Angela Merkel ha dichiarato che una “Singapore sul Tamigi” è l’ultima cosa di cui oggi l’Unione Europea (e la Germania) ha bisogno, con un competitor economico alle porte. Anche la Francia, con l’intervento del ministro per l’Europa Amélie de Montchalin, ha precisato che in presenza di fatti nuovi, come un secondo referendum o elezioni anticipate, una proroga per un ripensamento è inevitabile.
Il New York Times nota che “per una grossa economia come quella europea il momento migliore per scivolare nell’incertezza è mai”. L’eurozona si sta indebolendo e chi ha lavorato per l’uscita del Regno Unito oggi deve ammettere quanto il calcolo politico del 2016 fosse sbagliato. Con grande capacità di visione del futuro la cancelliera Merkel, davanti al Bundestag, ha detto che “anche con relazioni economiche, di politica estera e di sicurezza amichevoli, come europei saremo più deboli con un’uscita della Gran Bretagna. Credo piuttosto nelle soluzioni win-win”.
Per la corte d’appello scozzese “Mr. Johnson, nel sospendere la House of Commons, era motivato dal proposito improprio di ostacolare il parlamento”, per la corte di Londra invece “la decisione è politica e non riguarda la legge”. La ricorrente inglese è Gina Miller, imprenditrice, attivista pro remain, filantropa, moglie e collega del finanziere Alan Miller. La loro piccola SCM ha inaugurato un nuovo corso nel fare affari, all’insegna della trasparenza e di tariffe dello 0,48 per cento per i clienti, senza chiedere compensi per l’amministrazione, la custodia e le transazioni. Un caso aziendale di successo e che è una spina nel fianco della City. Gina Miller ha scelto di opporsi legalmente alla chiusura del parlamentoassieme al gruppo People’s Challenge, fondato da GrahamePigney, cittadino britannico che vive in Francia. All’iniziativa si è unito il proprietario di alcuni negozi di parrucchiere,DeirTozettiDos Santos, spagnolo con attività anche a Londra. Tre grandi studi legali, de Reya, Coe e Bindmans, hanno subito accettato di rappresentarli. Gli avvocati sostengono che non è nella disponibilità del governo britannico invocare l’articolo 50 del trattato di Lisbona senza aver prima l’approvazione del parlamento. Il profilo comunicativo dei ricorrenti, una brillante donna d’affari nata nella Guiana britannica, un operoso commerciante e un gruppo di cittadini che difende i più deboli, rappresenta bene le anime della storia sociale inglese.
Ora i membri del parlamento vogliono tornare a riunirsi per decidere l’agenda politica: i punti chiave sono la conferma dell’estensione dei tempi per un’eventuale uscita, elezioni anticipate per sconfiggere Johnson e, probabilmente, un secondo referendum. Il deputato Tom Watson, laburista, lo chiede immediatamente, il leader Jeremy Corbyn antepone a questo il voto anticipato. Corbyn precisa che “continueremo a far pressione affinché il parlamento sia richiamato in seduta e possa porre domande al primo ministro, mettendo sotto scrutinio il suo operato”. Il labour dovrà chiarire al proprio interno le priorità: fra una settimana vi sarà l’assemblea nazionale del partito. L’altra forza emergente, i liberal-democratici di JoSwinson, da sempre contrari all’uscita dall’Europa, sono pronti a rafforzare l’alleanza con i laburisti e i conservatori ribelli, umiliati da Johnson con l’espulsione. Neppure Sir Kenneth Clarke, il padre della Camera, è stato risparmiato da questa misura.L’Unione Europea non deve perdere la Gran Bretagna, ripetono i lib-dem.
Le porte di Westminser potrebbero riaprirsi presto: il paladino del parlamento, lo speaker John Bercow, che ha annunciato le proprie dimissioni per il 31 ottobre, quando un’estensione sarà sicura,è pronto a completare il lavoro, difendendo il simbolo della democrazia rappresentativa liberale.