Brexit, Kafka e lo scarafaggio
di Downing Street. L’ultimo McEwan

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, uno scarafaggio si trovò trasformato in una creatura immane, con quattro soli arti, con lo scheletro ricoperto da carne, anziché a vista e con una ripugnante fetta di tessuto carnoso in bocca. Jim Sams, creatura in questione, giace coperta da un pigiama azzurro con bottoni bianchi in un letto al primo piano del numero 10 di Downing Street a Londra. Su un tavolino, una bottiglia vuota di scotch. Di lì a poco si troverà a presiedere un gabinetto dei ministri dove tema del giorno è la rivoluzione economica: il passaggio dal “cronologismo”, cioè l’economia che va in senso orario, all’”inversionismo”, cioè un’economia che inverte le lancette, pagherà chi consuma e farà pagare chi lavora.

Uno scarafaggio a Downing Street

Una follia? Così vuole il Popolo, e Jim Sams darà al popolo quello che reclama. Promettendo che col semplice rovesciamento della legge della logica il paese tornerà a essere quell’Impero supremamente florido e potente quale è stato nei secoli passati. La blatta Sams sembra essere nata per questi panni: in questo primo consiglio di governo solo in un momento rischia di tradirsi, quando ha la tentazione di inghiottire il moscone – prelibatezza per scarafaggi – che gli vola sotto il naso.
La Brexit è una vicenda kafkiana? Ian McEwan, alla vigilia del voto che ha decretato l’addio all’Europa, ha fatto ricorso direttamente a Kafka per raccontarla, capovolgendo la storia di Gregor Samsa e della “Metamorfosi”.

Più che Kafka, Jonathan Swift

Dedicato a Timothy Garton Ash, “storico del presente” e titolare a Oxford di una cattedra dal nome significativo, Studi Europei, “The Cockroach” – ora tradotto da Susanna Basso per Einaudi, pp.120, euro 16 – è uscito in Gran Bretagna a fine estate 2019. E, quindi, bisogna apprezzarne anche la capacità profetica, visto che McEwan attribuisce al suo primo ministro l’idea di chiudere il Parlamento per un po’, quanto cioè Boris Johnson avrebbe effettivamente tentato di fare di lì a poco.
E’ un McEwan al meglio del suo sarcasmo, quello che scrive questo romanzo breve. Per intenderci, non il McEwan di “Espiazione” né di “Chesil Beach”, ma quello comico e scatenato di “Solar”.

Lui stesso, in un poscritto che fuor di metafora, e con non celata rabbia, affronta direttamente la tragedia della incombente Brexit, spiega che da Kafka, sì, ha preso in prestito il congegno narrativo (scarafaggio & uomo, uomo & scarafaggio). Ma che il nume che aveva in mente scrivendo, in realtà, era Swift: Jonathan Swift di “Una modesta proposta”.
Swift o Voltaire? “Lo scarafaggio” ha lo scintillio di un pamphlet settecentesco. Si ispira all’epoca dei Lumi, insomma al meglio che l’Europa – continente dal quale la Gran Bretagna divorzia – abbia dato in termini di civiltà. Con qualche tocco nostro, tra Novecento e nuovo millennio: perché è con cenni di saperi come l’etologia e le neuroscienze che McEwan ci fa calare nei panni del suo Jim Sams. Suggerendo così l’idea che, in quanto scarafaggio travestito da politico, il Premier non è solo: nella riunione di Gabinetto quanti insetti come lui – uniti in un fraterno coro chimico di feromoni – sono intorno a quel tavolo?