Brasile: Lula vola nei sondaggi, quale sarà la reazione di Bolsonaro?

Domenica prossima 156 milioni di elettori brasiliani potranno eleggere il loro Presidente. Vincerà il candidato che raggiungerà la metà più uno dei voti validi, se nessun candidato raggiungerà tale punteggio, si terrà un secondo turno domenica 30.  La legislazione brasiliana non tiene conto dei voti nulli o in bianco, sono validi solo quelli espressi per  uno dei candidati in competizione.

Il candidato del fronte democratico, Luiz Inácio Lula da Silva potrebbe essere eletto presidente al primo turno. Si evince da un sondaggio che gli attribuisce oltre il 52 per cento dei voti validi. Secondo le rilevazioni della Ipec, una delle società demografiche più affidabili, il suo partito dei lavoratori (PT), ha il 52,7 per cento dei voti validi contro il 34 della formazione del presidente attuale Jair Bolsonaro. La stima avrebbe un margine di errore di due punti, quindi quel 52,7 per cento potrebbe scendere a 50,7, offrendo a Lula un margine esiguo, ma comunque sufficiente per vincere al primo turno.

Autoritarismo

La buona posizione di Lula nei sondaggi non deve far dimenticare che quelle che si terranno il 2 ottobre sono le elezioni più anomale dalla fine della dittatura militare e si tengono mentre è al potere un governo autoritario disposto a tutto pur di perpetuarsi al potere.

In Brasile non c’è una dittatura dichiarata, ma certo non si può dire che ci sia una democrazia piena. Ecco perché Lula e gli altri leader del fronte ampio che lo sostiene affermano che questo 2 ottobre la posta in gioco è la ripresa della democrazia . Ma il fronte democratico deve fare i conti con Bolsonaro, il quale pochi giorni fa, mentre era a Londra per i funerali della regina Elisabetta, ha messo pesantemente le mani avanti: “Se non vincerò io col sessanta per cento” – ha detto –  sarà perché c’è stata una “congiura della Corte Elettorale Superiore (TSE)”, la quale, secondo il suo parere, sarebbe “alleata dell’opposizione”. Lo stesso concetto il presidente uscente lo ha ribadito al suo rientro in patria.

All’attacco continuo alla Corte, con argomenti che hanno qualche presa sugli elettori di estrema destra, si accompagnano le pressioni sulle forze armate affinché dopo il voto effettuino un conteggio parallelo delle schede nelle urne elettroniche. Appare palese l’intenzione del regime di mettere in discussione il conteggio ufficiale se Lula dovesse uscire dalle urne come vincitore. C’è quindi il rischio che ad urne chiuse si crei una situazione di grande tensione. Se Lula dovesse prevalere con un margine ristretto e secondo il TSE e gli “osservatori” militari nominati da Bolsonaro si potessero ipotizzare irregolarità nel conteggio dei voti, la vittoria potrebbe non essere convalidata.

In ogni caso, Bolsonaro accetterà la sconfitta? Chiamerà i suoi sostenitori a mobilitarsi contro la “frode” , come ha fatto capire con certe sue dichiarazioni fin dall’anno scorso? Ci sarà un assalto al Palazzo della Corte di Brasilia come quello dei seguaci di Trump al Campidoglio nel gennaio del 2021?

Il programma del PT

Nonostante queste fosche previsioni sulle possibile reazioni del regime attuale Lula sta portando avanti la propria campagna illustrando le sue proposte e i suoi piani di governo. La sua storia è nota: ha sempre difeso la democrazia, l’ha praticata e si è battuto contro la dittatura, così come ora si batte per il ripristino della legalità democratica. Ha sempre condotto una lotta instancabile contro le disuguaglianze sociali e regionali e queste sono le linee guida del suo programma per le elezioni del 2 ottobre. In primo luogo, propone una riforma fiscale, poiché lo Stato brasiliano è in bancarotta. Per avere le risorse necessarie a rilanciare la ripresa della crescita economica e riprendere la centralità delle politiche sociali: istruzione, sanità e assistenza ai ceti più svantaggiati.

Una riforma che tassa i più ricchi è vista da lui come una condizione indispensabile per attuare i suoi programmi storici di lotta alle disuguaglianze. Lula ha sempre difeso i diritti delle donne, dei poveri, dei neri, della comunità LGBT, dei più vulnerabili e dei più bisognosi. Ha sempre proposto e praticato colloqui e negoziati per risolvere i problemi del Paese.

Nei giorni che restano fino a domenica, Lula continuerà a lavorare per conquistare il “voto utile” dei candidati senza possibilità di vittoria in modo da garantire i consensi necessari a superare il cruciale cinquanta per cento. Chiederà a tutti di andare a votare , un’alta partecipazione favorisce il voto progressista e di sinistra. L’assenteismo, invece, porta acqua al mulino della destra, ed è per questo che il partito al governo tira le sue fila per impedire la partecipazione di massa diffondendo la paura.

Una campagna elettorale  che ha avuto un grado di tensione e violenza altissimo,  provocato dall’atteggiamento di Bolsonaro, che non ha esitato a incitare i suoi seguaci più radicali. Da luglio già sono tre gli omicidi di sostenitori di Lula, oltre a innumerevoli aggressioni a oppositori, giornalisti e funzionari delle società di sondaggi che indicano Lula come il favorito.

Perdendo al primo o al secondo turno, Bolsonaro avrà tre o due mesi di gestione degli affari correnti fino all’insediamento del nuovo presidente, che è fissata per il 1° gennaio. E la grande domanda è: che cosa farà da qui al primo giorno del 2023?