Bologna con Lepore può diventare laboratorio per il nuovo centrosinistra

BOLOGNA. A meno di tre settimane dal voto del 3 e 4 ottobre i sondaggi non lasciano scampo al candidato sindaco del centrodestra, Fabio Battistini. I più ottimistici lo danno poco sopra il 35%, i più pessimistici attorno al 30. L’ultimo di YouTrend per Repubblica gli assegna il 32,5% contro il 60,1% di Matteo Lepore, esponente del Pd e candidato di un centrosinistra che va dalla sinistra radicale ai Cinquestelle e Italia Viva. Una coalizione stimata anch’essa al 60,1%, col Pd a farla da padrone con il 40,8%, i Cinquestelle all’8,1% e le altre liste assieme all’11,2%, mentre lo schieramento avversario è quotato al 36,2%, quasi quattro punti in più del candidato, con la Lega al 16,3%, Fratelli d’Italia all’11,9% e Forza Italia al 5,8%. La sensazione diffusa è che anche con i voti veri non ci sarà partita e Lepore vincerà largo al primo turno. L’unica incognita sembra essere quella della partecipazione, visto che il 4 ottobre è la festa del patrono di Bologna, San Petronio, e molti potrebbero essere tentati dall’ultimo ponte della bella stagione.

La lenta involuzione dell'”imprevisto”

Battistini, 65 anni, bolognese doc, titolare di un’azienda commerciale che opera nell’intermediazione di componentistica per l’industria, laurea in giurisprudenza, sposato e padre di quattro figli, nel dicembre scorso era sceso in campo autonomamente come candidato civico indipendente con l’improbabile slogan dialettale dai mo’ (forza, diamoci una mossa). La Lega si era schierata con lui mentre Forza Italia puntava sull’ex direttore del Resto del Carlino, Andrea Cangini e i Fratelli d’Italia restavano alla finestra. Tutti, comunque, in attesa dell’esito delle primarie del Pd, tentati dall’idea di appoggiare la candidata di Renzi, Isabella Conti, che diversi esponenti del centrodestra sono pure andati a votare nei gazebo, se l’avesse spuntata.

Solo dopo la vittoria ampia di Lepore (60 a 40) e più per mancanza di un’alternativa credibile che per convinzione, Salvini, Meloni e Berlusconi hanno dato il via libera all’imprenditore cattolico. Subito dopo l’hanno però abbandonato a se stesso. In una campagna elettorale finora al cloroformio, Forza Italia appare defilata, mentre Lega e FdI sono impegnati più che altro a contendersi la leadership interna alla coalizione, tra autolesionismo politico e colpi bassi. Come la presentazione di liste separate nell’unico Consiglio di Quartiere, il Santo Stefano, dove teoricamente la destra poteva avere una chance di vittoria, ad esempio. O con lo sgarbo del consigliere comunale uscente Umberto Bosco, escluso all’ultimo dalla lista della Lega per aver criticato la presenza di esponenti dell’estrema destra, che il giorno dopo si è candidato con Fratelli d’Italia.

Vista l’aria che tira, Battistini ha cambiato slogan, da dai mo’ a sono l’imprevisto, e si è lanciato in qualche azzardo programmatico per provare a ravvivare l’attenzione. Ha detto che da sindaco vorrebbe trasferire fuori città la Fiera e perfino il Policlinico Sant’Orsola, e spostare il cinema estivo gratuito all’aperto da Piazza Maggiore a piazza VIII Agosto. Sparate evidentemente troppo grosse, soprattutto sulla rassegna “Sotto le stelle del cinema” che è una eccellenza unica, amatissima dai bolognesi e invidiata in tutto il mondo, che hanno sollevato un coro di ilarità e pernacchie sui social e critiche anche dai suoi alleati.

Strada spianata per il “predestinato” Lepore

La strada sembra dunque spianata per Lepore, il “predestinato”, per molti espressione dell’establishment cittadino e del potere forte della cooperazione, per altri legato alla sinistra più tradizionale: Cgil, rete dei circoli Arci e dei Centri sociali, associazionismo culturale, volontariato laico (le Cucine Popolari di Roberto Morgantini). Quarantuno anni il 10 ottobre prossimo, assessore da dieci, delfino del sindaco uscente Virginio Merola, sostenuto apparentemente senza riserve dal presidente regionale Stefano Bonaccini e dal segretario nazionale Enrico Letta, benedetto da Romano Prodi da cui ha mutuato “la fabbrica del programma”, Lepore si autodefinisce “una persona timida” in cui “la timidezza è l’altra faccia della sensibilità”, ambisce a essere “il sindaco di strada di una super Bologna” e a fare di essa “la città più progressista d’Europa”.

Una compagna e due figli piccoli, amante dei Radiohead e appassionato di basket, laureato in scienze politiche, uno stage a Bruxelles e diversi master universitari, una esperienza di tre anni come responsabile dell’area sviluppo, innovazione e internazionalizzazione di Legacoop, Lepore si è candidato a sindaco un anno fa alla festa dell’Unità, bruciando sul tempo il più votato nei circoli Pd ancora controllati dalla componente renziana, l’assessore alla sicurezza Alberto Aitini. Quest’ultimo ha poi sostenuto alle primarie la corsa di Isabella Conti, così come gran parte degli esponenti di “Base riformista”, finendo poi per essere escluso sia dalla lista Pd sia da quella della Conti, assieme ad altri “ribelli”.

Gli esclusi hanno gridato all’epurazione evocando perfino le “purghe staliniane” e accusando Lepore e la Federazione di tradire lo spirito costitutivo del Pd spostando troppo a sinistra l’asse della coalizione. Un rassemblement che vede a sostegno del candidato del centrosinistra, oltre al Pd, i cespugli della sinistra riuniti in Coalizione civica che era all’opposizione della giunta Merola, la Coraggiosa di Elly Schlein, Errani e Bersani, le Sardine, con Mattia Santori candidato come indipendente nella lista Pd, i Verdi, i socialisti, la lista renzian-calendiana della Conti (che non è candidata e resta a fare la sindaca di San Lazzaro) e i Cinquestelle guidati da Max Bugani, che è stato socio dell’associazione Rousseau, uno dei più stretti collaboratori di Davide Casaleggio e della sindaca di Roma, Virginia Raggi, nonché uno dei principali avversari del Pd a Bologna, ma che ora è tra i principali fautori dell’alleanza tra Movimento e centrosinistra con la benedizione di Conte.

Bologna può diventare un laboratorio nazionale

In questo Bologna torna a essere laboratorio nazionale, la punta più avanzata del tentativo di costruire un campo largo che tenga assieme le varie anime della sinistra, i democratici e gli stellati, capace di vincere nelle città e di essere competitivo con la destra alle prossime elezioni politiche, in un contesto più radicalizzato che lascia poco spazio alla tradizionale rincorsa a un centro che, almeno elettoralmente, non esiste più.

Il problema di Lepore non sarà tanto vincere con qualche punto in più o in meno le comunali di inizio ottobre, ma costruire una squadra coesa e tenere assieme una coalizione che ha al suo interno sensibilità molto diverse. Ciò che sulla carta unisce tutti è l’attenzione che il programma del candidato sindaco ha posto alle tematiche green (Bologna carbon neutral entro il 2030, un miliardo di investimenti per realizzare sei nuovi grandi parchi urbani, la salvaguardia del bosco dei Prati di Caprara, il restyling dello stadio Dall’Ara anziché la realizzazione di un nuovo impianto), al rafforzamento della sanità e della scuola pubblica, alle iniziative contro le diseguaglianze e lo sfruttamento del lavoro, per la maggiore solidarietà verso i più fragili con particolare attenzione alle famiglie con disabili e agli anziani, alle battaglie per i diritti civili (uguaglianza di genere, ius soli nello statuto del Comune).

 

Una coalizione ancora divisa su molti temi delicati

Ma su altri temi centrali come ad esempio l’allargamento della sede dell’autostrada e della tangenziale (il Passante di mezzo), la realizzazione della prima tramvia, la sicurezza, l’emergenza abitativa, il rapporto con i centri sociali e il loro ruolo, il modello di sviluppo turistico (oggi Bologna è diventata una sorta di mega-ristorante diffuso a cielo aperto, con tavolini e taglieri in ogni dove) le differenze di approccio sono parecchie. Poi c’è la scommessa delle scommesse: il piano di rilancio per il post pandemia che Lepore ha promesso di varare nei primi cento giorni del suo mandato, che dovrà disegnare la Bologna dei prossimi decenni puntando sulla transizione digitale, la sostenibilità dello sviluppo, l’interconnessione con il mondo, la qualità dei servizi, la riqualificazione creativa del lavoro, una mobilità più intelligente e con molto meno auto in circolazione.

E lì si vedrà se il sindaco avrà o meno la capacità di ricondurre le diverse anime e posizioni della sua eterogenea coalizione a una sintesi di pensiero e di governo più avanzata, che sia lo specchio di un centrosinistra nuovo, unitario, non più schiavo delle divisioni del passato e dei particolarismi ma una sorta di Ulivo 2.0 che Lepore immagina però riunito in un partito unico del centrosinistra.

Solo per completezza d’informazione, il 3 e 4 ottobre sono in corsa altri sei candidati: Stefano Sermenghi ex sindaco di Castenaso passato dal Pd al centrodestra (lista sostenuta dagli ex Cinquestelle Luigi Paragone e Giovanni Favia e dall’ex candidato sindaco della Lega, Manes Bernardini), Luca Labanti (Movimento 24 agosto, primo esempio di una lista meridionalista che si candida alla guida di una città del nord), Andrea Tosatto, (Movimento 3V, che ha come unico obiettivo l’opposizione ai vaccini) e ben tre aspiranti sindaco in quel che resta alla sinistra del centrosinistra: Marta Collot per Potere al Popolo, Federico Bacchiocchi del Partito comunista dei lavoratori e Dora Palumbo per Sinistra Unita.