Bologna, effetto Renzi sulle primarie di coalizione

A Bologna i primi sondaggi sono assai ballerini e vanno presi molto con le molle. Quello di BiDiMedia per Bologna Today dà il candidato di punta del Pd, Matteo Lepore, al 51% contro il 29% di Isabella Conti, la sindaca di San Lazzaro lanciata da Matteo Renzi, e appena il 5% dell’altro candidato dem, Alberto Aitini. Quello commissionato da Italia Viva all’Emg di Masia darebbe la Conti al 48%, a soli quattro punti dal favorito, ma si sospetta che sia un po’ interessato.

Lepore, Pd, contro Conti, Italia viva

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Foto di eliszebe da Pixabay

Entrambi segnalano però la tendenza a polarizzare la sfida tra la continuità rappresentata da Lepore e una innovazione che sa molto di rottamazione della Conti. La novità donna contro l’établissement maschile. La “sindaca coraggio” contro i poteri forti. Una simbologia forzata che finisce però per surclassare i contenuti programmatici dell’alleanza che forse verrà, rimasti finora molto, ma molto sullo sfondo.

E questo rischia di penalizzare soprattutto l’assessore alla cultura, delfino di Virginio Merola, un passato in Legacoop, una ormai lunga esperienza amministrativa, vicino alle aree più di sinistra, sostenuto dalle Sardine e dal volontariato (tra cui le Cucine popolari di Roberto Morgantini), fautore dell’alleanza con i Cinquestelle, ma indigesto alla parte più moderata del suo partito e alle forze di centro che ancora non hanno deciso se stare di qua o di là.
La coalizione ancora non c’è ma si litiga sulle primarie di coalizione. C’è stato un primo incontro su zoom di tutti i potenziali partiti del centrosinistra, da Coalizione civica – Coraggiosa ad Azione di Calenda passando per IV e Cinquestelle, ma è stato interlocutorio e ancora con molti distinguo. In questo fine settimana si dovrebbero rivedere.

Gazebo, regole e candidati

Sul tavolo, più che le idee per governare Bologna nei prossimi cinque anni, ci sono le regole dei gazebo. Con un braccio di ferro tra Pd e Italia viva che la dice lunga sulle intenzioni degli uni e degli altri. Il Pd vuole la pre-registrazione e immagina il voto online: da casa con lo Spid o l’identificazione con carta d’identità e nei gazebo ma sempre al computer, sulla piattaforma digitale messa a disposizione dai Dem.

Foto di Gustavo Zini

Italia Viva non ne vuole sapere, è per il voto in presenza ai gazebo, con primarie aperte, pochi paletti e ancor meno voto online perché non si fida della piattaforma Pd. E’ evidente che i renziani puntano tutto sull'”effetto Isabella” confidando che la candidata possa attirare i voti degli scontenti del Pd e degli elettori moderati, anche oltre il perimetro del centrosinistra.
La Conti nelle interviste nega l’evidenza dicendo che non è stata lanciata da Renzi, dice di non sentirsi rappresentata da IV (“Sono isabelliana, non renziana. Sono stata la spina nel fianco del Pd, ora lo sono per Italia Viva”, il suo refrain) e scalpita per essere ammessa al tavolo come indipendente.

Ma sulle primarie sostiene la tesi del suo partito e le prime uscite da candidata sindaco in pectore le ha fatte, non a caso, sui temi e nei luoghi dove cova il malcontento della città: i ristoratori , gli ambulanti della Piazzola, gli arrabbiati di Piazza Verdi (spaccio, movide, sicurezza), il Passante autostradale (contestato soprattutto dagli ambientalisti e dalla sinistra-sinistra), il nuovo Stadio.

Giovedì la direzione Pd

Una Conti già lanciata sul capoluogo e che sorvola sul fatto che a San Lazzaro sarebbe ancora in carica per tre anni (è stata rieletta nel 2019 con l’81% dei voti). Se vincesse le primarie dovrebbe dimettersi e aprire la strada al commissario e a elezioni anticipate nel suo Comune. E’ un punto di debolezza per lei. Sui social sono in parecchi a sottolineare che quando si viene eletti a una carica pubblica bisognerebbe portare a termine l’incarico “con disciplina e onore”, come vuole la Costituzione.

Lei all’inizio ha liquidato la faccenda sostenendo che la sua giunta ha già predisposto le scelte per i prossimi tre anni, poi non ne ha parlato più.
In questo clima assai poco disteso, giovedì prossimo si riunirà la direzione Pd che dovrebbe fare un po’ di chiarezza su regole, contenuti, alleanze e lanciare la raccolta firme per le candidature. Con l’incognita del secondo candidato dem, Aitini, che potrebbe decidere di correre in ticket con la stessa Conti.

L’anima renziana nel Pd è ancora forte

Un segno dell’impazzimento politico in casa Dem, partito uno e trino, in cui convivono le anime ex comunista, ex democristiana e renziana. Con una parte dei suoi dirigenti (l’europarlamentare Elisabetta Gualmini, il consigliere regionale Giuseppe Paruolo, gli assessori Marco Lombardo e Aitini, praticamente tutta l’area di Base riformista) pronti a sostenere la Conti.

Che è stata madrina della Leopolda, è nell’Assemblea Nazionale e nella cabina di regia di Italia Viva, sul piano dell’immagine contende alla Boschi il ruolo di reginetta nel partitino di Renzi, ma alla sfida dei gazebo si presenta come “indipendente, senza simboli e bandiere”.
La schizofrenia è ancora maggiore nella coalizione. Logica vorrebbe che chi pensa di starci dovrebbe cercare di definire con gli altri alcune idee comuni e un accordo programmatico di fondo su come intende governare Bologna. Una volta fatto l’accordo dovrebbe proporre, se ce l’ha, un proprio candidato sindaco. E i gazebo dovrebbero promuovere il più forte. In tale contesto, sarebbe piuttosto scontato che la stragrande maggioranza degli elettori di un partito scegliesse il candidato del proprio partito. La sensazione è che non sarà per niente così.

Acque agitate nella coalizione

E non solo per la prevedibile diaspora renziana nel Pd a favore della candidata di un altro partito. I Cinquestrelle, ad esempio, pur essendo divisi al proprio interno hanno fatto la scelta di essere parte del centrosinistra. Ma l’uomo che sta conducendo le trattative col Pd, Massimo Bugani, plenipotenziario del Movimento e stretto collaboratore di Virginia Raggi, ha già fatto sapere che se le primarie le vincerà la Conti, lui nella coalizione non ci sarà.

Anche nella sinistra-sinistra c’è la tentazione di strappare e di correre da soli, forti anche di un sondaggio che darebbe Coalizione civica e la Coraggiosa sopra al 10%. E mentre Azione di Calenda è già con un piede fuori, il centro moderato di Bologna Civica (i commercianti, l’ex ministro Galletti, forse Casini) è orientato a allearsi col centrosinistra se vincerà la Conti e a stare col centrodestra se prevarrà Lepore.

In questa gran confusione l’unico che può gongolare è Lo Renz d’Arabia. Se l’obiettivo era portare scompiglio nel Pd e mettere il bastone tra le ruote all’alleanza tra Dem e Cinquestelle, ci sta riuscendo perfettamente.