La Francia ferma Le Pen, bis di Macron: “Ora cambiamo metodo”. Mélenchon si candida a premier

Emmanuel Macron è stato rieletto presidente della Repubblica francese, con un margine di circa 18 punti percentuali: 58, 8% contro il  41,2% di Marine Le Pen. La distanza è notevole, anche se inferiore di 14 punti a quella di cinque anni fa, 66% contro 34% ( 32 punti). Altro dato fondamentale  è la crescita dell’astensione, 28,2%. 3% in più rispetto al 2017. Bisognerà attendere le analisi articolate del voto per capire meglio questo fenomeno: la sua diffusione geografica, sociale e anagrafica, ma esso conferma le difficoltà del sistema rappresentativo e della democrazia francese.

Emmanuel Macron è il primo presidente rieletto da quando la durata del mandato è stata ridotta a cinque anni e anche il primo, in generale, ad essere stato rieletto senza essere stato costretto a una coabitazione con un Primo ministro e un governo di un altro campo politico. Gli esponenti del suo movimento hanno sottolineato come il suo sia un ottimo risultato tenendo conto del fatto che in questi cinque anni Macron ha dovuto affrontare tre crisi gravi: la protesta dei Gilets Jaunes, l’epidemia e la guerra in Ucraina.

Certo, cinque anni fa, la sera della vittoria, Macron si era impegnato a governare per impedire con le sue riforme una nuova presenza dell’estrema destra al secondo turno. Obiettivo fallito: anzi per la prima volta Marine Le Pen arriva oltre il 40%, un risultato che sommato all’alta astensione indica chiaramente come sarà complicato per Macron governare la Francia e far fronte alle emergenze che lo attendono: la guerra in Ucraina, l’azione di fronte al rapido cambiamento climatico (tenendo fede alla promessa di costruire “una grande nazione ecologica”), le difficoltà di quella parte della popolazione colpita nel suo potere di acquisto.

“Nuovo metodo di governo”

Nel suo discorso, pronunciato sotto la Tour Eiffel, Macron è sembrato molto emozionato e, al di là di alcune frasi di rito, ha insistito sull’impegno a caratterizzare il suo prossimo mandato “non nel segno della continuità ma dell’invenzione collettiva di un metodo di governo rinnovato”. Vedremo come nei prossimi mesi questo impegno prenderà corpo, intanto, Macron ha anche riconosciuto con onestà come il suo risultato sia dovuto al contributo decisivo di elettori e elettrici che non condividono il suo programma e che lo hanno scelto per opporsi all’estrema destra: “sono il depositario della loro scelta così importante e il loro voto mi obbliga a tenerne conto”.

Anche lui ha pronunciato le parole “collera” e “frattura”, quelle che hanno dominato questa campagna elettorale e , in realtà, tutte quelle da vent’anni a questa parte. Salvo che gli impegni per risolverle ( la collera e la frattura) sono spesso stati traditi.
Questa volta, però, non potranno essere velocemente rimosse; infatti la serata dei risultati del secondo turno è anche stata l’inizio della campagna elettorale del terzo e quarto turno, cioè delle elezioni legislative del prossimo giugno. Elezioni che saranno segnate dalle scelte dei partiti e movimenti politici per adattare la loro proposta alle novità che sono emerse dal voto dei francesi.

A sinistra, ad esempio, Jean-Luc Mélenchon ha chiesto alle altre forze progressiste di aggregarsi all’“Unione popolare” appoggiando la sua candidatura a Primo Ministro e nei prossimi giorni conosceremo la risposta dei socialisti e degli ecologisti. All’estrema destra lo stesso appello è stato fatto da Marine Le Pen e Eric Zemmour per arrivare alla costituzione di un polo “nazionale e patriottico” che possa avere una forte rappresentanza parlamentare. Anche se Zemmour, nel suo discorso, ha voluto sottolineare come per i Le Pen si tratti dell’ottava candidatura – tra padre e figlia – e l’ottava sconfitta, non proprio il modo migliore per aprire le trattative per un patto elettorale.

Anche il movimento di Macron dovrà inevitabilmente aprirsi a nuove personalità e forze politiche e sarà interessante capire in quale direzione si muoverà il presidente appena rieletto. Insomma, da domani inizia un nuovo serrato confronto politico tra almeno tre poli politici: quello macronista, quello di estrema destra e quello di sinistra. Uno scenario inedito nel pieno di una crisi internazionale e di tensioni interne non attenuate che andrà osservato con attenzione e nella cui configurazione conterà molto l’analisi dettagliata del voto.