Silvio Berlusconi, Vladimir Putin e le “persone perbene”

Nella sua vita Silvio Berlusconi ha potuto fare molte cose, interpretare molti ruoli.  Ma quel che appare evidente, dopo l’ultimo scivolone, è che non può fare il cronista. L’avrebbe fatto molto male se fosse accettabile la giustificazione fornita a proposito della frase detta nel corso di un’intervista a Bruno Vespa, e cioè che Putin è stato costretto a invadere l’Ucraina “per sostituire con un governo di persone perbene quello di Zelensky”.

Cronache  dal Cremlino

In più “l’operazione speciale” sarebbe dovuta durare molto poco, stando alle parole del cronista. In una settimana, fatto fuori il legittimo presidente, tutto sarebbe tornato a posto. L’azione, poi, non sarebbe scaturita da una volontà guerrafondaia dell’uomo del Cremlino,  che “è caduto in una situazione difficile e drammatica, per assecondare le richieste delle due repubbliche filorusse del Donbass i cui rappresentanti, in delegazione,  racconta il cronista, si sarebbero recati a Mosca a chiedere l’intervento di Putin. “Difendici tu perché se non lo fai tu non sappiamo dove potremmo arrivare” avrebbero detto gli ambasciatori anche in memoria dei loro sedicimila morti. I responsabili della guerra, dunque, non sarebbero Putin e i suoi, ma la popolazione russa. E di quelli, palesemente incapaci, che hanno condotto fin qui l’azione che, ha detto lo stratega di Arcore, sarebbe dovuta durare “solo una settimana con obbiettivo la capitale e il presidente Zelensky” che però ha guidato “una resistenza imprevista”.

Una lunga amicizia

Che Berlusconi sia amico di Putin è noto. Che in questi mesi gli sia pesato dover criticare, anche se blandamente e con giri artificiosi di parole, il suo sodale, compagno di tante avventure dal lettone in poi, è cosa nota. La difficoltà è apparsa tutta nel lungo silenzio imbarazzato  che ha accompagnato l’inizio della guerra, rotto oltre un mese dopo il 24 febbraio. Cui sono seguite prese di posizione spesso in contraddizione. All’inizio davanti ai morti inermi e alle persecuzioni dei civili, davanti all’azione dell’amico, Berlusconi non riuscì a nascondere la “delusione” e il “dolore” per atti così atroci. L’atlantista, l’europeista che è in lui e che lui sempre rivendica, sembravano aver accantonato, anche se con rammarico, il legame personale.

Ma quelli sono nodi che non si sciolgono. E, quindi, camuffandole con la preoccupazione per le conseguenze delle sanzioni per l’Italia in più occasioni, l’ex cavaliere ha cercato  di giustificare l’amico pur insistendo sull’apprezzamento dell’operato dell’Unione europea e del governo italiano. Insomma una volta “Putin non deve essere emarginato e definito criminale di guerra se no addio trattativa” e un’altra “gli ucraini devono accettare le richieste di Mosca”. Il cuore batte sempre dalla stessa parte.

Difesa d’ufficio del leader

 

Quel “persone perbene” pesa come un macigno. Per modificarne l’impatto, anche se troppo tardi per non scatenare reazioni di tutti i tipi e imbarazzo nei vertici europei, si è scatenata la task force contro le interpretazioni maliziose e di parte. Ma, visto che le parole sono pietre,  Berlusconi  che si è attaccato a quel pietoso “ho fatto il cronista” significa, comunque lo si legga, che ammette di aver fatto il portavoce del , . Nell’imbarazzo dei popolari europei che hanno  ricordato qual è la posizione di Forza Italia, innanzitutto al leader di quel partito.

Ma un’arrampicata sugli specchi sono apparse anche  le giustificazioni dei vari colonnelli, Tajani in testa. Che hanno invitato a collocare la frase in un contesto molto più articolato e complesso che non va mai tralasciato per valutare le parole di “un atlantista convinto”. E di un “europeista” di vecchia data. “No a strumentalizzazioni. La posizione di Forza Italia è chiara. La condanna della Russia è netta”.  Un po’ poco per le persone perbene.