Berlino finanzia le ong che salvano vite, Roma alla guerra anti-migranti

C’era una volta Visegrád. C’erano gli ungheresi, i polacchi, i cechi, gli slovacchi nel cuore della destra-destra italiana chiamata al governo di Roma. Ora quelli ci sono ancora, ma nuovi amici si aggiungono alla compagnia. Nella guerra dichiarata alle navi nemiche delle ONG che salvano naufraghi, alla Francia, alla Germania e a tutta l’Europa che conta, il governo di Giorgia Meloni ha trovato alleati non solo nel lontano est del continente ma anche nel mare che ci circonda. È nato – segnatevelo perché ne sentirete parlare – il Fronte del Mediterraneo, formato da Italia, Grecia, Malta e Cipro.

I due paesi più importanti, con l’Italia, che si affacciano sul Mediterraneo, la Spagna e la Francia, si sono ben guardati dall’aderire. Gli altri tre faranno fronte comune con Roma nelle difficili trattative che si apriranno tra i ministri dell’Unione europea per trovare una linea comune sull’accoglienza e sulla distribuzione dei profughi che continuano ad arrivare, in grande maggioranza via terra per le rotte balcaniche (e l’Italia la sfiorano appena i pochi che transitano per la Slovenia), in parte minore attraversando il Mediterraneo e in minima parte con le navi dei volontari del salvataggio, le quali nella truffaldina leggenda propagandistica dei governanti italiani son tornate invece ad essere come “taxi del mare” gli unici veicoli della “invasione” dei “clandestini”.

La Germania finanzia le ong che salvano vite

Il nuovo fronte comincerà le sue battaglie già nel consiglio dei ministri degli Esteri che dovrebbe tenersi nelle prossime ore a Bruxelles proprio per affrontare la questione migranti e poi si batterà come un sol uomo in quello dei ministri dell’Interno in cui, verso la fine del mese, bisognerebbe trovare un accordo definitivo su tutta la questione: come arrivano i migranti, dove, come vanno distribuiti perché non gravino solo sui paesi in cui approdano quelli della minoranza che attraversa il Mediterraneo. E che atteggiamento si dovrà tenere nei confronti delle organizzazioni umanitarie che li salvano in mare? Su quest’ultimo punto alcuni paesi si sono già espressi: la Germania, nel cui bilancio c’è un capitolo di spesa proprio per il sostegno alle ONG, ritiene che le navi adibite al salvataggio debbano continuare le loro meritorie operazioni e che queste, anzi, debbano essere coordinate da organismi dell’Unione europea. Sulla stessa linea, fanno sapere a Berlino, si schierano almeno altri dieci paesi.

Al consiglio Esteri il ministro Antonio Tajani cercherà di giustificare la guerra alle navi e la linea della “fermezza” sugli sbarchi che hanno portato al disastro di Catania e alla pesantissima reazione francese. Sulla risposta che avrà dalla sua collega di Parigi non sono possibili dubbi. Ancora ieri Catherine Colonna è tornata sulla “fortissima delusione” del governo francese per i “metodi inaccettabili” dell’Italia che “non rispetta il diritto internazionale né quello marittimo”. Dal che si deduce che non ci sarà alcun passo indietro sulla decisione di non accettare il trasferimento in Francia di 3500 migranti sbarcati in Italia che era stato concordato nel quadro degli accordi sulle redistribuzioni raggiunti a Lussemburgo nel giugno scorso. Quelli, per intenderci, che secondo Meloni sarebbero stati boicottati dagli altri paesi che si sarebbero “presi” (questo è il linguaggio usato) solo 197 profughi…

Alleati vecchi e nuovi

Riusciranno gli alleati vecchi (Visegrád) e nuovi (Fronte del Mediterraneo) di Roma a ribaltare i rapporti di forza? Per rispondere alla domanda sarà utile valutare il “peso europeo” dei paesi in questione: il loro spessore diplomatico e politico, la loro credibilità. e a questo punto va detto che, senza offesa per i loro cittadini, non si direbbe proprio che Atene, La Valletta e Nicosia abbiano molte carte da giocare in materia di prestigio da spendere a Bruxelles.

Il governo greco diretto dal conservatore di “Nuova Democrazia” Kyriakos Mitsakis è l’unico in tutta l’Unione al quale la Commissione europea ha imposto di modificare il PNRR per chiarire i criteri di finanziamento per le imprese. Il commissario per il Mercato Interno Thierry Breton ha espresso molte perplessità sulla “qualità” delle garanzie fornite dalle autorità greche in materia di appalti. L’opposizione di sinistra ha chiesto l’istituzione di una commissione parlamentare che controlli la correttezza dei finanziamenti che, accusano gli esponenti di Syriza e del Pasok, rischiano di finire solo nelle mani di investitori “amici”. Ma Mitsakis si rifiuta strenuamente e c’è chi sarebbe pronto a scommettere su una prossima crisi di governo.

ocean viking sos MediterranéeL’economia di Cipro è caduta in una grave crisi da quando, a causa della guerra in Ucraina, sono scomparsi i nababbi russi che avevano colonizzato l’isola con i loro soldi più o meno leciti, tanto che la capitale economica Limassol era stata ribattezzata Limassograd. Si calcola che il volume degli investimenti degli oligarchi in imprese avvantaggiate da una fiscalità ridicola ammontasse a 97 miliardi di euro, quattro volte il PIL dell’intero paese. Inoltre, la pratica di concedere con facilità passaporti ciprioti ai residenti di altri paesi, specialmente russi, è stata giudicata dalle autorità di polizia internazionali come uno strumento graziosamente offerto a criminali e terroristi per sfuggire alla legge.

Anche Malta, lo sanno tutti, ha costruito finora buona parte delle proprie fortune economiche sugli investimenti stranieri attratti con una fiscalità di favore che ne fa una specie di paradiso fiscale dentro la Ue. E, cosa ben più grave, un terreno di coltura per la criminalità internazionale. Le connivenze tra le organizzazioni criminali e gli ambienti del potere uscirono clamorosamente alla luce nell’ottobre di cinque anni fa con l’omicidio di Daphne Caruana Galizia, ma da allora poche cose sono cambiate. Tanto che nel maggio scorso un rapporto della commissione Libertà civili del Parlamento europeo ha giudicato del tutto insufficienti le garanzie del governo in materia di lotta contro la corruzione e difesa della libertà di stampa.

Insomma, sempre fatta salva l’innocenza dei loro cittadini, Grecia, Cipro e Malta non sembrerebbero proprio paesi da prendere come modello nell’Unione europea. E questo pone un enorme problema politico che riguarda il governo di Giorgia Meloni. Dove va a cercare i suoi alleati in Europa? Continuerà la sua guerra alla Francia, si batterà contro le soluzioni proposte dalle istituzioni di Bruxelles e dai partner storici, i paesi fondatori dell’Europa, per far valere le proprie posizioni sui migranti? E su quali altri capitoli delle politiche europee si prepara lo scontro?