Berlinguer svelato ai tedeschi nella loro lingua con il libro di Chiara Valentini

A cent’anni dalla nascita, su di lui  non era mai stato pubblicato un libro in lingua tedesca. Né in Austria, né in Germania, né nella Svizzera tedesca. Nemmeno nell’Alto-Adige/Suedtirol, terra plurilingue,  di confine e di connessione tra l’Italia e il mondo di lingua e cultura tedesche. Eppure Enrico Berlinguer è stato un leader europeo di massima importanza nel Dopoguerra, insieme a Willy Brandt, ad Olof Palme, a Bruno Kreisky, a Francois Mitterrand, nonché il segretario del più grande partito comunista dell’Occidente. Klaus Pumberger ha il merito d’aver coperto questa  lacuna. Politologo, viennese, a capo  per decenni della Friedrich Ebert Stiftung, associazione indipendente, vicina alle socialdemocrazie europee, ha pensato di tradurre con Cristiana Dondi e  Andrea Bertazzoni la biografia scritta da Chiara Valentini  e sobriamente titolata “Enrico Berlinguer”, pubblicata da Universale Economica Feltrinelli nel 2014.

Alla scoperta di un grande dirigente

Pumberger ha scelto di titolare il libro “Der eigenartige Genosse Enrico Berlinguer” –  Kommunist und Demokrat im  Nachkriegseuropa – Comunista e democratico nell’Europa del dopoguerra – . Verlag Dietz,  Bonn, 2022. L’aggettivo “eigenartig”si traduce in lingua italiana con “strano” ma soprattutto con “singolare” e così il titolo completo  diventa “Il singolare compagno Enrico Berlinguer”.  Il primo libro in tedesco  è stato presentato e discusso in questi giorni proprio a Bolzano/Bozen davanti a tantissime persone bilingui, attente.

Per i più giovani è stata l’occasione per scoprire il  grande dirigente politico  che ha esercitato il suo ruolo in  modo schivo, rifuggendo da ogni tentazione di spettacolarità o di demagogia.  Quel suo essere un dirigente anti-mito, l’aveva fatto stimare e amare dentro e fuori il suo partito.  Se singolare è Enrico Berlinguer, riferimento indiscusso di un comunismo eretico, distinto e progressivamente sempre più contrapposto al modello sovietico, singolare è anche la biografia di Enrico Berlinguer,  scritta da Chiara Valentini. Capace di integrare senza velleità e senza forzature,  vita privata e  vita pubblica,  storia del nostro Paese, dell’Europa e del mondo. Lo poteva fare in questo bel modo  solamente una giornalista, un’intellettuale del gruppo di scrittrici di CONTROPAROLA, gruppo fondato nel 1992 da Dacia Maraini.

Vicenda politica come un romanzo

Il libro ha l’andatura  affascinante del romanzo e la precisione di una storiografia che passo dopo passo ricostruisce mezzo secolo di vicende a partire dalla resistenza al nazi-fascismo, all’urgenza di affrontare la crisi della Prima Repubblica e dei suoi partiti,  attraverso la rigenerazione del loro rapporto con la società, alla nascita dell’eurocomunismo capace di conciliare comunismo e democrazia, all’urgenza di ritrovare una comunanza di valori con i cattolici e le cattoliche in nome di un “nuovo compromesso storico”, rivitalizzante i principi  della Costituzione del 1948.

Non quindi una semplice  alleanza.  L’uccisione di Aldo Moro,  nel 1978, leader democristiano che con Enrico Berlinguer aveva lavorato a questo progetto ambizioso, utopico,  la successiva restaurazione di un muro tra Democrazia Cristiana e Partito comunista, la ricerca di un’alternativa alla Democrazia cristiana e al suo sistema di potere.

La fine della spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre, la necessità, sostenuta da Enrico Berlinguer, di un governo mondiale e di una Carta che elaborasse la prospettiva di un nuovo ordine economico e politico internazionale in grado di ridurre le disuguaglianze tra aree industrializzate del mondo e Paesi del terzo e del quarto mondo.  L’ostilità dell’Unione sovietica e la diffidenza degli Usa verso un partito che conservava la sua tradizione comunista sono tappe qui schematicamente riassunte ma che nel libro trovano una loro precisa sequenza, la logica interconnessione. Enrico Berlinguer attento alle tematiche ambientali,  al rapporto uomo-natura, contrario allo sviluppo degli armamenti nucleari,   consapevole della rivoluzione scientifica e tecnologica in corso,  si era posto il problema del rapporto tra umanità, persona e nuove tecnologie. Ha avuto una percezione acuta, lungimirante della crisi del suo mondo.

Il protagonismo delle donne

Aveva capito in modo profondo la portata rivoluzionaria della nuova coscienza delle donne, delle loro istanze non solamente legate all’emancipazione ma anche alla libertà,  alla differenza, al loro peculiare protagonismo nel nostro Paese e nel mondo.  A Bolzano il libro in tedesco  su Enrico Berlinguer è stato presentato dalla società Michael Gaismair Gesellschaft e dal suo presidente Guenther Pallaver, storico, politologo, docente all’Università di Innsbruck che dagli inizi degli anni Ottanta, in nome del leader delle lotte contadine in Tirolo del secolo XVI , Michael Gaismair,   sviluppa una relazione tutt’altro che formale tra Alto Adige/ Suedtirol e Nord Tirolo, tra cultura italiana e tedesca.

Con Guenther  Pallaver, Klaus Pumberger, il libro è stato presentato anche da Florian Kronbichler, già parlamentare dei Verdi nel Parlamento italiano e da me, che Enrico Berlinguer tramite  Luciano Barca, aveva proposto alla Federazione autonoma del Pci/ KPi  della Provincia autonoma  di Bolzano come nuova segretaria. Era il 1983. La proposta era stata votata favorevolmente dagli organismi dirigenti. Si trattava, in campo nazionale, della seconda donna eletta segretaria di Federazione. L’altra  eletta era stata Alfonsina Rinaldi, a Modena. Le prime due segretarie di Federazione nella storia del Pci.