Benvenuti alla scuola Sandro Onofri
scrittore e giornalista dell’Unità

Roma ha appena intitolato a Sandro Onofri un Istituto Comprensivo scolastico: un piccolo universo fatto di tre primarie e tre secondarie di primo grado nel quartiere popolare della Magliana. Nel corso della cerimonia di intitolazione, mercoledì scorso, è stato anche inaugurato un bellissimo murale realizzato dai ragazzi del Laboratorio di Arte della scuola guidati da Francesco Persichella (lo street artist PISKV) raffigurante, appunto, il volto beffardo e inconfondibile dello scrittore romano.
Sono passati vent’anni dalla sua morte eppure l’eco dei suoi libri e, come dire?, della sua lezione di vita sono ancora terribilmente attuali: quante cose aveva capito, prima degli altri, Sandro Onofri! Nei suoi romanzi (Luce del Nord, 1990, Colpa di nessuno, 1995, L’amico d’infanzia, 1999) c’è il ritratto di una società disgregata, priva di riferimenti e di modelli, costretta a inventarsi ragioni di vita da sé. Spesso sbagliando. Spesso a scapito degli altri. È come un mare di estreme solitudini, nelle quali ciascuno cerca un sodale che non trova. O trova nel momento sbagliato.

Aveva intravisto la perdita della solidarietà

Insomma, quel che è successo poi, ossia ora: la perdita di solidarietà e coesione sociale è forse uno dei problemi più scottanti dell’Occidente. Anche la dinamica tra i ruoli primari (genitore/figlio) va in crisi nei suoi romanzi: nei primi due, i figli non sanno essere figli; nell’ultimo, un padre non sa essere padre. E non solo: senza dare troppo nell’occhio (Onofri era risoluto, ma non uno sbruffone) con quei suoi romanzi sottolineò anche il malcostume di una certa sinistra di maniera, fatta di barricate e luoghi comuni, ormai incapace di cogliere le trasformazioni della sua (presunta) classe di riferimento. Vale a dire quel miscuglio di piccola borghesia e proletariato che oggi è l’Italia dei più.
Ma, in realtà, la forza della sua lezione non sta soltanto nella (comunque notevole) attività di scrittore (oltre ai tre romanzi, due splendidi reportage: Vite di Riserva, 1992, Le magnifiche sorti, 1997) sempre accompagnata da quella – pure importante – di giornalista a l’Unità e a Diario: Sandro Onofri era un professore, un professore di frontiera. Per tutta la vita ha continuato a insegnare, volutamente, in scuole collocate in zone non agevoli: Magliano Sabina, Ladispoli, Pomezia. Pensava fosse suo dovere usare l’intelligenza e la cultura per ascoltare chi di solito non viene ascoltato.

Sandri Onofri ritratto a Roma sul lungotevere.
Foto: Rino Bianchi

Il “registro” di un professore di frontiera

Questa esperienza ha prodotto quello che, a oggi, resta il suo libro più amato dal pubblico: Registro di classe (2000, ristampato lo scorso anno da Minimum Fax). Seppure uscito postumo, si tratta di un volume interamente progettato da Sandro Onofri rielaborando e riorganizzando gli interventi che, sotto lo stesso titolo, “Registro di classe”, aveva pubblicato settimanalmente su l’Unità tra il 1998 e il 1999. In quei suoi gettoni, Sandro Onofri dipingeva le manie della scuola sempre e comunque dal punto di vista dei ragazzi. Identificandosi con loro. Non era un artificio, non era manierismo letterario né politico: i suoi studenti l’hanno sempre sentito dalla loro parte. Lo stesso è capitato mercoledì scorso, nella “sua” nuova scuola, quando un gruppo di ragazzi alle soglie dell’adolescenza ha letto e interpretato alcune pagine proprio di Registro di classe.

Intelligenza solida e curiosa, Sandro Onofri è sicuramente tra coloro i quali – se la cattiva sorte non l’avesse voluto così presto con sé – avrebbero fatto bene all’Italia. A questa nostra Italia di oggi, soffocata dall’ignoranza arrogante, calpestata da una classe dirigente di ogni colore politico che ha rinunciato allegramente alla formazione, alla ricerca, alla cultura. Vale a dire ciò che, da millenni, consente alle società di riconoscere se stesse e che Sandro Onofri concepiva, sempre e comunque, in funzione dell’arricchimento di vita della comunità dei giovani nella quale aveva scelto di vivere.