Belle ciao e la voglia
di non aver più paura

Un pallone da calcio lanciato sulla platea, ma sì, anche questo, e le braccia che si allungano per prenderlo nella sala stracolma del teatro Brancaccio di Roma, mille magliette con su scritto in rosso “Belle ciao”, perché qui non ci sono donne che si piangono addosso, ma parlano di diritti violati, di discriminazioni, di attacchi, e rilanciano la sfida, come quel pallone che vola sulle teste. E così che viene introdotto l’intervento della campionessa del pallone, la portiera della Nazionale, Chiara Marchitelli, con quel palmares di titoli nazionali, scudetti, Coppe Italia e Supercoppe, che vola nei Mondiali: calciatrici che non possono essere professioniste, non è previsto dalle regole, ma non si può fare “anche” altro allenandosi 5 giorni a settimana, chissà che succederà con la pensione, e tutti i problemi di conciliazione con la vita e i figli e i vecchi…

“Belle Ciao” è stata una mattinata intensissima, testimonianze e proposte, “vogliamo tutto” perché le donne hanno da riprendere tutto. Al piano di sopra lo spazio per i bambini, il servizio di babysitting, perché “fare sindacato” vuol dire strappare il tempo al lavoro e alla famiglia, organizzarsi, anche così.

Su queste pagine Loredana Taddei, responsabile delle politiche di genere della Cgil, ha raccontato la piattaforma di “Belle Ciao: tutte insieme, vogliamo tutto”, a partire da occupazione, disparità salariali, conciliazione/condivisione, welfare, molestie (vedi qui il link).

Ma “tutte insieme” le donne del Brancaccio sono andate oltre: o non basta un Nobel in fisica per contrastare un ricercatore che dice che le donne non sono all’altezza? O non basta un Nobel per la Pace per parlare della violenza contro le donne? E gli attacchi, gli attacchi continui e quotidiani ai diritti conquistati dalle donne, a partire dalla legge 194…

E a prendere la parola, una via l’altra, le dirigenti, le attiviste, le sindacaliste, le donne che raccontano del loro mestiere, della professione. Anche le giornaliste, perché anche le giornaliste hanno il problema del gap negli stipendi, le carriere a singhiozzo, l’incubo delle molestie.

Eppure la parità c’è, abbiamo diritto di voto, abbiamo leggi che garantiscono uguali retribuzioni…

“Della parità formale non ce ne facciamo niente”: e la platea esplode quando Susanna Camusso al microfono dice quello che tutte pensano, che tutte frena, perché le leggi ci sono ma la discriminazione resta, e lo sfruttamento, e le differenze quotidiane e i bocconi amari quotidiani.

“Bisogna andare oltre, perché non è vero che un modello nato per un genere rappresenti la parità e vada bene anche per l’altro genere: lo dico pensando al lavoro, alle carriere, agli orari, alla previdenza. Dobbiamo riprendere la voglia di mettere al centro le rivendicazioni sulla differenza di genere, che non può essere l’ultimo punto di una piattaforma, quello che alla fine si lascia indietro. Non dobbiamo aver mai più paura di prendere la parola”. La segretaria generale della Cgil nelle sue conclusioni dà voce alle voci delle donne, parla con le parole delle donne.

Sì, è vero. Le donne parlano e agiscono in modo diverso dagli uomini. Nessuna assise di uomini avrebbe avuto come parola d’ordine “dobbiamo volerci bene, imparare a volerci bene”, come fa qui Camusso. Ma è questo il senso dell’assemblea. Questo il sentire comune di fronte agli attacchi delle conquiste delle donne.

“Dobbiamo difendere le conquiste. Ma difendere e basta? Non dobbiamo essere noi a decidere del nostro corpo, sul lavoro certi posti e non altri ‘perché abbiamo le dita sottili’, e le carriere solo se sei a disposizione delle aziende… Non dobbiamo chiuderci nelle trincee delle conquiste che abbiamo fatto, tranquillizzatevi voi che pensate che si torna al Medio Evo, non vi lasceremo un millimetro. Bisogna cancellare l’accostamento tra ‘donna’ e ‘debolezza’, non vogliamo politiche di protezione, in un’epoca in cui è una colpa essere deboli, essere migranti, essere poveri. Siamo deboli solo perché siamo discriminate e sfruttate. E intanto la nostra squadra di calcio era ai Mondiali, mentre quella maschile no…”.

Insieme, compagne. Una bella giornata, tra tanta pioggia si è affacciato persino il sole.