Bella ciao. Il 25 aprile un canto sarà una grande piazza virtuale

Una grande piazza virtuale, forse la più grande fino a oggi. Il 25 aprile non si potrà manifestare in piazza, come da anni avviene in moltissime città. La pandemia ci confina in casa, ma manifestare si può, si deve. E’ necessario? Lo è, se qualche parlamentare e qualche giornalista che non meritano menzione provano ancora a disarticolare e a snaturare una festa democratica, antifascista, libertaria utilizzando il lutto per i morti del Covid-19. Quella festa ha ritrovato un senso per moltissimi italiani, per moltissimi antifascisti, da quando, 26 anni fa, Luigi Pintor e Rossana Rossanda con il manifesto promossero la grande manifestazione della Liberazione, il 25 aprile del 1994 a Milano, mentre l’Italia entrava nel buio tunnel berlusconiano.

“Abbiamo bisogno di speranza, unità, radici”

E dunque #iorestolibero. Lo slogan con cui l’Anpi ha lanciato questo l’appello: “L’Italia ha bisogno, oggi più che mai, di speranza, di unità, di radici che sappiano offrire la forza e la tenacia per poter scorgere un orizzonte di liberazione. Il 25 aprile arriva con una preziosa puntualità. Arrivano le partigiane e i partigiani, il valore altissimo della loro memoria. L’Anpi chiama il Paese intero a celebrarlo come una risorsa di rinascita. Di sana e robusta rinascita. Quest’anno non potremo scendere in piazza ma non ci fermeremo. Il 25 aprile alle ore 15, l’ora in cui ogni anno parte a Milano il grande corteo nazionale, invitiamo tutti caldamente ad esporre dalle finestre, dai balconi il tricolore e ad intonare Bella ciao. In un momento intenso saremo insieme, con la Liberazione nel cuore. Con la sua bella e unitaria energia”.

Moltissime le adesioni, dall’Arci alle Sardine, da Cgil e Cisl all’Annpia, da Libertà e giustizia a Articolo 21.

Oggi, dunque c’è il sito 25aprile2020. Da qui il 25 aprile si aprirà un link per partecipare alla grande piazza virtuale. E giacché non c’è solo la memoria delle lotte, ma la partecipazione e la condivisione, sarà possibile contribuire a una raccolta fondi destinata a chi, in questi tempi terribili, non ha un tetto o un pasto garantito, tramite Caritas e Croce rossa.

La Liberazione come organizzazione civile solidale

Non c’è solo bisogno di cantare insieme “Bella Ciao”. C’è bisogno di ricordare la storia, le storie di chi scelse la sua parte, si fece partigiano. I partigiani delle montagne e delle formazioni militari, certo. Ma anche quei soldati che rifiutarono l’obbedienza ai militari tedeschi e sotto la guida di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, ucciso alle Fosse Ardeatine, costituirono il Fronte Militare Clandestino. Quei ragazzi, a volte giovanissimi, che non pensarono ai fatti loro e presero parte alla lotta di resistenza, pagando un pesante contributo di sangue. Quelle donne che nascosero i fuggiaschi, procurarono cibo e vestiti borghesi ai militari sbandati, che trasportarono armi bombe e volantini nelle sporte della spesa. Quegli uomini che di notte buttarono chiodi a quattro punte sul percorso delle auto tedesche e tagliarono i fili del telefono ai comandi nazisti. Perché, dice Luciana Castellina, “a fianco degli uomini armati ci furono tantissimi che non imbracciarono il mitra ma si dettero a costruire in quei due anni terribili una forza anche più significativa, fatta di organizzazione civile solidale, l’embrione della società democratica e egualitaria che avremmo voluto”.

Tante storie, un solo canto

Le storie di un popolo che insorge in quegli anni difficili sono moltissime. Ce le racconta #BelleStorie su Radio Rai tre. Storie di lotta e di coraggio dei protagonisti della Resistenza ricordate da sei storici (Marcello Flores, Mimmo Franzinelli, Isabella Insolvibile, Michela Ponzani, Toni Rovatti, Carlo Greppi) su Fahrenheit alle 15.30 e su Radio3 suite alle 20 da lunedì 13 a giovedì 30 aprile, ascoltabili anche in podcast. Il 25 aprile ci saranno invece 25 storie della Liberazione durante tutta la giornata e uno speciale di Piazza Verdi.

Il ricordo, il canto, lo stare insieme. La Lega di cultura di Piadena – che quest’anno per il coronavirus ha dovuto rimandare la sua Festa annuale – invita: mandateci un video con la vostra versione di Bella ciao, per festeggiare insieme: “Tra il 24 e il 25 aprile aspettiamo il vostro canto”.

Sarebbe bello se in ogni quartiere si potesse andare a cercare le lapidi, mura parlanti, che ricordano le storie, piccole e grandi, che hanno reso l’onore all’Italia. Ricordando chi prese la parola, dalla parte del torto. Come Orlando Orlandi Posti, diciottenne di Montesacro ucciso alle Fosse Ardeatine, che pochi giorni prima di cadere scrisse alla famiglia: “L’alba del mio diciottesimo anno di vita l’ho passata in carcere, morendo di fame”.