Bari, giudici in tenda. La Dia sgomina una cosca

Una città dove la giustizia è stata capace di abbattere l’ecomostro di trecentomila metri quadrati di cemento armato abusivi, in riva al mare a Punta Perotti, non può non essere in grado di assicurarsi un tetto sotto il quale quella stessa giustizia deve essere amministrata. È quello che è accaduto a Bari, metropoli delle contraddizioni e delle vergogne con i processi che si tengono nelle tende della Protezione civile montate nei giardini.

La giustizia a Bari è stata sfrattata, anzi, sgomberata per pericolo crollo del vecchio stabile che la ospitava e trasferita in tenda. Grandi tende di tela a plastica, nemmeno container come quelli che si allestiscono in una notte nelle zone terremotate, ma insicure e instabili tende da campo, di notte rifugio di gatti e topi, di giorno pullulanti di cancellieri, giudici, avvocati e imputati che si sforzano di essere seri tra una folata di vento che scompiglia i plichi del processo e il minaccioso tuono che annuncia l’arrivo della pioggia che «libera tutti». I più contenti, oltre agli animali che di notte si divertono a tracciare il territorio della loro nuova casa, sono naturalmente gli imputati che vedono avvicinarsi l’inaspettata prescrizione dei reati. I rinvii delle udienze, infatti, sono una necessità oltre che una ovvietà. E a rallentare i processi non rinviabili ci ha pensato la pioggia torrenziale di qualche giorno fa che ha inondato la tendopoli di via Nazariantz bagnando carteggi e rendendo impraticabile un ambiente già invivibile di suo.

Se si dovesse valutare su questa situazione l’efficienza del sistema giudiziario italiano, il già disonorevole 42esimo posto in Europa assegnato dall’ultima elaborazione dell’Ufficio statistico del Ministero della giustizia, sarebbe un traguardo impossibile da raggiungere. Meglio del Bel Paese sarebbe qualsiasi altra città alle periferie del mondo cosiddetto non occidentalizzato.

I giudizi e le reazioni, tutti scontati, si sprecano. Il presidente dell’Ordine degli avvocati di Bari, Giovanni Stefanì, parla di «stato di calamità». Francesco Sisto, deputato di Forza Italia e noto penalista barese, parla di «incalcolabile» danno di immagine per la città. Per Francesco Minisci, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, la situazione «è surreale». Il sindaco di Bari, Antonio De Caro, segue le procedure ordinarie con un certo sconforto. E aspetta.

Chi non sta ferma è la macchina investigativa che proprio nel pieno dell’emergenza, qualche giorno fa, ha portato a casa uno dei più importanti risultati nella storia della Direzione distrettuale antimafia di Bari assicurando alla giustizia (già, proprio a quella del «campo scout»), 104 persone sospettate di far parte di un sodalizio mafioso che opera nel capoluogo pugliese, molte delle quale residenti proprio nello stesso quartiere Libertà del parco tende della giustizia. Il commento del procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero, che ha partecipato alla conferenza stampa dell’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Bari, è stato di stupore: «È gravissimo che la Procura di Bari non abbia una propria sede».

Già, gravissimo. E i rimedi? Chi ci pensa? Il governo, per ora, è lontano. Il ministro della Giustizia, Alfonso Buonafede, è sceso in Puglia, ha visitato il «campo estivo» del quartiere Libertà, ha visto gli escrementi dei gatti, ha sofferto il caldo insopportabile all’interno delle aule di giustizia da campo scout, ma ha deluso le aspettative di chi aveva sperato in un decreto legge d’urgenza che reperisse uno stabile più dignitoso. L’unica idea che è venuta al neo ministro è stata quella di una norma ad hoc per bloccare le prescrizioni di massa. Da Roma si è preferita la procedura della ricerca di mercato di una nuova sede che ha già offerto sette possibili soluzioni. Ma i tempi sono lunghi, le buste con le offerte sono state aperte ma bisogna rispettare le regole, burocratiche prima e urbanistiche dopo. Intanto il personale della giustizia guarda il cielo e il calendario. Basta trattenere il fiato per una quarantina di giorni ancora, ad agosto si parte per le vacanze e a metà settembre, si spera, si tornerà a fare sul serio con un tetto più solido sulla testa. E le prescrizioni, nel frattempo, se nessuno ci avrà pensato, avranno alleggerito i lavori.