Tassare i super-profitti: scioperi a raffica, Francia a rischio paralisi

In tanti avevano evocato un autunno carico di tensioni sociali e politiche in Francia. La cronaca di queste settimane sembra dare ragione a queste previsioni. Il contesto generale è quello che si ripete di paese in paese: difficoltà ad uscire dalla crisi della pandemia, con un sistema sanitario in difficoltà e non sufficientemente sostenuto malgrado le promesse degli ultimi due anni; la guerra in Ucraina e le divisioni in Europa che complicano l’azione del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron; l’emergenza delle bollette e del costo dell’energia; l’inflazione e il caro vita; un governo che deve misurarsi quotidianamente con un’Assemblea Nazionale in cui non dispone più di una solida maggioranza.

Malgrado ciò, Macron ha ribadito la sua volontà di far approvare in tempi non lunghi una riforma delle pensioni, portando progressivamente l’età di partenza da 62 a 65 anni, riaprendo, così un dossier delicato e che in passato ha suscitato una forte opposizione nel paese.

La protesta contro il caro-vita

Durante la campagna elettorale delle presidenziali e delle legislative tutti i sondaggi di opinione avevano indicato come il problema principale per i francesi fosse il costo della vita, la difficoltà di sostenere le conseguenze dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi a fronte di salari che non aumentano. Non stupisce, quindi, che proprio il tema degli stipendi sia all’origine del movimento sociale di queste settimane.

Il primo settore a mobilitarsi è stato quello dell’energia con i lavoratori delle più importanti aziende come Total, i quali di fronte al rifiuto dei padroni di prendere in conto le loro richieste di aumento delle retribuzioni, non hanno esitato a bloccare le raffinerie provocando in poco tempo una crisi nella distribuzione della benzina alle stazioni di servizio. Le conseguenze sulla vita quotidiana dei francesi sono state immediate e di fronte all’emergenza il governo ha deciso d‘intervenire imponendo la ripresa del lavoro in alcune raffinerie, esponendosi così all’accusa di non avere rispettato il diritto di sciopero.

Se i dirigenti di Total hanno raggiunto un accordo con alcuni sindacati, la CGT ha deciso, al contrario, di continuare la lotta almeno sino allo sciopero generale interprofessionale che si terrà martedì 18 ottobre. Le adesioni di queste ultime ore di molte categorie fanno prevedere un’estensione della protesta a vasti settori della società francese, a cominciare dagli addetti alle centrali nucleari e, tra l’altro, una loro mobilitazione simile a quella dei lavoratori di Total avrebbe un impatto molto serio sul progetto del governo di riavviare siti da tempo non in attività come reazione alla crisi energetica.

Rischio paralisi

Il mondo della sanità, la funzione pubblica, la scuola e l’università sono alcune delle categorie che hanno annunciato la loro adesione allo sciopero del 18. Insieme ai sindacati dei trasporti, che non escludono un prolungamento dell’astensione dal lavoro anche nei giorni successivi per mettere in difficoltà i dirigenti delle ferrovie e il governo: infatti venerdì 21 ottobre iniziano le cosiddette “vacanze autunnali” delle scuole e uno sciopero ad oltranza dei treni che si aggiungesse alla penuria della benzina potrebbe, in qualche modo, bloccare il paese.

Le parole d’ordine sono le stesse nei diversi settori: aumentare i salari per aiutare le persone e le famiglie a resistere di fronte all’aumento del costo della vita e tassare i super profitti delle aziende che hanno approfittato delle diverse crisi di questi ultimi anni.

Le opposizioni di sinistra tentano di affermare il loro ruolo in questa situazione e domenica 16 ottobre c’è stata una marcia contro il caro vita e per denunciare la mancanza di azioni concrete di fronte ai problemi ecologici e climatici. Tenere insieme questione sociale e questione ecologica è importante anche per riuscire a coinvolgere i più giovani, cioè coloro che in maggioranza si sono astenuti alle recenti elezioni. Più di 600 associazioni giovanili hanno aderito alla marcia,  30.000 i partecipanti secondo la polizia, 140.000  per gli organizzatori.

Si apre quindi in Francia una settimana che dovrebbe permettere di capire come la situazione politica e sociale evolverà nelle prossime settimane, sapendo naturalmente che sul contesto francese peserà non poco l’evolversi del conflitto militare in Ucraina.
Di sicuro, le forze di sinistra e lo stesso Macron sanno benissimo che questa situazione di crisi e di tensione – caratterizzata da una forte incertezza sul futuro – può favorire e rafforzare l’estrema destra, la quale a sua volta ha accolto con entusiasmo la vittoria di Giorgia Meloni in Italia. L’autunno francese, in ultima analisi, si presenta difficile e dagli esiti incerti, ma di sicuro importante per il resto dell’Europa a cominciare dall’Italia.