Auguri a Cuperlo, ma la sua candidatura riuscirà a salvare il soldato Pd?

Con la candidatura di Gianni Cuperlo il quadro del congresso del Pd diventa chiaro e definitivo e si arricchisce di una presenza significativa. Ora ci sono quattro dirigenti (due uomini e due donne) in competizione tra loro per conquistare la guida di un partito che è giunto al punto più basso della sua non lunghissima storia. Vi è giunto non tanto per quello che i giornali hanno chiamato il Qatargate, che ha mostrato un volto oscuro della sinistra senza bisogno di esercitarsi, come si sta facendo, su analisi che richiamano la questione morale sollevata da Enrico Berlinguer in un’altra stagione della nostra storia, con altri protagonisti e con partiti che invece di essere, come oggi, degli ectoplasmi erano invece delle potenti macchine di potere. Il Pd il punto più basso della sua storia l’ha raggiunto soprattutto perché ha perso per strada qualsiasi connotazione identitaria e ideale, ha smarrito il rapporto con il suo popolo che si è disperso ed è diventato l’interprete principale di un governismo senza visione.

cuperloGianni Cuperlo in questi lunghi anni è stato forse il più critico verso certe derive che hanno portato sin qui. Ha avuto il coraggio di dirlo in modo aperto, si è scontrato, abbastanza isolato, con Matteo Renzi quando era all’apice del suo potere, ha pagato anche un prezzo restando fuori dal Parlamento. È persona colta, curiosa, intelligente. Ha il gusto del confronto delle idee perché ritiene che in quelle degli altri ci possa essere qualcosa di interessante e di utile. È di sinistra, e le sue analisi di questi anni sul lavoro e sul liberismo, sulle disuguaglianze e sui diritti, oltre alla sua lunga militanza sin dai tempi del Pci, lo testimoniano. È uno che non si accontenta della prima risposta che viene in mente e, fedele a una certa tradizione, studia prima di parlare, cerca di sapere prima di esprimere un giudizio. Insomma, non è uno che spara tweet giusto per esserci e per farsi notare. Sarebbe il segretario giusto, probabilmente, per un nuovo partito.

Ma, osservando la piega che ha preso questo strano congresso del Pd, qualche domanda viene da porsi. Basterà la serietà di Cuperlo, nell’ipotesi in cui dovesse vincere le primarie, a risollevare il Pd? Basterà a salvare il partito dal cupio dissolvi nel quale è andato a finire? Riuscirà a ridargli identità, coraggio, autonomia e a rimetterlo in connessione con un popolo che andrebbe anche ricostruito e non solo ritrovato? Sarà capace di farlo guarire dal governismo e di riportarlo al centro della scena dove vivono e lottano i poveri cristi di questa epoca? Sarà in grado di farlo diventare davvero il partito del lavoro (o dei lavori) e non più il partito delle élites?

Finora nel Pd poco (o niente) si è discusso di quello che ha causato non solo la sconfitta elettorale, ma il declino politico. Pochi (e tra questi certamente Cuperlo) hanno cercato di capire le ragioni del tramonto delle idee della sinistra, della passione e della voglia di combattere. Però, se il congresso non riuscirà a individuare le cause della profonda crisi difficilmente si riuscirà a trovare la strada nuova da percorrere. L’impressione è che il Pd abbia esaurito, purtroppo, la sua spinta propulsiva e si ritrovi a tenere insieme, in modo artefatto, tre o quattro partiti che spesso nemmeno comunicano tra loro. Comandano le correnti. E le correnti, senza idee ma con tanti poteri, sono la morte della politica. Il problema è proprio questo, e non è un problema da poco. Cuperlo lo sa. Sa che deve scalare una montagna, con tante pareti difficili. Se ce la farà sarà un bene e riuscirà in questo modo anche a smentire il nostro pronfondo pessimismo sul futuro del Pd.