Atlantia è una storia europea
Il bene comune
deve prevalere

Il governo italiano liquida la famiglia Benetton e diventa azionista di maggioranza della società che gestisce le autostrade. Il giorno dopo tutta la stampa (tranne un paio di testate) grida scandalizzata allo statalismo o, addirittura, all’esproprio. Qualcuno ha scritto che il Governo si accanisce “…contro gli interessi privati, pilastro su cui si regge la società..”. Neanche i neomonetaristi della Scuola di Chicago avrebbero avuto tanta sfrontatezza.

Lo scontro tra bene pubblico e interesse privato prende corpo. Ora, che sono in arrivo i soldi del Recovery Fund, qualcuno ha in testa una sola idea “ Take the money”. E su questo scatenano i media ed i loro apparati per condizionare le scelte dei governi. La vicenda Atlantia, per la prima volta, segna un punto a favore del “Bene Comune”. Attenzione: non è una questione solo italiana. E’, soprattutto, una storia europea. La risposta, tardiva ma efficace, della Commissione Europea, ha scatenato i vecchi e insaziabili appetiti. Qualcuno, tra le solite elites, si sente meno protetto di prima e scalcia in modo scomposto. In Italia si fa a gara a santificare Berlusconi, per avere un governo un po’ più “amico”. In Spagna i popolari, sconfitti nelle urne, hanno cominciato da mesi una “guerra santa” contro Podemos, alleati del socialista Sanchez. Si sono spinti fino ad accusare il padre di Pablo Iglesias di essere un “terrorista comunista”, per il solo fatto di aver militato nell’opposizione a Franco. I popolari spagnoli, spinti dalla oligarchia finanziaria, puntano a cacciare Podemos dal governo per poterlo sostituire in un governo di grande coalizione. E stanno portando il Partito Popolare Europeo su posizioni di estrema destra, pur di arrivare a questo risultato.

Tutto questo non è estraneo al vertice dei Capi di stato e di governo che si svolgerà a Bruxelles il 17 e 18 Luglio. Anzi ne costituisce la trama principale. Lo scontro sarà innazitutto su due questioni decisive: 1. L’equilibrio tra grant (finanziamenti da non restituire) e loans (prestiti). I cosiddetti “frugali” puntano ad una riduzione generale del volume di soldi( 750 miliardi di euro), per “avvicinare” l’equilbrio tra grant e loans, ed avere maggiore controllo sulla spesa degli altri paesi. 2. La cosiddetta “Governance” dell’erogazione dei fondi, che,secondo la proposta di Charles Michel e con l’accordo di Merkel, verrebbe di fatto tolta alla Commissione e trasferita in un voto a maggioranza qualificata nel Consiglio. Ogni paese dovrebbe sottoporre al Consiglio il suo piano di riforme e sottoporsi al voto degli altri. Di fatto è il ritorno della Troika sotto mentite spoglie. In più segnerebbe un clamoroso passo indietro sulla gestione comunitaria della crisi. Su questi punti Italia, Spagna e Portogallo, insieme al Parlamento europeo, annunciano battaglia. Non è dato sapere come finirà. Il vertice più importante della storia della UE comincia nell’incertezza. Tutti dicono che vogliono chiudere entro Luglio, ma non è certo che ci si riuscirà. Angela Merkel sembra convinta che bisognerà concedere qualcosa ai “Frugali”, ma si prepara ad una mediazione, seguendo l’onda del vortice di riunioni bilaterali al margine della riunione.

Quello che è certo è che è in gioco l’evoluzione della UE in un senso più comunitario e democratico. Una vittoria di paesi come l’Olanda e l’Austria ci porterebbe ad un ritorno del peso dei Governi nazionali e alla definitiva sconfitta di chi, finora, si è battuto per un ruolo maggiore dei “poteri comuni” rispetto a quelli nazionali. Questa sconfitta avrebbe effetti devastanti in ogni singolo paese, aumenterebbe la sfiducia dei cittadini nei confronti dell’Europa, toglierebbe alla UE la possibilità di garantire, insieme ad un equa ripartizione dei fondi, anche la possibilità di difendere lo Stato di Diritto europeo, basato sul rispetto della diversità, alla base della attuale architettura comunitaria. Ci sono molte questioni aperte in Europa, che la UE , per ora, fa finta di non vedere, ma che sono casi europei. Torno sul caso catalano: qualche giorno fa la Generalitat della Catalunya dispone il lockdown di un’area della regione per la presenza di focolai del Covid19 ma un giudice spagnolo annulla questa decisione perché la considera “sproporzionata”. Ma nulla è sproporzionato di fronte alla vita umana.

Una inchiesta di El Pais e The Guardian rivela che il Presidente del Parlamento catalano, Roger Torrent è stato vittima di un “programma spia” immesso sul suo telefonino tramite Whatsapp. Il problema è che questo programma, di una azienda israeliana, può essere acquisito solo da istituzioni governative. Una evidente operazione di spionaggio ai danni dell’opposizione. Nelle carceri catalane ci sono sempre 11 persone detenute con prove risibili( o false) e con anni carcerazione preventiva. E’ come se in Italia avessimo, contemporaneamente, 11 casi Enzo Tortora. Con quale coraggio si sostiene che la Catalogna non è un problema europeo? Lo è, ed è intimamente legato alla evoluzione dei prossimi giorni: l’Europa si dissolverà senza più giustizia sociale e senza un vero controllo europeo del rispetto dello Stato di Diritto e delle diversità. Un controllo rigoroso, uguale per tutti e senza pregiudizi.