Astrazeneca, le regole cambiano perché ora ne sappiamo di più

“Alla luce delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico il vaccino Vaxzevria viene somministrato solo a persone di età uguale o superiore ai 60 anni (ciclo completo). Per le persone che hanno ricevuto la prima dose di tale vaccino e sono al di sotto dei 60 anni di età, il ciclo deve essere completato con una seconda dose di vaccino a mRNA (Comirnaty o Moderna), da somministrare ad una distanza di 8-12 settimane dalla prima dose”. Così la nuova circolare del Ministero della Salute pubblicata venerdì 11 giugno cambia ancora una volta le indicazioni sulla somministrazione del vaccino di AstraZeneca che sembra non avere pace.

Di preferenza agli over 65

Ricordiamo i passi precedenti: l’8 marzo esce il parere favorevole del CTS affinché il vaccino in questione venga somministrato anche alle persone con più di 65 anni. Il 7 aprile esce una raccomandazione di AIFA, recepita dal ministero della salute, per un uso “preferenziale” sopra i 65 anni. La raccomandazione seguiva l’osservazione di eventi avversi e in particolare di trombosi con basso numero di piastrine soprattutto in giovani donne. E seguiva anche il parere dell’EMA, emanato dopo la segnalazione di questi eventi, secondo cui “i casi di trombosi associati a un basso numero di piastrine devono essere annoverati tra gli effetti indesiderati molto rari di Vaxzevria”. In quella occasione gli esperti europei avevano ribadito comunque che i benefici del vaccino sono superiori ai suoi rischi. A queste affermazioni non aveva fatto seguito una raccomandazione sull’uso per fasce d’età: la decisione venne lasciata ai singoli stati. In Italia si concretizzò con la raccomandazione di cui abbiamo detto.

Arrivano gli open day

Da metà maggio, tuttavia, in alcune regioni sono stati organizzati gli open day rivolti prevalentemente ai giovani con somministrazione del vaccino anglo-svedese. Un parere del CTS, pubblicato in questi giorni dal presidente della Liguria Giovanni Toti, e inviato il 12 maggio scorso alle regioni, dichiarava l’assenza di ostacoli formali a questi eventi con un linguaggio piuttosto pilatesco, per la verità: “Il CTS non rileva motivi ostativi a che vengano organizzate dalle differenti realtà regionali iniziative, quali i vaccination day, mirate a offrire, in seguito ad adesione/richiesta volontaria, i vaccini a vettore adenovirale a tutti i soggetti di età superiore ai 18 anni”. AstraZeneca è un vaccino a vettore adenovirale e, in effetti da un punto di vista formale, il vaccino è registrato per l’uso dai 18 anni in su. Tuttavia, nel parere non si fa nessun cenno alla raccomandazione AIFA precedente.

Stop, si cambia

Dopo alcuni casi drammatici, come la diciottenne di Sestri Levante morta nei giorni scorsi, è stata presa la decisione di rivedere le indicazioni passando da una raccomandazione a un obbligo. Ma gli amministratori regionali hanno sollevato critiche, a cominciare da Toti che come dicevamo ha pubblicato il parere del CTS, per passare all’assessore alla sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato secondo cui “Cts e Aifa dovevano essere molto più chiari e molto più determinati fin dall’inizio”.
Nel frattempo, il Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19 pubblicato dall’AIFA a fine maggio, ha mostrato che il tasso di segnalazione delle trombosi venose intracraniche e in sede atipica in soggetti vaccinati con il vaccino Vaxzevria “è in linea con quanto osservato a livello europeo”. Si tratta di “1 caso ogni 100.000 prime dosi somministrate” e “nessun caso dopo la seconda dose”.

E adesso il mix

Ora una domanda che ci si pone è se la vaccinazione eterologa, ovvero la prima dose con un tipo di vaccino e la seconda con un tipo diverso (in questo caso il primo AstraZeneca e il secondo Pfizer o Moderna) sia una buona scelta. Secondo il ministro Roberto Speranza: “La vaccinazione eterologa è già utilizzata da paesi importanti come la Germania da diverse settimane e i risultati sono incoraggianti. Vi sono alcuni studi che testimoniano come la risposta immunitaria sia addirittura migliore di quella con due dosi dello stesso vaccino’’.

In effetti molti paesi si sono trovati a dover affrontare un cambio di indicazioni. In Germania è stata pubblicata un’osservazione su persone che si erano vaccinate con una prima dose di AstraZeneca e una seconda di Pfizer e sembra che queste persone abbiano sviluppato una buona risposta immunitaria. Inoltre, altre due ricerche sono state condotte: una nel Regno Unito e l’altra in Spagna. Nel primo caso – con un test condotto su 830 persone- emerge che l’utilizzo di un mix di vaccini anti Covid (AstraZeneca e Pfizer) appare in grado di produrre una frequenza leggermente maggiore di effetti collaterali non gravi “a breve termine”, ma non comporta “preoccupazioni per la sicurezza” delle persone. Lo studio condotto dall’Istituto Sanitario Carlos III, un organismo pubblico spagnolo, ha concluso che somministrare il vaccino anti-covid di Pfizer come seconda dose a persone che hanno ricevuto la prima di AstraZeneca è sicuro e aumenta la risposta immunitaria.

Purtroppo il fatto che si modifichino le conoscenze e di conseguenza le indicazioni così rapidamente non deve sorprendere più di tanto se consideriamo che tutti questi i vaccini sono stati autorizzati con procedure d’urgenza, prima che le conoscenze fossero consolidate. La procedura d’urgenza del resto ha dimostrato di aver raggiunto i suoi fini perché i benefici ottenuti hanno largamente superato i danni generati. D’altra parte il posizionamento dei vari vaccini (ad esempio la scelta della strategia vaccinale per i giovani) richiedeva informazioni più dettagliate che si stanno rendendo disponibili giorno dopo giorno. Quello che sarebbe necessario in questi casi, tuttavia, è una capacità di reazione più rapida e una comunicazione più efficiente, sulle quali c’è ancora molto da lavorare.