Mozione Segre, geografia morale di un paese
senza memoria

La senatrice Liliana Segre mi pare abbia dimostrato una considerevole cautela (ma si potrebbe dire una considerevole signorilità) nel dichiararsi “stupita”, solo “stupita”, dall’astensione di numerosi suoi colleghi, novantotto, a proposito della mozione presentata per istituire una commissione straordinaria contro odio, razzismo e antisemitismo (leggere bene: “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”)…

Da Birkenau agli insulti sul web

Nei panni della senatrice Segre, considerando ciò che le è capitato di vivere in un posto che si chiama Birkenau e ciò che è costretta a vivere in un posto che si chiama Italia, cioè l’aggressione via internet di migliaia e migliaia di connazionali autori dei più volgari insulti e la stessa “astensione” dei suoi compagni di banchi, avremmo risposto con toni ben più virulenti, per l’offesa personale e per l’offesa recata alla storia e a milioni di vittime dell’antisemitismo, del razzismo, dell’intolleranza politica e di genere.

liliana segre
Liliana Segre

Ma forse Liliana Segre, più attenta di noi alle mutazioni che stanno avvenendo nella società e nella politica italiane, s’era preparata. Forse se lo aspettava. Se Salvini un po’ per intima fede un po’ per l’opportunismo che non abbandona mai non esita ad abbracciare il peggio della destra neofascista per raccattare una manciata di voti, se non esita ad accogliere le bandiere di Casa Pound nella “sua” piazza San Giovanni, come si può sperare nel consenso leghista alla nascita di una commissione che di certo non sarebbe piaciuta ai violenti della medesima Casa Pound e di altre case neofasciste, una commissione che dovrebbe semplicemente vigilare sul’osservanza della Costituzione e della legge, una commissione che nasce – e non lo si può negare – da una cultura della democrazia, della tolleranza, della libertà.

Nulla da dire dei senatori della Meloni: sono fatti in un certo modo, punto e basta. Poco da aggiungere anche a proposito di Forza Italia, partito che si definiva liberale, partito in esaurimento che spera di mantenersi vivo aggrappandosi a Salvini (ma dividendosi).

Chi ha letto quel testo?

Non mi vorrei dilungare: su queste stesse pagine ha già scritto Pietro Spataro (qui). Però non resisto (sospinto anche da nuovi ripetuti interventi degli “indignati” di destra) e aggiungo qualche breve considerazione. Intanto mi chiedo quanti abbiano letto per intero il testo della mozione Segre, quanti senatori ad esempio l’abbiano letto fine alla fine.

Lo riconosco: è un testo lungo, pure noioso, un testo che fa riferimento a tanti pregressi esempi di leggi, regolamenti, norme, di altri paesi e di tante istituzioni internazionali.

Ma è un testo chiaro, dove sta scritto che “la Commissione ha compiti di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche” e che “controlla e indirizza la concreta attuazione delle convenzioni e degli accordi sovranazionali e internazionali e della legislazione nazionale”.

Normative e ricerche

Dovrei ancora trascrivere: “A tal fine la Commissione: a) raccoglie, ordina e rende pubblici, con cadenza annuale:

1) normative statali, sovranazionali e internazionali;

2) ricerche e pubblicazioni scientifiche, anche periodiche;

3) dati statistici, nonché informazioni, dati e documenti sui risultati delle attività svolte da istituzioni, organismi o associazioni che si occupano di questioni attinenti ai fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di cosiddetto hate speech;

4) effettua, anche in collegamento con analoghe iniziative in ambito sovranazionale e internazionale, ricerche, studi e osservazioni concernenti tutte le manifestazioni di odio nei confronti di singoli o comunità”.

Roba da facoltà universitarie di scienze politiche o di antropologia o di sociologia.

Quale censura

Simone, il ragazzo di Torre Maura che ha sfidato Casa Pound

Tuttavia la destra che si astiene protesta. Cito dai vari organi di stampa: “Vogliono censurare il centrodestra”, “Attacco alla libertà di esprimere opinioni”, “Vogliono impedire che il centrodestra esprima opinioni”. “Si vuole recintare con il filo spinato la libertà di parola”. Domanda: ma che cosa intende il centrodestra per “opinioni”? Consulto un dizionario della lingua italiana: “Opinione. Concetto che si ha di una cosa o di una persona, suscettibile di modificazioni; rispetto ad idea ha un significato più ristretto e relativo…”.

Alcune domande

Alcune domande ancora… Che opinione hanno di se stessi quelli del centro destra se temono che le loro “opinioni” se sono “opinioni” o le loro “idee” se sono “idee” siano passibili di censura? Passibili di censura da parti di chi? Di una commissione “che raccoglie, ordina, pubblica…”.

O temono che il “loro” nazionalismo (che vorrei interpretare come difesa di un interesse nazionale sopra le ideologie dei partiti, secondo quanto ha insegnato la Rivoluzione francese), pezzo forte della loro propaganda, venga interpretato come fanatismo nazionalista, come sciovinismo?

Temono ancora che le loro considerazioni critiche possano essere confuse con le parole violente, volgari, minatorie che la senatrice Segre è costretta a subire tutti i giorni? Spero che quelli del centro destra abbiano abbastanza stima di se stessi per capire che sicuramente sfuggiranno a questa presunta “censura” (censura che peraltro non sta annunciata da nessuna parte). O forse si riconoscono tra gli “odiatori di rete”?

Senza memoria

Alla fine è solo amarezza non tanto per l’astensione di qualche decina di senatori (molti dei quali finiranno nel girone degli ignavi, alcuni si saranno pentiti), ma perché quel voto e le giustificazioni che ne sono seguite rappresentano comunque la geografia morale di un paese in totale confusione, vittima dell’indifferenza, senza memoria, un paese che ignora la storia, che ha smarrito il senso della solidarietà, della giustizia, della comunità, che non sa neppure quale possa essere il senso autentico di una parola come “nazionalismo”.

Colpa della crisi economica, della politica, dei partiti (anche delle elezioni perenni e quindi della strumentalizzazione di ogni gesto, anche quando si dovrebbe cercare l’unanimità). Colpa dei giornali, sicuramente della televisione… Colpa pure dei cosiddetti intellettuali. Ecco l’ultima domanda: dove sono finiti gli intellettuali?

P.s. A proposito di censura: non dimentichiamo gli strepiti dei consiglieri Rai di Lega e FdI dopo l’inchiesta di Report che indugiava sugli affari russi e su alcuni personaggi della nota vicenda petrolifera, da Savoini a… Salvini.