Astenersi è un suicidio politico: questa destra è pericolosa, va fermata

“Basta, io non vado a votare”, sento ripetere da chi a sinistra non trova alcuno stimolo in una campagna elettorale di basso livello, forse una delle peggiori della storia repubblicana. C’è rassegnazione per una coalizione di centrosinistra che poteva essere più larga e più forte e non lo è, che poteva battersi con più armi e non ha voluto. C’è delusione per un Pd che negli ultimi anni ne ha combinate troppe e ha fatto una sequela di errori ai quali ora è difficile porre rimedio. C’è stanchezza per una sinistra che non trova pace e si divide, si riunisce e poi si divide ancora. Come dare torto al povero elettore che di bastonate dal suo mondo politico di riferimento ne ha prese così tante?

Però, no. Non votare è un grande errore politico. È la strada più sbagliata.

Perché la sinistra non sta più nel “gorgo”

Secondo gli ultimi sondaggi l’area dell’incertezza (vado a votare o no, se vado per chi voto) è molto ampia: quasi il 40% degli elettori. Dentro quel mare di delusione molto appartiene alla sinistra. Sicuramente durante una campagna elettorale che ormai sta per finire non si è riusciti a scalfire questa crosta dura di rifiuto. La separazione tra la politica e il popolo è diventata grande, la lontananza della sinistra dai luoghi della sofferenza e del disagio sociale è quasi endemica. Si è persa la capacità di capire, di stare nel gorgo come amava ripetere uno dei leader comunisti più amati, Pietro Ingrao. Ma nel gorgo non ci stai improvvisando o immergendoti in esso solo quando c’è un’elezione all’orizzonte. Nel gorgo devi viverci per essere credibile, per essere riconosciuto come uno di cui ci si può fidare. Per diventare un vero compagno di viaggio.

Così non è, così non è stato. Lo sappiamo tutti, noi che ci sentiamo orfani di una sinistra che sappia parlare il linguaggio del riscatto sociale, che sappia indicare un’idea di futuro, che sia in grado di dire ad alta voce la parola pace, che non sia prigioniera del pensiero unico e sappia chi è e che cosa vuole.

berlusconi salvini meloniQuesta destra odia i poveri ed è pericolosa

Ma guardate nell’altro campo. Quella che i sondaggi – e una marcia trionfale intonata dai media  – già hanno portato a Palazzo Chigi, non è una destra qualunque. Rischiamo che il nostro Paese finisca nelle mani di un ceto politico post-fascista, che scalda i suoi cuori  ancora con la fiamma che promana dalla bara di Mussolini, che inneggia ai peggiori sovranisti d’Europa ma che soprattutto è nemica dei più poveri e prepara la tavola imbandita della flat tax per premiare i più ricchi. Una destra che si prepara a calpestare i diritti: quelli delle donne, quelli degli omosessuali e della comunità Lgtb, quelli dei migranti minacciati da un vergognoso, anche se inapplicabile, blocco navale. Non fatevi incantare dalla litania – che ha qualche estimatrice anche a sinistra – di una donna che per la prima volta diventa premier e rompe il tetto di cristallo che impedisce di contare. Giorgia Meloni è il frutto della peggiore destra, quella che non ha mai fatto i conti con il proprio passato ingombrante e che ancora oggi annovera nei suoi ranghi chi fa il saluto fascista, sostiene che Mussolini ha fatto cose buone o che Hitler era un grande statista.

Se questa destra dovesse vincere, e soprattutto se dovesse stravincere grazie a una legge elettorale bastarda, nulla sarà più come prima. In che modo, infatti, potremmo difendere le radici antifasciste della nostra Costituzione che vogliono cambiare da soli come ha detto la leader di Fratelli d’Italia ieri a piazza del Popolo? E come riusciremmo a impedire che un’onda regressiva travolga il nostro Paese riportandoci indietro nel tempo quando i gay erano “culattoni” e le donne povere per abortire dovevano mettere a rischio la loro vita affidandosi alle mammane mentre le ricche lo facevano in clinica privata all’estero? Come faremmo a difendere i ceti più deboli, a garantire loro la protezione sociale di cui hanno bisogno, a batterci per davvero per un lavoro migliore per i  giovani?

Fate attenzione, astenersi è un modo per lavarsene le mani e consentire che tutto ciò accada. Non lo so se possa esistere quel voto utile che oggi ci viene chiesto, ogni voto ha la sua utilità in democrazia. Ma per impedire che l’Italia entri in un tunnel non c’è altro modo che votare per chi – soprattutto nei collegi uninominali – ha la pur minima possibilità di contrastare questa che è ancora una vincibile armata. Decidete voi su quale simbolo mettere la croce, ma andate al seggio e mettetela. Come diceva il vecchio caro Antonio Gramsci vivere vuol dire “essere partigiani” mentre l’indifferenza è il “peso morto della storia”. E oggi c’è un grande bisogno di “partigiani”.