Ascoltate i ragazzi di Fridays for future in sciopero per il clima

Oggi, venerdìì 23 settembre, è l’ultimo giorno di campagna elettorale italiana prima del voto di domenica 25, ma è anche la data scelta dai Fridays for Future, il movimento giovanile sul clima nato nel nome di Greta Thunberg, per uno “sciopero globale per il clima” che vede manifestazioni, cortei, sit-in in decine di Paesi in tutto il mondo e anche in oltre 70 città italiane.

La coincidenza è casuale, ma vista dall’Italia acquista un valore simbolico rilevante, e tutt’altro che positivo. Mai come oggi la crisi climatica è un tema di straordinaria urgenza politica, in particolare per il nostro Paese: perché l’anno in corso ha mostrato con radicale chiarezza che in Europa siamo tra i Paesi più esposti alle conseguenze ambientali, sanitarie, economiche del riscaldamento globale – siccità, ghiacciai che si sciolgono, caldo record -, e perché l’Italia paga un prezzo elevatissimo, non solo metaforicamente, a causa della crisi degli approvvigionamenti energetici legata alla guerra scatenata da Putin in Ucraina.

Entrambi questi elementi di contesto dovrebbero indurre la politica, la politica di qualunque colore se capace di riconoscere l’interesse nazionale, a ritrovarsi su un comune terreno di elementare buonsenso: solo accelerando rapidamente nel cammino di fuoriuscita dalle energie fossili, causa principale della crisi climatica e al tempo stesso terreno tradizionale di una pressoché totale dipendenza da Paesi instabili e inaffidabili, in prima fila la Russia, dai quali importiamo buona parte del gas, del petrolio e del carbone che consumiamo, potremo rendere il nostro sistema energetico ambientalmente ed economicamente sostenibile.

Purtroppo, questa consapevolezza è rimasta largamente fuori dal discorso di molte forze politiche e in generale dal dibattito pubblico pre-elettorale. Di energia si è parlato tanto in queste settimane, ne hanno parlato tanto tutti i politici: ma quasi sempre limitando lo sguardo al brevissimo periodo – ai modi per arginare il problema del caro-bollette – e dando scarsissimo spazio all’ambizione di proporre una visione, una strategia energetiche di qualche respiro.

Naturalmente il tema dell’impennata dei prezzi dell’energia per effetto più o meno diretto della guerra di Putin è una questione importante, socialmente decisiva. E per affrontarla, lo dico da ambientalista, va benissimo anche ricorrere a soluzioni temporanee tutt’altro che “ecologiche” come sostituire il gas russo con altro gas, che arrivi via tubo o da rigassificare, oppure riaprire per alcuni mesi una o due centrali a carbone in via di dismissione.

Tutto questo va bene, ma va bene a patto di collegare tali soluzioni di emergenza a un programma serio di decollo delle politiche per migliorare l’efficienza energetica – soprattutto nei settori dove è più bassa come i consumi residenziali e i trasporti – e per raggiungere il prima possibile, entro due decenni al massimo, il 100% di energia rinnovabile.

Foto di Gerd Altmann, da Pixabay

Questa necessità è stata pochissimo dibattuta nella campagna elettorale italiana, anche se va detto per onestà intellettuale che “non tutte le vacche sono nere”: come efficacemente riportato in una recente “data-room” di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera, l’obiettivo di azzerare in tempi relativamente rapidi la nostra dipendenza dalle energie fossili fa parte dei programmi del Pd e di tutto il centrosinistra, mentre è del tutto assente dagli impegni di centrodestra e “terzo polo” che anzi propongono sul punto ricette che vanno in una direzione opposta, come rilanciare la produzione nazionale di gas o riaprire le porte al nucleare.

L’Italia da anni è ferma nel cammino di diffusione delle energie pulite, solare ed eolico in testa. E’ ferma perché una burocrazia barocca e spesso insensata e una legislazione inadeguata mettono mille ostacoli e barriere a chi propone progetti di energia rinnovabile, ed è ferma anche – bisogna sottolinearlo – per l’opposizione di qualche gruppo ambientalista a pale eoliche e pannelli solari. Questi “Tafazzi” sedicenti ecologisti dicono no alle energie pulite in nome della difesa del paesaggio, ma di fatto agiscono più o meno consapevolmente come “utili idioti” al servizio dei nemici della transizione “green”; ignorando, peraltro, che la prima e più grave minaccia alla bellezza del paesaggio italiano viene proprio dalla crisi climatica.

Domenica si vota, due giorni dopo lo sciopero per il clima dei ragazzi dei Fridays for Future: sarebbe fantastico se un bel po’ di elettori italiani prima di compiere la loro scelta buttassero un occhio sulla protesta, sulla rabbia, sulla domanda di vero cambiamento di milioni di giovani in tutto il mondo che chiedono alla politica, in generale al mondo degli “adulti”, non la luna ma molto meno. Chiedono di agire, da veri adulti, con saggezza.