Armi nucleari, il passo indietro di Biden è un grave rischio per l’Europa

Nel 2017, l’allora Vice Presidente degli Stati Uniti Joe Biden dichiarò “difficile da immaginare un plausibile scenario nel quale il primo uso di armi nucleari da parte degli Stati Uniti sia necessario o abbia alcun senso”. Questa dichiarazione aveva alimentato le speranze che nella nuova NPR (Nuclear Posture Review, il documento programmatico della strategia nucleare USA) gli Stati Uniti adottassero una strategia di No First Use, NFU (Non Primo Uso) delle armi nucleari. Per mesi numerosi e autorevoli studiosi di problemi di controllo degli armamenti, diplomatici, esponenti della società civile e della cultura di tutto il mondo avevano sostenuto iniziative atte a promuovere una strategia globale di NFU. La Senatrice Elizabeth Warren e il Chairman dell’House Armed Services Committee Adam Smith avevano reintrodotto il “No First Use Act,” che, se fosse diventato legge, avrebbe ridotto in maniera decisa il rischio di conflitto nucleare obbligando gli Stati Uniti a non usare mai per primi le armi nucleari in caso di conflitto o di crisi. Ricordiamo che un Paese nucleare che adottasse una Politica di Non Primo Uso (NFU Policy) delle armi nucleari si impegnerebbe a non usar per primo le proprie armi nucleari in nessuna circostanza, contro nessun Paese, in possesso di armi nucleari o no. Una scelta di questo genere sarebbe di grande importanza perché, escluderebbe categoricamente la possibilità di un primo colpo disabilitante, confermerebbe l’impegno del Paese che la adotta a rafforzare il regime di non proliferazione nucleare, ridurrebbe gli incentivi di Paesi non nucleari ad acquisire armi nucleari, diminuirebbe i rischi di guerra nucleare per errore o per calcoli sbagliati e renderebbe non necessari i continui ammodernamenti dei sistemi d’arma oggi perseguiti da tutti i Paesi nucleari.

Il dietrofront americano sul “No first use”

La nuova NPR dell’Amministrazione Biden, il documento nel quale il Presidente degli Stati Uniti delinea la propria politica/strategia nucleare e di difesa del Paese e dei suoi alleati, resa nota lo scorso 27 ottobre, ha cancellato queste speranze: “Abbiamo condotto un’analisi approfondita di un’ampia gamma di opzioni per la politica nucleare, comprese le politiche No First Use e Single Purpose, e abbiamo concluso che tali approcci si tradurrebbero in un livello di rischio inaccettabile alla luce della gamma di capacità non nucleari sviluppato e messo in campo da concorrenti che potrebbero infliggere danni a livello strategico agli Stati Uniti e ai suoi alleati e partner. Manteniamo l’obiettivo di passare a una dichiarazione di scopo unico e lavoreremo con i nostri alleati e partner per identificare passi concreti che ci consentano di farlo”.
Dal punto di vista del controllo degli armamenti e della riduzione del rischio di una guerra nucleare, la nuova NPR è un ripudio dell’impegno del Presidente Obama di “cercare la pace e la sicurezza di un mondo senza armi nucleari”. E lascia perplessi numerosi studiosi americani il fatto che proprio il Presidente Biden abbia firmato questo documento. I precedenti sforzi per ridurre gli arsenali nucleari e il ruolo svolto dalle armi nucleari sono stati vanificati dalla rinnovata competizione strategica all’estero e dall’opposizione dei falchi della difesa negli Stati Uniti. Come accennato sopra, una politica di NFU avrebbe potuto contribuire ad evitare una guerra nucleare per errore, e anche se inizialmente unilaterale e solo di natura declaratoria, avrebbe rappresentato un positivo elemento di distensione, aperto la strada a possibili successive misure concrete e a negoziare auspicabili accordi internazionali.

Il pesante rischio di un’escalation

La NPR 2022 descrive anche i piani di modernizzazione nucleare degli Stati Uniti come una risposta necessaria alle attività di Russia e Cina e ignora la risposta logica e inevitabile di entrambi i paesi ai piani degli Stati Uniti. Costruendo nuove capacità militari per cercare di aumentare la sicurezza degli Stati Uniti, Russia e Cina si sentiranno probabilmente minacciate e risponderanno adottando misure che mineranno la sicurezza degli Stati Uniti. Nessuno può illudersi di avere l’ultima mossa.
Non sembra necessario sottolineare quanto in questo momento, a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, sia alto il rischio di un uso di armi nucleari, ed è bene sottolineare che una volta iniziato, un conflitto nel quale venissero usate armi nucleari anche solo “tattiche” non potrà mai essere “limitato”, ma aprirebbe la strada ad un’apocalisse globale.

Le armi nucleari “tattiche”, cosiddette per la loro gittata limitata e il loro possibile uso sul campo di battaglia, generano l’illusione di poter rendere più controllabile uno scambio nucleare e quindi più credibile una strategia di deterrenza. Come ampiamente discusso nel corso del XIX Convegno Internazionale di Castiglioncello, organizzato dall’Unione Scienziati Per Il Disarmo dalle Conferenze Pugwash dal 21 al 23 Ottobre 2022, per l’Europa e per l’Italia il problema delle armi nucleari tattiche americane riveste una particolare importanza: circa 100 bombe nucleari B-61 sono schierate, in un regime di nuclear sharing (condivisione nucleare), in Germania, Belgio, Olanda, Italia e Turchia. In Italia ce ne sono circa 35 (stima del 2021): 20 ad Aviano e 15 a Ghedi. A causa della loro pericolosità per i paesi ospitanti e la loro sostanziale inutilità come strumento di deterrenza, l’USPID ne ha più volte suggerito la rimozione.