L’inchiostro come un tatuaggio, l’Archivio privato di Simone Marcelli

La scrittura di Archivio privato, seconda opera poetica di Simone Marcelli, è come un tatuaggio. Le parole sembrano nascere da un atto di resistenza: la voce del poeta fa scintille col quotidiano, prende forma a fatica e in maniera smussata. Deve attraversare questo tempo come si affronta una giungla, quel che resta è un individuo che si ostina a esserci a suo modo, malgrado tutto. L’inchiostro delle parole dà forma alla materia della raccolta, ma anche a quella del personaggio che attraversa queste poesie: le parole sono corpo, un corpo che desidera fortemente decidere dei propri connotati, contro tutte le imposizioni che vengono dall’esterno, contro tutti i tentativi di trasformare il privato in qualcosa di normativo. L’inchiostro si fa tatuaggio: è carne e segno, una volontà di esistere e significare. Durante la lettura, però, spicca la seguente poesia:

Marcelli il suo campanello è Brisgrand, se deve ricevere un pacco o della posta o delle visite magari segnali che il suo campanello è Brisgrand io sono qui in portineria tre ore la mattina tre ore il pomeriggio ma lei segni Brisgrand, per rintracciare il suo domicilio lei comunichi Brisgrand per farsi recapitare parcelle o bollette dopo la voltura a suo carico continui a indicare Brisgrand Monsieur Brisgrand ora vive nei territori d’oltremare si gode dopo una vita di professione le coccole del nostro bel sole dei territori d’outre-mer, ma ancora riceverà per pura comodità posta all’indirizzo in cui lei ora è in affitto, Marcelli, conservi per favore, insieme alla sua, la posta di Monsieur Brisgrand» (p. 17)

Il personaggio che emerge dalla raccolta è un giovane espatriato in Francia, che si trova ad affrontare i problemi di chi vive in terra straniera. Le virgolette che racchiudono la poesia fanno presumere che tali parole siano una citazione. Eppure, visto il contesto, bisogna immaginare che il dialogo, in realtà, sia avvenuto in francese.

Allora, tale poesia è la traccia di ciò che è rimasto nel corpo del poeta di quell’incontro: il fatto stesso di scrivere in italiano è il tentativo di opporsi a quello che sembra un tentativo di spersonalizzazione. La poesia si apre con un’invocazione chiara: Marcelli. Eppure, l’intero testo cerca di annichilire tale nome attraverso un bombardamento, testimoniato dal ripetersi del nome del proprietario di casa: il nome dell’inquilino, di colui che effettivamente vive la casa, si deve far da parte. Marcelli può entrare in contatto col mondo esterno soltanto attraverso Monsieur Brisgrand: Marcelli non può aspirare a essere riconosciuto direttamente, ma soltanto tramite il nome del padrone di casa. Marcelli deve essere “marchiato”: il suo nome può esistere solo in quanto barrato dal nome altrui, può solo lasciarsi intravedere tra le lettere di Monsieur Brisgrand.

Tuttavia, il nome Marcelli ricompare quando gli viene chiesto di conservare l’eventuale posta di Monsieur Brisgrand: il nome riappare solo quando “serve”. Bisognare notare che solo Brisgrand viene chiamato Signore: c’è una differenza sociale che viene continuamente rimarcata, un rapporto di sudditanza che si trasforma in una dipendenza esistenziale: Marcelli può essere contattato, uscire dal suo “archivio privato”, a patto che rinunci al suo nome. Inoltre: Monsieur Brisgrand in questa scenetta non c’è. È addirittura lontano, nei territori d’oltremare.

E la forza di questa poesia risiede proprio in questo: i rapporti di forza non sono esercitati in maniera diretta, il conflitto inquilino/padrone non si risolve in un faccia a faccia, ma è il portinaio, con la sua voce, a rendere evidente la disparità sociale. Ma non per denunciarla, bensì per perpetrarla: il portinaio è la voce della norma che si insinua nelle vite degli individui come consiglio. Bisogna lasciare le cose, i “nomi”, così come sono: così non ci saranno problemi con la posta, le consegne, gli incontri. Ma dov’è Marcelli? È in quelle virgolette, che ora assumono le sembianze di una forca: circonda queste parole, le trasforma nella sua lingua, e le inserisce come monito all’interno di una raccolta che si sforza di difendere quel nome, Marcelli, da tutto ciò che cerca di segnarlo, intaccarlo, cancellarlo.

Simone Marcelli, Archivio privato, Genova, Zona, 2018.