Pd e 5Stelle insieme?
Sette ragioni per non
pensarci nemmeno

Il Movimento 5 stelle rifiuta la distinzione Destra-Sinistra, è nato e cresciuto cavalcando l’antipolitica populista, con l’obiettivo recentemente confermato di abbattere la democrazia rappresentativa nata dalla Resistenza e sostituirla con la democrazia diretta, finzione truffaldina antipartito dei dittatori di ogni risma. In passato si è alleato in Europa con l’estrema destra sovranista. La sua integrazione strutturale nel Pd significherebbe distruggere il Pd e l’idea stessa di Centro sinistra.

Voglio ricordare i valori non rinnegati su cui si basa il M5S per mostrare come essi siano incompatibili con quelli del Partito Democratico. E’ utile rinfrescare la memoria perché nel Pd si sta discutendo proprio l’ipotesi di una alleanza strutturale con questo movimento, nella speranza che così ci si possa presentare vincenti alle prossime elezioni. Come se nel Partito democratico e attorno ad esso non ci fosse un patrimonio di intelligenze che attendono da tempo di essere chiamate non per una passerella, ma per collaborare a un progetto di sinistra se non per il Terzo Millennio almeno per i prossimi vent’anni.

Un partito senza esserlo

Il M5S è ormai un partito che fa politica come quelli della prima e seconda Repubblica, cerca di strappare all’Erario quanto è di più  possibile per i propri elettori, sempre a caccia di posizioni di potere non sempre nell’interesse della collettività. Trovandosi nel gioco politico quotidiano, frena gli impeti ribellisti anticasta diventando esso stesso casta, con risultati talvolta accettabili. Ed ora, con il governo del Presidente, cerca di darsi una dignità politica, una parvenza di struttura costituzionale che dia legittimità alla sua corsa al potere

Nel tentativo di ricollocarsi nell’agone politico tradizionale mantiene vive però le scorie irrazionali del populismo. Si assiste ad esiti nefasti di posizioni dettate dall’antiscienza, come l’insensata campagna di qualche anno fa contro le vaccinazioni infantili.  Ma quando si entra nelle assemblee elettive l’attrazione fatale del potere ed i congrui emolumenti elargiti dalle amministrazioni portano a più miti consigli. Il Movimento agisce allora come un partito. Senza esserlo. E questo è il punto, ancor più adesso che si tenta di correggere il tiro.

Valori, sovranismo e populismo  

Parlando di integrazioni strutturali è obbligatorio riflettere,  più che sull’azione politica quotidiana, sul sistema dei valori in cui è nato e cresciuto finora il Movimento che sarà guidato presumibilmente dall’ex presidente del Consiglio Conte. Sulla base di quali valori? Nel 2018 Conte si vantava in tv di essere populista come i partiti che lo sostenevano, M5S e Lega. All’Assemblea dell’Onu precisò che il suo governo era sovranista e populista. Aggiungendo –a sproposito– che tali valori erano nell’articolo 1 della nostra Costituzione. Laddove si dice che la sovranità appartiene al popolo. Però la Carta prosegue: che la esercita nei limiti della legge. Alcuni già previsti dalla Carta medesima. Un dettaglio che mette il populismo di Lega e M5S fuori dai valori della Costituzione.

Il Movimento Cinque Stelle è stato fondato da un comico in declino e da un imprenditore senza scrupoli con l’obiettivo dichiarato di abbattere la democrazia rappresentativa e sostituirla con la democrazia diretta da esercitare su una piattaforma informatica di proprietà privata. L’obiettivo è stato confermato dai recenti Stati Generali. I due sagaci fondatori hanno fiutato il vento dell’antipolitica levatosi tra la popolazione dopo tangentopoli e la depressione post 2008. Con una avversione profonda verso le istituzioni, in un processo che con ben altra serietà Stella e Rizzo hanno descritto ne “La Casta”.

Antipolitica e democrazia diretta

 La storia ci ha insegnato che l’antipolitica è il brodo di coltura di tutte le più feroci dittature. Le quali, per raccogliere consenso, si appellano proprio alla democrazia diretta. Ovvero, a una colossale truffa ideologica. Intesa come sistema politico, la democrazia diretta significa letteralmente che il legislatore non è più il parlamentare eletto dal popolo, ma direttamente il popolo stesso. Qualunque persona può scrivere, per dire, un disegno di legge sull’elezione del presidente della Repubblica che, se viene approvato dalla maggioranza degli iscritti alla  piattaforma Rousseau diventa legge. Un assurdo, ovviamente, una categoria del pensiero politico detta per l’appunto populismo che ha provocato disastri storici. Il virus nazionalpopulista degli anni Trenta del Novecento infettò la democrazia della Repubblica di Weimar, in Germania, e fu l’inizio di un abisso di orrori per il vecchio continente. Come ricorda Siegmund Ginzberg nel suo libro “Sindrome 1933”, “Nel 1938 di democrazie in Europa ne restavano appena una decina, minacciate da esplosioni di populismo, fomentate anche da una specie di Internazionale Sovranista”.

Non è certo, questo, un dato confortante della storia, ma Lega e 5 stelle si dicono orgogliosi di essere populisti. Qualche mese fa Casaleggio junior dichiarava che il Parlamento è “superato”, ormai non serve più.  Dimenticando che gli istituti della nostra democrazia parlamentare sono costati sacrifici immensi e che durante la Resistenza per restituirceli 48.776 giovani italiani sono caduti combattendo i nazifascisti. Chi lo dimentica insulta la memoria di quei martiri.

E’ vero che la Costituzione prevede istituti di democrazia diretta come il referendum, ma li condiziona con un rigido controllo parlamentare, proprio per proteggere il sistema rappresentativo dalle derive populiste.

Eversione autoritaria e derive antisemite

Il Movimento 5 stelle appare nei fatti eversivo con forti tinte autoritarie perfino antisemite. Dichiara solennemente che Destra e Sinistra non esistono più salvo poi ad accodarsi senza problemi su poltrone ora di destra ora di sinistra. Grillo patteggiò una condanna per diffamazione nei confronti del premio Nobel Rita Levi Montalcini che guarda caso era pure ebrea. La vocazione reazionaria e sovranista del M5S si è manifestata anche al Parlamento europeo quando nella precedente legislatura cinquestelle  entrarono senza problemi nel gruppo di estrema destra euroscettico EFDD guidato da Nigel Farage, strenuo propugnatore della Brexit. Tre anni dopo tentarono di aderire all’Alde, il gruppo liberale con una forte connotazione europeista, ma vennero respinti giacché non davano “sufficienti garanzie di portare avanti un’agenda comune per riformare l’Europa” e rimanevano “differenze fondamentali sulle questioni europee chiave”.

Nel Parlamento italiano, nessuna censura, da parte del gruppo pentastellato in genere assai propenso alle espulsioni, fu sollevata a carico del senatore Elio Lannutti, il quale aveva denunciato un “complotto sionista” volto alla pulizia etnica nell’ Europa cristiana per insediare il popolo giudaico e la religione ebraica. La prova? Nei Protocolli dei Savi di Sion. Ovvero, il falso della polizia segreta zarista utilizzato da Hitler per giustificare lo sterminio di 6 milioni di ebrei. Anzi, i capi M5S hanno proposto l’antisemita Lannutti come presidente della Commissione Finanza del Senato.  E’ recente il caso della consigliera grillina del Comune di Torino, Monica Amore, che su Facebook ha postato le caricature d’epoca fascista di ebrei col naso adunco e coltello sanguinante, accanto a tutte le testate del gruppo Gedi che edita La Stampa con il commento: “Interessante”.

Democrazia interna

La Costituzione italiana recita all’ articolo 49.” Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Secondo Costantino Mortati il metodo democratico si applica pure all’organizzazione interna dei partiti, il cui gruppo dirigente e le strategie debbono scaturire da un processo democratico periodico e strutturato. Per questo il M5S non vuol essere partito, è nato come movimento e tale vuole restare per sfuggire ai vincoli democratici della norma costituzionale. Scelte del vertice ratificate sulla piattaforma Rousseau da qualche decina di migliaia di iscritti non eletti, meno degli abitanti di una piccola città che dovrebbero decidere sulla nascita e caduta di governi al posto di 40 milioni di elettori.

Alleanze e pratiche di estrema destra

Un movimento di destra tendenzialmente autoritario e con una deriva antisemita come è il M5S si è trovato a proprio agio nel governare assieme all’estrema destra leghista in uno dei periodi più bui della storia repubblicana. Nessun distinguo quando Salvini lavorava per la Ital-exit e per l’uscita dall’euro. Piena condivisione sulle alleanze strategiche con i sovranisti europei e con le frange eversive dei gilet gialli (si ricorderà un memorabile viaggio di Di Maio per incontrare i loro leader). E infine il voto insieme con la Lega dei vergognosi decreti sicurezza, compreso il sequestro di persona ai danni dei migranti, per solleticare la pancia razzista degli italiani.

I pieni poteri reclamati da Salvini per uscire dalla UE nell’estate del 2019 allarmarono le cancellerie di mezzo mondo, inquiete per la prospettiva di un crollo dell’euro e di un terremoto monetario che avrebbe travolto anche il dollaro. Le linee telefoniche internazionali surriscaldate con il Quirinale indussero allora il presidente Mattarella ad accettare le dimissioni di Salvini senza sciogliere le Camere. E convinse i due nemici storici, il Pd e i 5 Stelle a governare insieme.

Questa convivenza è durata fino a quando un avventuriero della politica come Matteo Renzi ha fatto saltare il tavolo. Senza maggioranza stabile e con elezioni in vista, Mattarella ha messo in sicurezza il Paese per l’arrivo dei fondi europei e la vaccinazione di massa anti Covid. Con lo stesso sistema di prima: far convivere i due opposti, PD e grillini, addirittura con l’aggiunta della Lega.

Ritorno alla normalità

A fine emergenza economica e sanitaria  i partiti tornano protagonisti, anche perché con un nuovo Capo dello Stato si va ad elezioni politiche per scadenza istituzionale. Nel PD c’è chi sostiene una integrazione strutturale con i grillini per uno schieramento elettorale vincente, “una grande partito riformatore”.  Autorevoli osservatori sostengono che l’integrazione con un movimento che come valori fondativi ha l’antipolitica, la democrazia diretta e la simpatia verso i rigurgiti dell’estrema destra conduce alla disintegrazione del Partito democratico. E quindi all’annullamento di una possibile alternativa vera di centro-sinistra. La tattica serve a cogliere le opportunità. La strategia serve a costruire il futuro.

Va bene una alleanza per evitare i pieni poteri alla destra radicale leghista, va bene l’unità nazionale per superare l’emergenza eco-sanitaria. Non va bene l’annullamento della propria identità per conservare un po’ di poltrone allo scopo di fare non si sa che cosa.

Come elettore e sostenitore del Partito Democratico pretendo  che esso ritrovi le sue radici,  cominciando subito a riflettere su quale Italia vuol dare alle giovani generazioni per i prossimi anni.   I fatti nella loro crudezza dicono che Destra e Sinistra esistono