Alla fine Conte non romperà, ma solo perché non gli conviene

Se Giuseppe Conte fosse animato dallo spirito dei grillini della prima (e seconda e terza) ora non esiterebbe a rompere con Draghi e con il governo e ad aprire la crisi in piena guerra, emergenza economica e ripresa della pandemia. Non lo farà. E non per spirito repubblicano o senso delle istituzioni, come si è abbondantemente visto a inizio legislatura nel sodalizio con Matteo Salvini e i pentastellati più sfegatati. Non lo farà perché intanto non ha esattamente il carattere dei primi grillini: nei quattro anni sulla scena politica, Conte ha interpretato più parti, quella del populista (“l’avvocato del popolo”), quella del politico responsabile quando ha dovuto ribaltare l’alleanza di governo, infine alternativamente di lotta e di governo nell’esecutivo di unità nazionale, sempre con la considerazione esclusiva della propria convenienza. Non lo farà anche perché Grillo non glielo permetterebbe, e in questi giorni si vede bene qual è il gallo più forte nel pollaio del Movimento. E non lo farà perché una volta compiuta la rottura, la sua avventura politica sarebbe davvero finita (ammesso che non lo sia comunque): Di Maio gli ha rubato il ruolo del responsabile, parte delle truppe non lo seguirebbero (c’è una pensione da maturare a fine settembre), e bene che vada finirebbe per fare il gregario di Di Battista in un partitino ad una cifra.

Il lupo e l’agnello

giuseppe conteEppure se quel passo lo compisse, gettando il Paese nel caos, non mancherebbe almeno un aspetto positivo: si vedrebbe finalmente, in tutta la sua evidenza, di che pasta è fatto quello che doveva essere il “forte punto di riferimento dei progressisti”, mettendo fine una volta per tutte alle ambiguità e ai tentennamenti del campo del centrosinistra. Ma siccome la logica del “tanto peggio tanto meglio” va lasciata volentieri ai Di Battista e ai Travaglio, è bene che l’ex premier si fermi all’ennesimo penultimatum.

Quanto al casus belli – una presunta frase di Draghi non proprio lusinghiera, rivolta a Grillo, riferita di terza mano e smentita dai diretti interessati – ricorda tanto la favola del lupo che sbrana l’agnello, “perché hai parlato male di me”. Solo che in questo caso il racconto andrebbe rovesciato visto che al Conte attuale non si addice davvero la forza de lupo…