Dal Pci del dopoguerra all’antimafia
Abdon Alinovi, una vita in prima linea

È il giorno dell’addio ad Abdon Alinovi, storico dirigente del PCI. Aveva quasi 95 anni e dunque in qualche modo la sua scomparsa è naturale, ma grande è comunque il dolore. Alinovi era nato ad Eboli dove, ancora ragazzo, conosce Mario Garuglieri, confinato politico antifascista e colto calzolaio fiorentino che era stato in carcere a Turi con Antonio Gramsci.

Abdon Alinovi

Questa prima esperienza si incontra poi con la svolta del discorso che Togliatti tiene al cinema Modernissimo di Napoli nell’aprile del ’44. Quel discorso, straordinario anche riletto ora, segna un decisivo passaggio politico. È il vero atto di nascita del PCI del dopoguerra: un partito nazionale, da radicare in tutte le pieghe della società, con il suo principale riferimento sociale nel mondo del lavoro ed aperto a tante forze intellettuali. In breve tempo Alinovi diventa, assieme a Giorgio Napolitano e a Gerardo Chiaromonte, uno dei principali dirigenti napoletani e poi via via meridionali e nazionali e protagonista di delicate vicende politiche. Per esempio, nel ’69 il congresso della federazione napoletana viene scosso dalla battaglia del Manifesto, le cui idee e posizioni erano sostenute da tutti i giovani di allora: da me, da Eugenio Donise, da Umberto Ranieri, da Geppino D’Alò e da tanti altri.

Nei mesi successivi Alinovi si mosse con intelligenza cercando un dialogo teso ad impedire che una intera generazione di quadri politici ventenni potesse uscire dal PCI. Poi via via fummo inviati a fare esperienza fuori dalla città: ad Avellino, a Pomigliano, in Basilicata.

Alinovi è stato in prima linea in tante occasioni ed è giusto sottolinearlo. Corre a Battipaglia nel pieno dei tumulti del ’69 e poi assieme ad Andrea Geremicca organizza la bellissima opera di volontariato attivata durante il colera napoletano del 1973. È grazie a quel rapporto con la città in un momento drammatico e poi grazie al referendum sul divorzio che nasce nel 1975 la giunta di Maurizio Valenzi. Alinovi è stato anche un rinnovatore nella promozione e selezione dei dirigenti. Su proposta sua e di Enrico Berlinguer sono stato eletto segretario regionale del PCI a Napoli nel 1976: avevo appena 29 anni.

Alinovi a Eboli nel 2015, alla presentazione del suo libro Rosso Pompeiano

Infine, forte è stato l’impegno nelle istituzioni. Come presidente della commissione parlamentare antimafia Alinovi mise l’accento sulla mafia come forza eversiva dell’ordinamento democratico e continuo è stato il suo impegno contro la camorra. Fino all’ultimo ha poi continuato a seguire le vicende politiche e sociali con una passione che è rimasta quella giovanile del ragazzo di Eboli che sposa la causa di essere sempre dalla parte dei più deboli. Un bacio, Abdon.