Al Viminale andrà il prefetto che aiutò Salvini a bloccare le navi dei migranti

Matteo Piantedosi, 60 anni il prossimo aprile, di cui molti trascorsi al Viminale. A Roma lo aveva portato nel 2009 un ministro leghista, Roberto Maroni, che gli aveva affidato i rapporti con il Parlamento. In questi giorni ha ricevuto il via libera di Matteo Salvini per diventare ministro. “Vorrei farlo io – dice Salvini – ma il prefetto è il migliore dei sostituti possibili, abbiamo scritto insieme i decreti sicurezza sui porti chiusi”.

Nell’agosto del 2018, la nave guardia costiera della marina militare italiana Diciotti fu bloccata a largo delle coste italiane dal suo governo, a bordo c’erano 177 persone salvate nel mare di Lampedusa. Piantedosi, che era capo di gabinetto, per coprire il ministro nel divieto ad una nave militare italiana, trovò l’escamotage di un “allarme generico”, il pericolo che fra i migranti si infiltrassero attentatori dell’Isis: “Dobbiamo difendere i nostri confini”. L’argomento, oltre che tracimare almeno nelle competenze del ministero della Difesa, era piuttosto capzioso, tutti i dati indicavano che i terroristi in azione in Europa non viaggiavano sui barconi dei migranti ma vivevano già entro i confini, nelle banlieue delle capitali europee. Al blocco della Diciotti seguirono quelli di altre navi impegnate nelle operazioni di salvataggio dei migranti in mare: Gregoretti, Open Arms. A quelle vicende sono seguiti i guai giudiziari che oggi sono l’argomento più forte contro l’ipotesi che Salvini torni a fare il ministro dell’Interno.

L’assalto alla CGIL

Piantedosi si è trovato anche al centro di un’altra intricata vicenda che, in questo caso, tocca indirettamente la “premier in pectore” Giorgia Meloni: l’assalto alla sede nazionale della CGIL guidato dai leader di Forza Nuova, Giuliano Castellino e Roberto Fiore, insieme all’ex Nar Luigi Aronica che si portarono dietro una parte dei manifestanti no vax raccolti a piazza del Popolo. Le devastazioni nella sede del più importante sindacato italiano crearono imbarazzo alla leader di Fratelli d’Italia che evocò la strategia della tensione. Piantedosi all’epoca era – ed è ancora – prefetto di Roma, responsabile, quindi, del comitato per l’ordine e la sicurezza della Capitale. Il corteo che partì da piazza del Popolo non trovò ostacoli nel percorso fino alla CGIL. La sede di Corso Italia non venne difesa dalle forze dell’ordine. I manifestanti entrarono e dilagarono nelle stanze del sindacato, distruggendo suppellettili e danneggiando opere d’arte conservate nel palazzo, secondo lo stile inaugurato a Capitol Hill dai sostenitori di Trump. La cosa sorprendente e incredibile, però, è che l’intenzione di assaltare la CGIL era stata annunciata dal palco della manifestazione da uno degli esponenti di Forza Nuova alle 16.30. Possibile che le forze dell’ordine presenti in piazza non avessero sentito? Possibile che non avessero avvertito il prefetto e il questore e questi non avessero informato la ministra Lamorgese?

Gli anni di Bologna

Prima degli impegni romani Piantedosi ha trascorso buona parte della sua carriera a Bologna, dove ha lasciato il ricordo positivo di persona disponibile che non si tirava indietro quando si trattava di affrontare e risolvere i problemi. Era vicecommissario con Annamaria Cancellieri, che da prefetto aveva gestito la fase seguita alle dimissioni del sindaco Delbono. Cancellieri, diventata ministro nel governo Monti, lei lo portò a Roma come capo di gabinetto. Ma nel suo curriculum ufficiale, del periodo di servizio nell’Emilia rossa, che è stato importante nella sua carriera, non c’è menzione. A Bologna era tornato da prefetto nel 2018, su nomina del ministro Marco Minniti.