Alla UE veto di Draghi
alla fornitura
di vaccini all’Africa

La sobrietà comunicativa di Mario Draghi è certamente una virtù. Però ci possono essere occasioni in cui qualche parola in più, qualche spiegazione, può essere, più che utile, indispensabile. Per esempio: che cosa ha veramente detto il presidente del Consiglio al vertice informale dell’Unione europea della settimana scorsa? Nei resoconti di radio e tv, nonché di alcuni giornali, si è molto insistito sui toni forti che Draghi avrebbe usato nelle critiche alla strategia sui vaccini adottata dalla Commissione europea. Siamo tornati all’evocazione di pugni sbattuti sul tavolo cari a certa retorica macho-sovranista d’antan alla quale il capo del governo attuale ci pareva, anche per formazione culturale e carattere, del tutto alieno.

vaccinoIn particolare, gli è stata attribuita una presa di posizione molto negativa sulla prospettiva che l’Unione distribuisca una quota dei vaccini di cui dispone ai paesi che non sono in grado di procurarseli perché troppo poveri. Prospettiva che era proprio all’ordine del giorno del Consiglio europeo.  Nell’attuale situazione di difficoltà di approvvigionamento per i paesi europei – avrebbe detto secondo i resoconti Draghi –  non si può e non si deve fare. Capisco le ragioni morali di questa iniziativa, ma non sono d’accordo sui tempi: prima si deve pensare ai nostri cittadini. Una specie di traslazione a livello continentale del “prima gli italiani” di non rimpianti tempi andati. Ma c’è di più: secondo quanto ha riferito ieri sera il quotidiano “Le Monde” il capo del governo di Roma avrebbe opposto il veto alla proposta, avanzata dalla Commissione con l’appoggio di Emmanuel Macron e Angela Merkel, di autorizzare subito la fornitura di una partita di 13 milioni di vaccini disponibili in Europa ad alcuni fra i paesi africani più poveri. Tale proposta sarebbe stata appoggiata da altri leader, tra i quali quello spagnolo, quello portoghese (che avrebbe comunque disposto il trasferimento di vaccini disponibili alle ex colonie portoghesi) e quello belga. A questo punto diventa davvero necessario e urgente che il presidente del Consiglio, o chi per lui, parli e chiarisca.

Il Piano Covax

D’altronde, se avesse davvero sostenuto una tesi per così dire “sovranista europea” in fatto di vaccinazioni, Draghi  sarebbe stato clamorosamente contraddetto dalle conclusioni del Consiglio europeo nelle quali, al punto 5, viene ribadito il sostegno al piano COVAX, e cioè l’iniziativa promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, da altre agenzie dell’ONU e dalla stessa Commissione europea per la distribuzione planetaria dei vaccini garantendo un’equa distribuzione delle dosi soprattutto alle nazioni non in grado di negoziare in proprio con le aziende produttrici, nonché la prosecuzione dei finanziamenti al programma ACT-A vòlto a coordinare gli strumenti utili ad accelerare le vaccinazioni.

Mettendo in fila i commenti dei media di casa nostra e le conclusioni del Consiglio – che non ci risulta siano state diffuse in italiano com’è consuetudine di tutti i Consigli europei, anche informali – si ha la sensazione, abbastanza sconcertante, che l’Italia si sia trovata isolata proprio nella prima occasione in cui si è presentata a un vertice con il presidente del Consiglio giudicato (non solo in Italia) il politico italiano più europeista sulla piazza.

Questione fondamentale

La questione della distribuzione mondiale dei vaccini, e perciò la piena disponibilità europea allo sviluppo e al successo del piano COVAX, è fondamentale non solo per ovvie ragioni di giustizia, ma anche – a giudizio di tutti gli esperti – per più prosaiche ragioni di interesse dei paesi più ricchi. Se intere aree del mondo restano scoperte dai vaccini, l’epidemia non può essere sconfitta e il libero diffondersi del virus provocherà inevitabilmente sempre nuove e più pericolose varianti. Insomma, vale più che mai il concetto che o ci si salva tutti insieme o non ci si salva.

Anche sulla base di queste considerazioni, sarebbe molto importante avere da Palazzo Chigi una parola di chiarezza.