Afghanistan

Per chi vince, gli anniversari servono a celebrare. Per chi perde, a lavarsi la coscienza, oppure a tentare di riscrivere la storia. Nel primo caso, retorica ed emotività hanno la meglio sulla razionalità. Nel secondo, gli sconfitti provano a dirsi vincitori. Vale anche per l’Afghanistan, a un anno dalla caduta di Kabul nelle mani dei Talebani. Gli slogan in questi giorni si ripetono uguali: «prigione a cielo aperto»; «donne senza diritti»; «non abbandoniamo l’Afghanistan».
Giuliano Battiston