Addio di McDonald’s alla Russia, l’economia mondiale sbanda

Addio Mosca, l’Occidente se ne va. Niente più file davanti ai locali di McDonald’s (850 ristoranti e 62mila dipendenti). Niente più auto francesi, la Renault chiude, vende tutte le attività al governo russo anche a costo di perdere il 10% del fatturato complessivo. Addio alla fabbrica di Togliatti, un saluto ai 45mila operai e impiegati. I marchi del lusso e della moda chiudono i negozi, forse per sempre. Gli italiani non sanno decidersi, aspettano che il clima geopolitico si rassereni, ma non è una speranza, è un’illusione. Unicredit, la banca più esposta, valuta la cessione o una forma di disimpegno dalle attività russe. Intesa Sanpaolo ha svalutato le partecipazioni in Russia di circa 800 milioni nel primo trimestre. Poi ci sono i produttori di mobili, i calzaturieri, gli industriali del tessile-abbigliamento che rischiano di perdere uno sbocco importante per i loro prodotti. Mosca invade l’Ucraina e si allontana dall’Ovest, dall’Europa dai capitali, dai mercati, dagli scambi commerciali cresciuti a dismisura negli ultimi vent’anni. Oltre al gas e al petrolio, il capitolo più ricco e strategicamente importante, ci sono beni di consumo, marchi, negozi, mode, stili, tutto.

In fila per un hamburger nel primo Mc Donald’s in Russia

La Russia si isola, torna al passato. Una scelta che deriva dalla guerra, ma non lascia insensibili anche gli enormi interessi occidentali che hanno prosperato con Putin. L’impatto della guerra in Ucraina influenza in profondità l’economia europea e italiana, aumenta l’incertezza per il futuro con l’inflazione che galoppa e la prospettiva non così lontana di una nuova recessione. Le stime di primavera della Commissione europea indicano una crescita del Pil nell’area euro del 2,7% contro il 4% previsto in febbraio. L’Italia ridimensiona le attese di crescita del Pil al 2,4% dal 4,1% e per l’anno prossimo è prevista una nuova contrazione all’1,9%. Naturalmente molto dipenderà dalla durata della guerra, dai mutamenti politici internazionali, dalla possibilità di un allargamento del conflitto.

La stretta monetaria Usa

Ma c’è dell’altro, ci sono altre novità che turbano le prospettive economiche internazionali. L’America ha cambiato strada e ha iniziato ad alzare i tassi di interesse, continuerà a farlo e costringerà la Banca Centrale Europea e le altre banche centrali a seguire questa linea, dopo anni di tassi attorno allo zero. Con un tasso d’inflazione annuo che in marzo ha superato l’8%, in larga misura a causa dei costi energetici, la banca centrale americana vuole raffreddare velocemente la dinamica dei prezzi al consumo, col rischio di fermare la corsa dell’economia oggi in salute. La Federal Reserve guidata da Jerome Powell, nominato da Donald Trump, intende muoversi con rialzi di mezzo punto alla volta per sconfiggere quel diavolo dell’inflazione.

Le autorità statunitensi sceglieranno il meglio per il loro Paese, ma queste decisioni, come la stretta monetaria, non sono innocue per il resto del mondo, producono conseguenze pesanti sulle economie emergenti, possono diventare un’arma letale su aree del pianeta già indebolite dalla pandemia, poi dagli effetti della guerra in Ucraina come la crescita dei costi dell’energia importata e la mancanza di materie prime, di generi alimentari. In diverse parti del mondo mancano cereali, farine, il pane in tavola, ci sono proteste, manifestazioni, scontri di piazza perché scarseggia il cibo.

La situazione sta precipitando e la svolta di politica monetaria degli Stati Uniti determinerà un peggioramento sulle condizioni di vita di molte popolazioni. Alcuni recenti rapporti del Fondo Monetario Internazionale e delle Nazioni Unite hanno messo in guardia sul deterioramento dell’economia. Ci sono circa 250 milioni di persone nel mondo a rischio di povertà estrema e alcuni Paesi devono fronteggiare drammatiche crisi sociali e politiche. Se il mondo occidentale è in allarme per la sicurezza delle forniture energetiche, per i rincari del greggio e del gas, per la necessità strategica di rendersi indipendente da Mosca, altre nazioni, come Egitto e Tunisia, Sri Lanka e Pakistan, subiscono l’impatto dell’aumento dei tassi d’interesse che porta le economie più fragili sull’orlo del fallimento. Sarà il prossimo capitolo della guerra.