Addio cara Piera, sei stata
la più grande attrice del dopoguerra

Partiamo da un dato incontrovertibile: Piera Degli Esposti è stata una delle più grandi attrici italiane del dopoguerra. Non delle più famose, perché sia a teatro che al cinema ha sempre fatto scelte coraggiose, eccentriche, spiazzanti. Basti pensare che la fama vera, quella che ti fa riconoscere per strada e firmare gli autografi, è arrivata nel 2008 grazie alla serie tv Tutti pazzi per amore, ideata da Ivan Cotroneo e diretta da Riccardo Milani – che poi l’ha voluta anche al cinema – e Laura Muscardin. Piera aveva 70 anni ed era felicissima di quell’inedita popolarità, che la divertiva molto. Ma questa era Piera: una donna solare e simpaticissima, amante delle risate, capace di divertirsi e di prendersi in giro. Chi ha incontrato, a teatro o nei film, solo la sua immagine più austera non sa cosa si è perso.

di Rossella Vetrano (da Wikipedia)

L’incontro con Robert Mitchum

In un estemporeaneo post su Facebook, il giorno della scomparsa, ho voluto ricordarla con il famoso aneddoto dell’incontro con Robert Mitchum. Piera era pazza del divo hollywoodiano. Non era una semplice fan: lo amava visceralmente, avrebbe voluto… insomma, ci siamo capiti. Gli aveva anche scritto una lettera che ovviamente non aveva spedito, anche perché dove diavolo poteva trovarlo, l’indirizzo di Robert Mitchum? Poi una sera degli anni ’90 era arrivata la telefonata dell’amica Lina Wertmuller: “Stasera c’è Mitchum a cena a casa mia, fatti bella e vieni”. Naturalmente Piera aveva pensato a uno scherzo, e invece era vero. Ebbe così l’occasione di conoscere Mitchum, di leggergli quella famosa lettera, di dargli un bacio appassionato – e fermiamoci qui. L’aneddoto è immortalato da alcune foto semplicemente deliziose e da un bel cortometraggio del 2007, Lettera d’amore a Robert Mitchum. Ma chiudere Piera in una storia simpatica, che lei raccontava facendosi (e facendo fare) matte risate, non sarebbe giusto. Un collega (Roberto Silvestri, sempre su Facebook) l’ha definita “il più grande attore italiano”, al pari (forse) di Carmelo Bene. E a chi – senza capire la battuta – lo rimproverava di non aver usato la parola “attrice”, ribadiva: no, proprio “attore”, includendo tutti, uomini donne e altri generi. Del resto è famoso un altro aneddoto, quello in cui Giorgio De Chirico la scambia per un giovanotto dopo averla vista in un ruolo “en travesti” in 10 minuti a Buffalo di Gunther Grass. “Bravo, bravo”, le disse il grande pittore, e quando lei gli rispose “guardi che sono una femmina” lui chiosò: “Bravo lo stesso!”. La verità è che Piera Degli Esposti, sul palcoscenico, poteva essere chiunque e qualunque. Il teatro è stato il suo habitat naturale, dai tempi delle “cantine” con Cobelli, Calenda, Perlini, Aglioti, Castri (compagna di strada di un giovanissimo Gigi Proietti, attore off ben prima di scoprirsi comico: “A quei tempi facevo cose che per capirle ce voleva l’astrologo”, raccontava) al famoso “no” a Strehler, dagli elogi di Eduardo a quel capolavoro riconosciuto che è stato Molly cara dove interpretava il capitolo finale dell’Ulisse di Joyce.

Al cinema, come spesso capita alle grandi teatranti, Piera Degli Esposti ha fatto meno di quanto avrebbe potuto. Paradossalmente il suo film più importante è un film in cui non c’è: Storia di Piera (Marco Ferreri, 1983) è ispirato al libro da lei scritto assieme a Dacia Maraini, e vede Hanna Schygulla nel ruolo di sua madre e Isabelle Huppert nel suo. È una trasposizione molto libera di una storia autobiografica e dolorosa, il rapporto con una madre difficile, risolto però con ironia e poesia. Ferreri la adorava e lei adorava lui, ma curiosamente la considerava un’autrice, non un’attrice: anche in Il futuro è donna lei e la Maraini firmano la sceneggiatura e c’è di nuovo Hanna Schygulla sullo schermo. Ma le collaborazioni importanti, anche al cinema, sono tante: Pasolini in Medea, un piccolo ruolo nel cono d’ombra della “divina” Maria Callas; Bellocchio che le regala un ruolo splendido in L’ora di religione; Sorrentino che le fa fare la segretaria di Andreotti in Il divo; Tornatore che la vuole in La sconosciuta. E anche registi più giovani, come Maria Sole Tognazzi, Giovanni Veronesi, Peter Marcias, Alessandro Aronadio, Pippo Mezzapesa e il citato Riccardo Milani.

Il film più bello e sconosciuto

Vorremmo però citare un film bellissimo e sconosciuto, Tre donne morali di Marcello Garofalo, nel quale lei, Marina Confalone e Lucia Ragni si esibiscono in tre paradossali monologhi sul tema della moralità. Piera è una ex suora che per campare ha aperto un cinema porno. È un film “di parola”, in cui lei recita seduta, con una gestualità ridotta al minimo: e lo stesso si potrebbe dire per i due ruoli che le sono valsi altrettanti David di Donatello, L’ora di religione e Il divo. Un luogo comune (che come tutti i luoghi comuni contiene un fondo di verità) vuole che gli attori teatrali, al cinema, “esagerino”: nell’uso della voce e del corpo, nella gestualità. Ebbene, una mattatrice teatrale come Piera Degli Esposti riusciva ad essere grande al cinema anche stando ferma e parlando sottovoce. Segno di un talento duttile e immenso, e di una sopraffina intelligenza, che Piera possedeva più di chiunque altro. Sì, forse “il più grande attore italiano”. Perché no?