Addio a Walter Guagneli, a l’Unità raccontò lo sport come pochi

L’ultima volta che l’ho visto era il 2014, sul porto di Cesenatico. E già allora Walter Guagneli, eclettico versatile poliedrico giornalista de l’Unità, non stava bene per niente. Poi più nulla, solo notizie che filtravano attraverso la moglie Rossella da una struttura per lungodegenti che, pietosamente, chiamiamo casa di riposo. Era un posto bello l’ultima “abitazione” di Walter, a Longiano sulle colline romagnole da dove si domina la costa. Ma dubito che Walter abbia potuto godere di quel panorama dopo che la sua mente brillante aveva preso una strana traiettoria a cui la medicina dà nomi più o meno espliciti che non è qui il caso di ricordare. E chissà se Walter “recuperando” i suoi studi giovanili che l’avevano portato proprio alla laurea in medicina, si era mai reso conto della tremenda china che il suo fisico stava prendendo troppo presto. Avrebbe compiuto 72 anni il prossimo 5 luglio Walter, ma era come se non fosse più tra noi da sei o sette anni.

Una parte della redazione di Bologna della fine degli anni Ottanta. Guagneli è a sinistra “invocato” da Marco Sacchetti e Luca Bottura

Abitava a Cesenatico nell’appartamento più alto del condominio più alto sul porto leonardesco e si vede che i panorami belli erano nel suo destino. A Cesenatico, nella tarda primavera di otto anni fa, lo andammo a trovare io, Luca Bottura e l’attore Ivano Marescotti. Passammo un bel pomeriggio cercando di aiutarlo a recuperare i suoi ricordi persi in un orizzonte indefinito. Forse un po’ ci riuscimmo, certamente ci seguiva nei ragionamenti e la trasmissione Lateral di Bottura su Radio Capital era una fonte inesauribile di allenamento per la sua memoria. Anche il figlio Lorenzo era nei suoi pensieri: “Sai, fa il calciatore. È bravo”. Di lì a poco avrebbe esordito nel Ravenna.

A l’Unità Walter “faceva lo sport”, punta di diamante di una squadra di giornalisti capaci di fiutare le notizie come pochi. Seguì a lungo la Formula Uno ai tempi della Ferrari che con Schumacher vinceva tutto. In pratica frequentò i circuiti di tutti i continenti e i box di tutte le case automobilistiche.

Quando da Phuket dettò a braccio un pezzo sullo tsunami

Quando l’Unità chiuse nel 2000 (ma in Emilia-Romagna quella data venne anticipata al 31 dicembre 1999), il sempre pratico Walter, dotato di mille conoscenze, si inventò mille e più progetti imprenditoriali per evitare l’epilogo. Ma poi si adattò a svolgere un lavoro da addetto stampa all’Azienda di promozione turistica dell’Emilia-Romagna. Cercai più di una volta di riportarlo nel giro de l’Unità dove io ero rientrato, ma invano: “Ho già dato divertendomi tanto ma adesso sono stanco. Non mi va di lasciare soli mia moglie e mio figlio”.

Gli chiesi un ultimo sforzo il 27 dicembre 2004 trovandolo non so come a Phuket, in Thailandia, colpita il giorno prima dallo Tsunami: “Walter, adesso torni in pista come giornalista. Me lo devi”. Mi fece un racconto orale dettagliato dell’esperienza vissuta, in pratica un pezzo dettato a braccio. Si salvarono senza troppi affanni, lui e Rossella, grazie ad un motorino preso a noleggio col quale letteralmente fuggirono dalla costa e guadagnarono quota osservando dall’alto la devastazione che aveva compiuto il mare. Un po’ – mi si passi l’esagerato paragone, col quale Walter si farebbe risate a volontà – come Plinio il Giovane che descrisse l’eruzione del Vesuvio. “In realtà non siamo mai stati in pericolo, la fortuna ci ha aiutati”. Il giorno dopo la firma di Walter Guagneli tornò in prima pagina su l’Unità e vorrei tanto ritrovare quell’articolo se solo l’archivio del giornale tornasse disponibile perché è stato l’ultimo degno lavoro di un grande giornalista.