Addio a Letizia Battaglia, fotografa delle emozioni tra impegno civile e bellezza

Ci ha lasciato Letizia Battaglia, all’età di 87 anni ha ceduto alla malattia la più grande fotografa italiana. Ma come ebbe a dire lei stessa: “Io sono una persona, non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa”. Questa è l’essenza del lavoro di Letizia Battaglia un’intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si interessa di ciò che la circonda e di quello che, lontano da lei, la incuriosisce.

Guardare è stata la sua attività principale, che si è concretizzata in straordinarie immagini.

Il suo costante impegno non solo è servito a portare all’attenzione di tutti la cruda realtà ma le ha permesso anche di lavorare fianco a fianco ad altri grandi fotografi, ad esempio, Josef Koudelka e Ferdinando Scianna.

Il suo impegno in politica a Palermo con i Verdi

Nel 1979 è cofondatrice del Centro di Documentazione “Giuseppe Impastato”. Tra gli anni ‘80 e ‘90 si occupa anche di politica. È consigliere comunale per i Verdi e assessore comunale a Palermo con la giunta Orlando. Nel 1991 viene eletta deputato all’Assemblea Regionale Siciliana con il partito La Rete e nominata vice presidente della Commissione Cultura. Delusa dal mancato cambiamento sociale della sua città, si trasferisce a Parigi nel 2003, ma nel 2005 decide di tornare. Nel 2017 inaugura a Palermo, all’interno dei Cantieri Culturali della Zisa, il Centro Internazionale di Fotografia.

Le immagini che l’hanno resa celebre nel mondo sono quelle dei morti ammazzati nella guerra di mafia durante gli anni settanta e ottanta dello scorso secolo. La cronaca di cadaveri abbandonati per la strada, riversi nei sedili di un’auto con i finestrini infranti o abbandonati su un divano in macabre scenografie.

Il passare del tempo ha dato un valore diverso a queste immagini, allontanatasi la cronaca immediata sono diventate testimonianza della tragedia del vivere.

L’essenzialità dell’inquadratura, le tonalità forti del bianco e nero non concedono alternativa, all’osservatore, se non quella della violenza omicida che ha abbattuto uomini o donne.

Le immagini in bianco e nero come scelta di stile

La scelta del Bianco e Nero serve a far prevalere il contenuto sulla forma, l’anima della fotografia sul suo aspetto. E’ una scelta di stile che rispecchia il lutto interiore presente in lei, così dedita alla sua città e alla sua Sicilia.

I suoi scatti non cercano la bellezza effimera ma la realtà.

Ma l’etichetta di fotografa della mafia l’ha sempre rifiutata, perché è stata la fotografa delle emozioni della bellezza di una Palermo vibrante con tutte le sue contraddizioni.

Dalla naturale eleganza delle bambine del quartiere Cala a Palermo alle processioni religiose, dallo scempio delle coste ai volti di Giovanni Falcone e Pier Paolo Pasolini ci rimandano a una donna focosa e impegnata. I ritratti di donna, di bambine che soffrivano erano la realtà di donne e bambine che con le loro gesta, il loro sacrificio, i loro sguardi affermavano il loro essere donna in una società maschilista, in loro la fotografa si rispecchia.

I suoi soggetti sono ritratti tra le strade granitiche della città da un occhio che non invade il loro spazio ma che si avvicina il giusto, come se la fotografa stesse cercando di non spaventarli per non perdere la loro autenticità.

A pensarci bene il suo nome rappresenta esattamente la sua vita: Letizia: allegrezza, beatitudine, contentezza, felicità, gaiezza, (lett.) gaudio, gioia, gioiosità; Battaglia: combattimento, lotta, (lett.) pugna, scontro.

Letizia Battaglia con la sua vita e il suo lavoro ci ha lasciato un monito: non dobbiamo dimenticare perché quello che è stato in Italia, nel Meridione non è solo il nostro ieri ma in parte è ancora il nostro oggi.