Arriva a Bruxelles
la protesta catalana

Quando la polizia belga dichiara che a sfilare per le strade di Bruxelles sono in 45.000, un sorriso si diffonde per la testa del corteo: si confermano le migliori aspettative della vigilia. L’Assemblea Nacional Catalana e Òmnium Cultural avevano convocato una manifestazione a Bruxelles per il 7 di dicembre per chiedere la liberazione dei dirigenti dell’indipendentismo che il giudice del Tribunal Supremo Pablo Llarena ha confermato in regime di carcerazione preventiva: il vicepresidente del governo catalano Oriol Junqueras, il consigliere degli Interni Joaquim Forn e i leader dell’associazionismo Jordi Sánchez e Jordi Cuixart. E le catalane e i catalani hanno risposto in massa, spostandosi dalla Catalogna a proprie spese e giungendo nella capitale europea con tutti i possibili mezzi di trasporto, corriere, treni con coincidenza a Parigi, voli charter, voli via Vienna per l’improvviso alto costo delle tariffe di quelli diretti, macchine private. Hanno cominciato ad arrivare fin da martedì 4 riempiendo di giallo e di canti la Grand Place, con concentrazioni spontanee ogni sera attorno alle 20.

Alcuni si sono fermati  anche oltre il giorno della manifestazione, approfittando del doppio ponte del 6, anniversario della Costituzione spagnola e della festa dell’Immacolata dell’8 dicembre. Sono venuti in gruppo con amici, famiglie intere con bambini, persone anziane, persone singole che fraternizzano velocemente con i connazionali. Impossibile per la gente di Bruxelles ignorare l’evento; le strade, i bar e i ristoranti pullulano di catalani inconfondibili nelle loro estelade, sciarpe e cappelli fosforescenti, la lingua catalana si mescola col francese e il fiammingo dei locali.I brussellesi parlano volentieri della situazione che si vive in Catalogna che oltre un mese fa è improvvisamente piombata sulla loro città, quando Puigdemont e i consiglieri Comín, Puig, Serret e Ponsatí l’hanno scelta come rifugio per denunciare l’assenza di equità del sistema giudiziario spagnolo.

L’appuntamento per la concentrazione del corteo è per le 11,30 al Parc du Cinquantenaire, ma alle 9,30 del mattino la piazza comincia già ad essere piena. Il traffico è completamente collassato nella zona circostante per le corriere e le macchine private che cercano di parcheggiare e arrivano notizie di ingorghi stradali in entrada per Bruxelles. La testa del corteo è delle associazioni che hanno promosso la manifestazione con i loro vicepresidenti Alcoberro della ANC e Mauri di Òmnium, lo striscione di apertura reca la parola d’ordine Wake up Europe!, Svegliati Europa, che vuole essere un appello e un monito all’Unione Europea a non lasciare sola la Catalogna nella sua battaglia democratica. E’ il terzo giorno di campagna elettorale per elezioni catalane  e le associazioni promotrici hanno invitato a parlare i capilista delle liste indipendentiste.

Perciò, durante il percorso, che attraversa il quartiere delle istituzioni comunitarie lambendo la sede del parlamento europeo, raggiunge la testa del corteo anche la leader di Esquerra Republicana de Catalunya Marta Rovira, in rappresentanza di Junqueras che si trova in carcere. E verso la fine della manifestazione, tra applausi e ovazioni, si aggiungono Puigdemont, capolista di Junts per Catalunya, e i 4 consiglieri in esilio con lui. L’arrivo è in piazza Jean Rey, troppo piccola per contenere il corteo. Fa un freddo di ghiaccio e pioviggina. S’inizia con l’Inno alla gioia, per seguire con brevi interventi di alcuni eurodeputati, i leader di ANC e Òmnium e dei consiglieri in esilio. Marta Rovira legge una lettera di Junqueras dalla prigione. Da poco è avvenuta la liberazione del suo compagno di cella, il consigliere della Giustizia Mundó e “Adesso sì ho una cella per me solo – racconta il leader di Esquerra imprigionato – E, invece, non mi sento solo. Mi sento accompagnato da tutti voi”. E conclude con una esortazione: “Il 21 dicembre tutti a votare, come avete fatto l’1 di ottobre. Ciascun voto sarà un grido per la libertà, per lasciare indietro la repressione, per andare avanti, per vincere”.  A conclusione  interviene Puigdemont: “Vogliamo un’Europa di cittadini liberi”, dove le istituzioni comunitarie “ascoltino i  cittadini, non solo gli Stati”. E “L’Europa – conclude il suo appello il president -deve avere il coraggio di dire “così no” quando qualcuno dei suoi membri  non rispetta i diritti Fondamentali”.