5 Stelle, ultimo atto:
Grillo licenzia Conte
e riabilita Casaleggio

La variante “G” ha eliminato Conte. E quindi? Conte era la spoletta inconsapevole di una bomba che è esplosa sotto le sedie dei cinque stelle così che, per ora, di questi ultimi si sa nulla mentre rimbombano in eterno le parole che Grillo ha pronunciato dall’alto della sua torre del potere mentre licenziava l’ex presidente del Consiglio, futuro capo politico del suo Movimento, per sua scelta. Fuori, alla porta, e non si faccia più vedere, roba da lite conclusa male tra datore di lavoro e un uomo di cucina. Peggio del licenziamento di un allenatore da parte di una società di calcio, molto peggio. Lo stile carnale che in passato ha reso celebre il “garante” torna impetuoso a governare la scena, in un ritorno di antica vitalità. Conte gli aveva proposto di scendere a patti, riducendo notevolmente il suo potere sul M5S in favore di chi, l’ex premier, proprio Grillo aveva designato come capo politico della formazione. Normale, e invece no, non ha gradito, e a quasi ventiquattr’ore dalla conferenza stampa dell’ultimatum, ha “menato” il suo ex aquilotto con accanimento non rimediabile, almeno non nell’immediato. Giù le mani dal banco e non permetterti mai più.

Il senso profondo era questo, in superficie, ma ecco le parole dedicate a Conte: “Non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione”. Schiuma di democrazia diretta, dieci giorni fa diceva e forse pensava tutt’altro, succede. Poi, spiega che non gli piace il modello di forza politica che pensava di mettere su riarrangiando i cinque stelle, roba secondo lui del Seicento, e lo accusa di aver fatto tutto questo per tenersi stretta la sua fetta di potere.

Un complicato bisticcio da Trono di Spade. La sola chiara è che Grillo ha respinto con decisione “militare” l’agguato al suo potere sul Movimento. Buttando all’aria le attese di quanti, tra gli osservatori, dopo la conferenza stampa di Conte avevano scommesso che una strada unitaria si sarebbe trovata e Grillo sarebbe sceso a ragionevoli compromessi. E invece chiude lo show del licenziamento con l’invito agli iscritti a partecipare al voto da loro stessi proposto per scegliere i cinque componenti del direttorio che dovrebbe prendere le redini di ciò che resta di questo Movimento. Dove si voterà? Ma su Rousseau! Notizia nella notizia: Grillo torna a casa di Casaleggio, dopo le freddezze degli ultimi tempi e gli chiede di ospitare il voto. Quasi una sfida rivolta sempre a Conte che solo dopo un’estenuante e dolorosa trattativa era riuscito a farsi dare da Casaleggio gli elenchi degli iscritti per depositarli su un’altra piattaforma.

Certo, è gente difficile, o disposta ad accettare ruoli difficili, perché pare di assistere ad un conflitto tra persone, tra caratteri, tra pulsioni, poco politico, quindi molto teatrale, come se la politica fosse evaporata dal mezzo e ora si celebrassero solo singolari bisticci di potere, del tutto visibili, anzi quasi pornografici nella loro trasparenza, nella loro immediatezza. Pare un fondale un po’ troppo da cartolina. Cos’è che ha spinto i due, Grillo e Conte, a mettersi l’uno contro l’altro con tanta determinazione, senza appelli, per ora? Certo il potere sui Cinque Stelle, ma perché radicalizzare ora quando la terra trema e non fra qualche mese? Conte non è andato all’incontro con l’ambasciatore cinese organizzato da Grillo, l’interessato dice per motivi famigliari. Sarà certamente così, ma quei motivi privati hanno fortunatamente permesso a Conte di non partecipare ad una iniziativa che agli Stati Uniti non sarebbe piaciuta in questa fase. Proseguendo almeno nelle linee generali le politiche estere di Trump, se oggi si chiede a Biden di indicare un avversario da tenere sotto stretta sorveglianza, lui indica la Cina. E Grillo è uno che ha buoni rapporti, buonissimi con Pechino mentre sembra ricomporsi il vecchio atlantismo, una “merce” che a Grillo può non interessare più dopo il fallimento del suo Trump. Conte avrebbe probabilmente spostato il M5S su un fronte atlantico, dopo averne promosso il filo-europeismo e Grillo potrebbe non gradire lo slittamento. E’ cioè in gioco una delle più notevoli linee di forza del nostro futuro globale, l’atteggiamento verso Pechino e nei confronti di un’Europa Atlantica. E sono evidentemente inconciliabili le posizioni di Grillo e Conte in materia.

Il Movimento è sotto choc, pochi parlano: chi sono, ora? Chi è Conte, intanto, neppure iscritto al Movimento ma al Movimento così tanto legato da convincere per un po’ Grillo a dargli il potere interno, almeno in parte. Chi è Conte per il governo, per il M5S al governo, per i gruppi parlamentari cinque stelle, per il Pd che su Conte aveva scommesso a tratti con tenero entusiasmo. E che farà, adesso? O fonda il suo partito – ma poche ore fa sembrava ben lontano da questa ipotesi – o molla tutto e torna all’università. Ma come fa a lasciare, se fino a poche ore fa aveva con sé il favore di gran parte degli eletti del “suo” partito, a Roma e altrove, se il Movimento sembrava ben disposto a farsi guidare da lui… da uno che aveva avuto l’impudenza di scegliere la sinistra, le sinistre, come campo politico di riferimento liquidando il polveroso soprammobile “né di destra né di sinistra”. Cosa accadrà ai contiani del M5S? Resteranno nel governo o se ne andranno? E il nuovo vecchio Movimento riapprodato su Rousseau, magari saldato ai transfughi di Di Battista, cosà farà di loro per “ringraziarli”? Forse è venuto il momento dell’esplosione decisiva, anche se conviene non dare tutto per scontato, potrebbero riuscire a trovare una via praticabile senza troppe “vittime”, a sorpresa. Perché a dispetto della loro giovane età, la sanno lunga.