2 giugno, una mostra racconta
il lungo viaggio della Costituzione

Il 2 giugno, Festa della Repubblica – data evidentemente non casuale – è la giornata scelta dai curatori per l’inaugurata (ore 17.30) a Magione (PG) della mostra “La Costituzione si è mossa. Storia e storie attraverso gli anni Sessanta”.

L’esposizione – realizzata dall’Archivio Flamigni con il sostegno del Comune di Magione in partner con AAMOD – Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, EUI – Historical archives of the European Union, Archivio storico CGIL nazionale, Biblioteca archivio Piero Calamandrei, Edizione nazionale delle opere di Aldo Moro, Fondazione Pietro Nenni, Fondazione Gramsci ONLUS, Istituto Luce, Istituto di studi sindacali UIL Italo Viglianesi- rimarrà visitabile fino al 3 ottobre presso l’evocativa location della Torre dei Lambardi.

Ciò che attraverso l’esposizione si vuole offrire allo spettatore è l’esperienza di un viaggio attraverso lo spazio e il tempo in un percorso che, partendo dalla Genova del 30 giugno 1960 (ma i documenti anticipano alcuni temi già a partire dalla metà degli anni Cinquanta) arrivi all’approvazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori esattamente 10 anni dopo.

Il filo unificante della narrazione è dato dalla difesa e dalla promozione della Costituzione per raccontare come ci si è mossi (politica, sindacati, cittadine e cittadini, istituzioni, movimenti, associazioni) per cercare di applicare i principi che in essa sono espressi.

Le direttrici cardini sulle quali costruire il racconto saranno il lavoro (in questo senso non fu certo un caso che, durante il V congresso di Milano della Cgil- aprile 1960 – la platea dei delegati votò per l’inserimento, nell’articolo 1 dello Statuto confederale, di un comma che richiamava esplicitamente la nostra Legge fondamentale. Così come nel 1970, a chiusura di un decennio che aveva cambiato il volto dell’Italia non fu scelta a caso l’immagine che accompagnò in modo ricorrente le mobilitazioni per il varo della legge 300, quella di una Costituzione che varcava finalmente i cancelli delle fabbriche), l’accesso all’istruzione, i diritti civili (con un focus specifico sulle donne), la società internazionale aperta, l’idea di Europa.

All’iniziativa aderisce l’associazione dell’Unione nazionale interpreti teatro e audiovisivo (Unita) presente all’inaugurazione con la sua presidenteVittoria Puccini.

Quando si afferma che la lettura critica del passato serve a far comprendere il presente ead orientarci nella costruzione del futuro non si dice una frase di maniera. L’identità e la continuità di valori di una nazione si fondano anche sulla ricostruzione dei percorsistorici e sulla memoria: una memoria forte di lotte e di protagonismi, fatta anche di gente comune interprete di esperienze straordinarie.

Senza memoria non si può affrontare consapevolmente il futuro: vale per il mondo, valeper la politica, vale per le grandi questioni sociali.

È questa la ragione che ha spinto diversi e importanti archivi di consolidata esperienza e meritatamente apprezzati dagli studiosi ad unire le proprie forze per far conoscere ad un pubblico più ampio, soprattutto giovane, una significativa selezione dei documenti che custodiscono.

Dagli spari del luglio ’60 all’ingresso della Costituzione nelle fabbriche con lo Statuto dei diritti dei lavoratori, i documenti selezionati e riprodotti raccontano uno spaccato importante della storia d’Italia attraverso gli occhi dei protagonisti, con l’ambizione di far rivivere il capitolo di una storiache è stata parte decisiva del progresso civile del Paese.

L’allestimento della mostra si snoda assecondando i tre piani e due semipiani della torre, che – attraverso video proiezioni, pannelli, fotografie e documenti – permetteranno al visitatore di farsi coinvolgere in un percorso espositivo capace di offrire a tutti elementi di conoscenza e riflessione (non potendo ignorare la situazione eccezionale che coinvolge il nostro Paese e non solo, nella costruzione del percorso della mostra sarà prevista la possibilità di utilizzare i propri device per accedere a contenuti audio e video più ampi attraverso qrcode o NFC).

Un viaggio alla scoperta di un decennio d’oro che inizia con La dolce vita di Federico Fellini e si conclude tragicamente il 12 dicembre 1969 con la strage di piazza Fontana.

Gli anni del boom economico e del rinnovamento generazionale.

Gli anni – in America – della presidenza di John Fitzgerald Kennedy, di Martin Luther King e dell’affermazione dei Diritti civili.

Un decennio difficile e straordinario durante il quale si incrociano le canzoni dei Beatles e quelle di Lucio Battisti, le immagini dell’uomo sulla Luna e le battaglie sindacali per la democrazia sui luoghi di lavoro e le quaranta ore lavorative.

Un’epoca assolutamente rivoluzionaria, terreno fertile per la nascita di nuove mode e tendenze, di nuovi protagonisti.

L’epoca dei ragazzi e delle ragazze del marzo francese, della contestazione studentesca, delle prime minigonne, dei juke box.

Gli anni di una generazione istruita anche dalla televisione del maestro Manzi e del Non è mai troppo tardi, mentre Pier Paolo Pasolini scriveva sui fatti di Valle Giulia e Martin Luther King veniva ucciso da un sicario sul balcone del Motel Lorraine di Memphis davanti alla stanza 306.

Una generazione che cantando le canzoni di Bob Dylan ha marciato contro la guerra, bruciando le cartoline di precetto davanti ai distretti militari mentre gli aerei B52 americani bombardavano le pianure del Vietnam.

Sono gli anni dei giovani della primavera di Praga, dei pugni chiusi di Tommie Smith e John Carlos alle olimpiadi di Città del Messico, di Jan Palach che a Praga si dà fuoco per protestare contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Gli anni dei ragazzi e delle ragazze di Woodstock e Piazza Fontana, di Genova, Reggio Emilia, Avola e Battipaglia. Degli studenti ed operai uniti nelle lotte dell’Autunno caldo, del Natale in Piazza del 1960, della lunga marcia dello Statuto.

Anni che vedono diventare adulti i bambini usciti dalla guerra che hanno ricostruito l’Italia del miracolo economico e del centro sinistra, della scuola pubblica e di Don Milani, della prima marcia per la pace, della massiccia migrazione interna.

Tante storie che fanno la storia in una mostra per ricordare, raccontare, vivere, rivivere.

Un’occasione per chi c’era di ricordare e per chi non c’era di conoscere. Una mostra dedicata ai giovani ed alle giovani di tutte le età.