1922-2022: guerra, medaglie e fughe, una storia di famiglia intrecciata all’Ucraina

Otto Adolf Grauding era un cittadino della Lettonia, di etnia tedesca. I tedeschi in Lettonia erano arrivati centinaia di anni prima della sua nascita avvenuta alla fine dell’Ottocento. Lavorava da quando aveva una ventina di anni alla società Usa General Electric nella branca russa. Società espropriata, insieme a tante altre, dallo zar Nicola II durante la prima guerra mondiale perché il monarca era ossessionato dalla presenza di spie tedesche sul territorio della Russia.

Una storia di famiglia

Siamo nel 1916. In realtà la GE continua a lavorare in Russia, e così Otto. Lettone di etnia tedesca, di religione luterana, odiava i russi, (la Lettonia era parte dell’impero Russo), che lo consideravano tedesco, si sentiva lettone, anche se i lettoni lo vedevano anche loro come un tedesco. Con la rivoluzione bolscevica decide che non vuole restare a Mosca e va verso la parte più lontana della Russia, Vladivostok, dove c’era una sede della GE. E dove erano arrivate truppe da tanti paesi del mondo per combattere la Russia bolscevica. Fuggirà da Vladivostok nel 1919 e dopo un lungo viaggio per nave arriverà a Costantinopoli, con l’idea di andare ad Odessa e tornare a San Pietroburgo. Ma quando arriva a Costantinopoli i bolscevichi hanno conquistato la città e lui quindi resta a Costantinopoli.

A Costantinopoli arriva una ragazza russo-cosacca, Ekaterina Kostantinova Tcherny, che a vent’anni decide di unirsi alle armate a cavallo cosacche che combattevano con l’armata bianca di Denikin. Partecipa alla battaglia per riconquistare Ekaterinodar, nel Caucaso, a pochi chilometri dal Mar Nero, non lontana da Rostov e di fronte alla Crimea dall’altro lato del mar Nero.

La battaglia viene persa, il comandante muore in battaglia, a Ekaterina viene assegnata la massima onorificenza al valor militare (era una crocerossina combattente). Quando  a Ekaterinodar (oggi si chiama Krasnodar) arrivano le truppe bolsceviche, deve fuggire con le navi da guerra inviate dagli inglesi per salvare quel che restava dell’armata Bianca. Arriva a Costantinopoli nel 1920 ed incontra Otto, si sposano e partono per tornare a Vladivostok (dove sono ancora le truppe giapponesi) passando per gli Usa. Ci arrivano nel 1921. Ritornano in Europa e nel 1922 sono a Parigi dove nasce la loro figlia Tatiana, mia madre.

Kostantin Tcherny era il padre di Ekaterina, si arruola giovanissimo nella cavalleria cosacca. Diventa ufficiale ed arriverà sino al grado di maggiore generale, sempre della cavalleria cosacca. Combatte nella prima guerra mondiale contro l’esercito austro ungarico in Ucraina, a sud di Kiev nella direzione di Leopoli che è vicina all’odierno confine con la Polonia. Per il suo eroismo e la sua abilità gli viene assegnata la massima medaglia al valor militare, in particolare per l’assalto a cavallo di alcune batterie di cannoni austriache, sempre in Ucraina.

Alla fine della guerra cade in depressione, era partito come ufficiale dell’esercito dello zar, ritorna che tutto il mondo in cui aveva creduto e per il quale aveva combattuto è scomparso in pochissimo tempo. Uscito dal sanatorio a Mosca decide con la moglie di andare via della Russia per arrivare in Francia, dove hanno saputo si trovava la figlia con il marito. Ci arrivano nel 1922.

Ufficiali cosacchi nella stazione di Odessa, 1920

Ho parlato di Odessa e di Rostov, di Karkiv e di Kiev, di Riga e del Mar Nero, del Caucaso e di Mosca. Delle battaglie e guerre i tra Paesi Baltici e la Russia Sovietica, delle battaglie combattute tra i russi e gli austro ungarici in Ucraina. Nel 1922 la Russia diventa l’Unione Sovietica.
Memorie, ricordi di un tempo lontano.

Cento anni dopo

La sera del 21 febbraio 2022. Tutti quei nomi di luoghi e città, che erano memorie del passato da ricordare, sono tornati di attualità. Nessuna delle persone che vissero quegli avvenimenti intorno all’anno 1922 vive più. Invece le battaglie, la guerra, le distruzioni e le vittime non sono in quei luoghi solo memorie.

Al momento non sappiamo per quanto tempo e con quali esiti per il mondo. Grazie ad un discorso in cui il presidente della federazione russa ha riscritto la storia, centrando la sua ricostruzione esattamente nell’anno 1922, parlando degli errori dei bolscevichi, di Lenin, di Stalin, e della politica sovietica. Dando ordine poche ore dopo alle armate russe di attaccare l’Ucraina. E ricordando come in altri paesi ci sono minoranze russe minacciate, per prima la Lettonia. E le colpe attribuite dal presidente ruotano tutte attorno a quell’ anno, il 1922.

I miei nonni e bisnonni russi lettoni e cosacchi arrivano in Italia nel 1923. Non avrebbero mai immaginato che cosa sarebbe successo 100 anni dopo. E quelle che erano memorie e ricordi di un tempo lontano e passato sono tornati ad essere luoghi in cui le tragedie umane si rinnovano e continuano.

Non riusciremo mai, in nessuna parte del mondo, a dimenticare quanto la guerra non contribuisca mai alla soluzione dei problemi? Non tralasciando ovviamente che per realizzare la pace ci vuole il dialogo e la storia del secolo scorso ci ricorda quanto la crudeltà e l’odio che possono provare gli umani rende in tantissimi casi impossibile perseguire la via delle soluzioni pacifiche e condivise.

Ci eravamo illusi, noi nati poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, che finalmente l’umanità avrebbe compreso. La storia della civiltà umana di questi ultimi anni ci costringe a pensare che la guerra sia parte essenziale della evoluzione umana. Il che non significa che non si deve continuare a sperare e operare per la pace, qualsiasi cosa significhi questa parola, che sembra sempre a portata di mano e poi sfugge diventando un sogno utopico.
Ricordi personali, ma che riguardano la storia dell’umanità. Avrei sperato che fossero solo memorie di fatti lontani.

La sera del 26 febbraio 2022 i Berliner Philarmoniker a Berlino hanno eseguito la sinfonia n. 2 Resurrection di Gustav Mahler sotto la direzione del maestro Gustavo Dudamel, dedicando il concerto all’Ucraina, sulla parete della sala da concerto una grande immagine della bandiera Ucraina. La musica di Mahler era considerata arte degenerata dai nazisti. Un trionfo per direttore e l’orchestra.