When I get older:
elogio degli anziani

Gli anziani, i vecchi sono di moda. Tutti ne parlano. Forse gli interessati ne avrebbero fatto volentieri a meno di questa notorietà a volte postuma. Ma sono ancora in grado di parlare per fortuna. Alcuni esempi.

When I get older losing my hair
Many years from now
Will you still be sending me a Valentine
Birthday greetings bottle of wine
If I’d been out till quarter to three
Would you lock the door
Will you still need me, will you still feed me
When I’m sixty-four….

(Quando invecchierò perdendo i capelli molti anni da adesso
Mi manderai ancora come auguri di compleanno una bottiglia di vino
Se fossi fuori sino alle tre meno un quarto chiuderai a chiave la porta
Avrai ancora bisogno di me, mi darai ancora da mangiare
Quando avrò sessantaquattro anni)
John Lennon/Paul McCartney

Così cantava Paul McCartney (classe 1942) nel 1967 nell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. L’altra sera, al concerto organizzato da Lady Gaga, One World Together at Home, a sostegno dell’OMS (alla faccia di Trump che non se lo ricorderà nemmeno più), invece ha cantato una versione ripensata di Lady Madonna, raccontando prima che la sua mamma era infermiera ed ostetrica durante la seconda guerra mondiale, mostrando una foto di allora. Probabilmente glielo ha fatto venire in mente la foto che aveva mostrato la Regina Elisabetta nel suo rarissimo discorso alla nazione. La foto sua e della sorella Margaret che dal castello di Windsor, dove si trova in quarantena oggi la Regina con il Principe Filippo, informavano i bambini di Londra che sarebbero stati portarti lontano a causa dei bombardamenti tedeschi sulla città. La Regina ha compiuto l’altro giorno 94 anni ed ha fatto un bellissimo discorso alla nazione, ripreso in tutto il mondo. Ma noi abbiamo ben altri pensatori e commentatori della realtà.
Ora McCartney ha 77 anni, la Regina 94. Sono due vecchi, per usare le parole che tutti usano per classificare gli umani di questi tempi. E val la pena di ricordare il capitano veterano della seconda guerra mondiale Tom Moore che a 99 anni (ne compirà 100 il 30 aprile) ha raccolto per il NHS Inglese 27 milioni di sterline ed ha inaugurato il 22 aprile il nuovo ospedale COVID-19 nello Yorkshire.

“Giunto all’ultimo stadio senile, Sofocle (496 a.C. – 406 a.C.) componeva tragedie, e perché assorto dalla passione dello studio era noncurante degli interessi della casa, venne dai figli chiamato a renderne conto ai giudici. E nella stessa guisa che in Roma sono interdetti coloro che malamente amministrano le loro sostanze, così da quel tribunale veniva Sofocle dichiarato mentecatto e sospeso dal governo della famiglia. Narrasi di quel vecchio venerabile, che al cospetto dei giudici prendesse a declamare l’Edipo a Colono, (messa in scena dopo la morte) tragedia di fresco composta, in torno a cui stava tuttora lavorando, e chiedesse loro se quei versi sembrassero dettati da uno stolido? – E quella recita bastò perché il Tribunale rievocasse la sentenza. Or dunque Omero, Esiodo, Simonide, Stesicoro, e gli altri già da me nominati, Isocrate, Gorgia, Pitagora il principe dei filosofi, Democrito, Platone, Zenocrate, e poscia Zenone, Cleante, e colui che voi tutti vedevate in Roma, lo stoico Diogene, vennero forse costretti per vecchiezza a dimettersi dagli studi, ovvero li proseguirono essi nel corso dell’intera vita?”

Parole tratte da Catone Maggiore, ovvero Dialogo intorno alla vecchiezza fra Catone, Scipione e Lelio, dedicato a Tito Pomponio Attico (De senectute) scritto da Marco Tullio Cicerone nel 44 a. C., un anno prima della morte. Era nato nel 106 a. C., era molto vecchio per l’epoca (Traduzione dal latino di Michele Battaglia, 1866, da Wikisource). E continua Cicerone:
“Alle grandi imprese non sono qualità necessarie il vigore, la flessibilità delle membra; ma bensì il senno, la dottrina e l’autorità del comando, doti che la vecchiezza non che scemare, rende complete“.
Le forze de’ vecchi sono di altra specie e si fanno amare dai giovani mercé i loro ragionamenti.
È degno di tutta la mia stima quel giovine che la pensa da uomo maturo, non meno del vecchio che conserva vivacità ed animo giovanile, in esso invecchiando bensì il corpo, l’ingegno reggendosi sempre vigile e pronto.”
Ha scritto Gianni Rodari in Il paese degli uomini di sapone, alla fine (1973):
“E di tante belle parole non resta più niente”.