Violenza alle donne, silenzio elettorale

Antonietta giace nel suo letto d’ospedale. Ancora in gravi condizioni. Sedata perché il suo fisico annientato dalla violenza del marito non troverebbe le forze per misurarsi con l’addio alle sue Martina e Alessia, le sue figlie terrorizzate spettatrici della fine di una famiglia. Bambine, prossime donne, che hanno subito la violenza più tragica dalla mano armata del padre, un uomo.

La tragedia di Cisterna di Latina ha riproposto in forma estrema la violenza che si consuma in troppe case. In cui la struttura familiare non protegge ma nasconde. In cui sono sempre le donne ad essere vittime predestinate di uomini che non riescono a misurarsi con i loro limiti e la loro presuntuosa superiorità che sa manifestarsi solo con la violenza.

Si sono alzate le consuete voci di condanna davanti a questo scempio. L’orrore dell’azione premeditata di vendetta del carabiniere, lasciato in possesso di un’arma nonostante il palese disagio mentale, è stato manifestato in ogni forma, con tante parole che ancora una volta rischiano di essere solo rituali.

Rituali, dovuti? E sì. Dato che il fenomeno della violenza sulle donne, 149 uccise nel 2016, lo stesso nel 2017, quasi sempre da compagni, ex mariti, parenti, non è entrato che in modo assai marginale negli argomenti della campagna elettorale che si è conclusa. Eppure in tempi come questi in cui come non mai si è parlato di stalking, molestie e violenze, ci sarebbe stato da aspettarsi un impegno ben diverso da quello che c’è stato su questi argomenti che non riguardano solo le donne ma l’intera struttura della società. Ed invece la maggior parte dei politici hanno riscoperto per un po’ la questione della violenza sulle donne solo in modo strumentale dopo le vicende di Macerata e di Milano, di Pamela e Jessica.

Poi le donne sono state fatte rientrare nei ranghi. E di loro si è parlato nei programmi quasi sempre in relazione al loro ruolo nella famiglia, stando ben attenti a non ampliarne lo spazio d’azione specialmente nel mondo del lavoro. Guai a trovarsele in competizione.

Piccolo tour in rosa nei programmi, dunque, nella campagna elettorale con un numero infinito di promesse. Nel centrodestra le donne sono innanzitutto madri. Assegni familiari proporzionali al numero dei figli, riconoscimento pensionistico per le madri ma anche tutela del lavoro per le giovani donne. Ma sul tema violenza nemmeno una parola. Anzi, l’esaltazione enfatica della famiglia non lascia spazi di critica.

Nel programma dei Cinque stelle non c’è mai la parola donna. E’ neutro l’elettore cui si rivolgono i grillini che a stento evocano la necessità di investire su percorsi interdisciplinari di educazione “ alle emozioni, all’affettività e alla parità di genere”. Che significa?

Anche Emma Bonino guarda alle donne con l’occhio del lavoro. Che non è poca cosa, però… E il Pd preferisce affrontare la questione con la prospettiva dell’occupazione e del sostegno economico. La parità salariale è uno dei punti del capitolo intitolato ai diritti civili e alle pari opportunità. Per la violenza l’impegno a potenziare i centri antiviolenza e quelli per le vittime della tratta. Nel governo a guida Pd non c’è stato posto per un ministero delle pari opportunità.

Per Liberi e uguali parità salariale ma “è necessaria un’azione determinata e continua di contrasto alla violenza nei confronti delle donne che passa anche da un piano straordinario per l’occupazione femminile che rende le donne libere di scegliere”. Solo Potere al popolo ha dedicato un capitolo del suo programma all’autodeterminazione e lotta alla violenza contro le donne e le persone.

C’è stata una campagna di ActionAid “Lascia il segno. Quello giusto!” che ha invitato a considerare il voto prossimo come la possibilità di rendere le donne libere dalla violenza, quella già subita e quelle che potrebbero subire in futuro. L’invito ai cittadini è stato di sostenere chi è realmente impegnato nella lotta alla violenza sulle donne. Ai candidati e ai partiti è stato chiesto un impegno concreto sugli otto punti di #lasciailsegno: un ministero delle pari opportunità, un piano nazionale antiviolenza sempre attivo, un sistema di monitoraggio dei fondi costantemente aggiornato, forme di assistenza e sostegno alle donne e alle loro figlie/figli, una rete più forte per proteggere le donne, una battaglia culturale che inizi a scuola, una politica che torni a dare l’esempio, la prevenzione e il contrasto delle mutilazioni genitali femminili. Finora hanno aderito alla campagna un milione e mezzo di persone.