Videogiochi
alle Olimpiadi

E’ uno di quei giorni che ti prende la malinconia/ che fino a sera non ti lascia più/La mia fede è troppo scossa ormai…

Beh sì, sono un po’ di giorni che il canuto ritornello della Ornella pulsa nelle orecchie. Quando uno apprende infatti che i videogiochi sono uno sport la prima cosa che ti viene da pensare è: mio dio, come sono invecchiato.

Il Cio ha dunque stabilito che: “I videogiochi possono essere considerati un’attività sportiva”. E che: “I giocatori coinvolti si preparano e si allenano con una intensità che può essere paragonata a quella delle discipline tradizionali”. Quindi, signori cari, dice il Comitato olimpico internazionale, rassegnatevi, prima o poi distribuiremo medaglie d’oro, d’argento e di bronzo ai campioni degli eSport. Già ne parlarono i francesi: li introdurremo a Parigi 2024. Già saranno sport dimostrativo ai Giochi Asiatici in Indonesia il prossimo anno e saranno una disciplina a pieno titolo ai Giochi Asiatici del 2022 in Cina. La porta delle Olimpiadi è in pratica già aperta.

Per uno che è già scettico con il VAR, capirete il trauma. Ma tant’è. Non si può ridurre il tutto alla considerazione “non esistono più gli sport di una volta”, come si fa con le stagioni. Anche perché su una paginata di Repubblica ci viene spiegato da un esperto di queste cose, Andy Miah, inglese e scrittore di cose che riguardano  cybercultura, tecnologia e sport: “Niente è statico nello sport… nuove attività possono essere aggiunte senza troppi problemi, a patto che il movimento riconosca a queste attività un ‘valore’ ”. Un “valore” gli eSport ce l’hanno, secondo Miah, perché si stanno affermando in tutto il mondo come “lo sport dei nostri tempi”. I videogiochi “stanno diventando a grande velocità qualcosa di molto strettamente associato all’attività fisica”. Pensate a Zombies Run, cita l’inglese, “un software per dispositivi mobili che durante una comune sessione di running proietta l’utente all’interno di una storia nella quale ha un ruolo da svolgere, una mission da portare a termine (e ti pareva che non ci fosse una mission…ndr), per capire come gli eSport troveranno un terreno comune con le attività sportive tradizionali”. Pensare a Ciro Immobile o a Federica Pellegrini come degli zombi in tornei virtuali di calcio o in piscina, beh, ammetterete, da un po’ da pensare.

E comunque i videogame hanno anche un valore economico, perché negli eSport già sono presenti come sponsor ufficiali tutti i giganti dei mercati, a partire dalla Coca Cola.

Ora si può essere d’accordo con il fatto che milioni di giovani si esercitano con i joystick e che essi potranno così riconnettersi agli sport tradizionali che altrimenti non seguono, ma quando compaiono gli sponsor allora i dubbi aumentano. Perché gli sponsor sono sempre più presenti in questi giochi elettronici. E non a caso erano presenti massicciamente nella sessione del Cio che ha deciso questa mezza rivoluzione. Si valuta che per le partite virtuali del gioco Fifa ci siano oltre 450 milioni di euro all’anno di investimenti pubblicitari. Infatti il calcio già riscuote da questo grosso giro d’affari sostanziose royalties. Adesso vuole prendersi molto di più dai campionati virtuali.

C’è un grossa torta da spartirsi e quelli del Cio, come è noto, appena sentono odore di denaro sono peggio degli squali con il sangue. La ricchezza dei videogame per le Olimpiadi forse può essere anche questo interesse poco olimpico. E poi dice che uno si butta a sinistra…