La mia storia di paziente:
ecco perché va difesa
la sanità emiliana

PREMESSA – C’è la Lega di Salvini che vorrebbe “liberare” l’Emilia-Romagna e cambiarne la sanità che pure, secondo uno studio del Forum Ambrosetti, è prima in Italia per qualità dell’offerta. Io ho una storia da raccontare: riguarda la mia vita che, da qualche mese e mio malgrado, è intrecciata col modello sanitario pubblico emiliano-romagnolo. Un modello che mi ha “liberato” da un cancro subdolo e quasi invisibile con una diagnosi precoce e precisa.

 

ospedale rimini“Lei ha un cancro ma…non si preoccupi”

Capisci che qualcosa non va dall’imbarazzo nella voce del giovane medico, bravo a scrutarti dentro con l’endoscopio ma impreparato a comunicare la malattia. “L’intervento che le ho fatto per rimuovere la mucosa gastrica è andato bene, i contorni sono netti e puliti. Ma c’è qualche cellula da togliere, devo passarla al chirurgo a questo punto, bisogna rimuovere una parte di stomaco. Non è niente di grave, vedrà che l’intervento sarà risolutivo”.

Il medico ti guarda come se tu dovessi tirare le conclusioni: “Mi sta dicendo che ho un tumore, che la diagnosticata displasia della mucosa in realtà è una neoplasia?”. “Purtroppo è così. Avevamo tutte le biopsie favorevoli ma l’anatomopatologo ha individuato alcune cellule che hanno infiltrato la sottomucosa”. Ero andato alla convocazione dell’ospedale di Rimini, che immaginavo essere per la consegna di routine dell’istologico, con la mia Vespa 125 PX identica a quella di Nanni Moretti in “Caro diario”, dove il regista racconta (anche) del suo tumore. E mi sono ritrovato nel mio diario (mai scritto), nella mia malattia (mai sospettata), nel film della mia vita (mai girato).

Come si affronta un cancro? Qual è la successione delle cose da fare? Come lo dico ai miei? Telefono a mia moglie, poi ad una cara collega giornalista che ha fatto una operazione analoga 25 anni fa e mi canzona: “Benvenuto nel club. Ti pare che io sia sofferente per quel lontano intervento? Piuttosto scegli bene il chirurgo”.

 

ospedale riminiMezzo stomaco rimosso e neanche una cicatrice

Ma che ne so io di chirurghi che fanno a fette gli stomaci? Mi viene in mente Maurizio Salvi, mio amico di infanzia, chirurgo di fama e già direttore della chirurgia toracica degli ospedali romagnoli. A sera sono a casa sua, guarda le mie carte e mi tranquillizza: “È un intervento semplice, ti resterà mezzo stomaco. Puoi scegliere tra gli ospedali di Forlì e Rimini. Forlì ha una scuola antica, Rimini ha messo a punto una tecnica laparoscopica che ti risparmia la ferita dallo sterno all’ombelico. Vai a Rimini, il primario si chiama Gianluca Garulli, abbiamo lavorato insieme”. Mi fido del mio amico e procedo. Contatto il chirurgo e da lì a due settimane – il 21 ottobre alle 8, due giorni dopo compirò 65 anni – sono in sala operatoria.

Garulli, 57 anni, ha oltre diecimila interventi all’attivo e un curriculum di tutto rispetto. La sua equipe è formata da ottimi medici di età media sui quarant’anni. Il contesto è empatico nei colloqui preoperatori e anche l’ingresso in sala operatoria viene sdrammatizzato da tutto il personale. Tre ore dopo sento tante voci che mi chiamano e altrettante mani che mi sollecitano per farmi tornare vigile. Dopo il “parcheggio” di due-tre ore in terapia intensiva, verso le tre del pomeriggio metto a fuoco il bel sorriso di mia moglie e realizzo che sono pieno di tubi infilati con aghi nelle vene e collegato ad una macchina che fa bip bip.

Non sento dolore grazie ad un medicinale efficacissimo. Il chirurgo mi relaziona in dettaglio: l’intervento è andato bene salvo qualche complicazione col sanguinamento, i valori epatici non sono brillantissimi ma, insomma, tornerà tutto a posto. “Si è guardato il torace e la pancia?”. Dopo un intervento che ha modificato la tua anatomia capisci cos’è la laparoscopia: tre fori millimetrici e un taglio di pochi centimetri all’altezza dell’ombelico da dove è “uscito” il mio mezzo stomaco. Per chiudere il cerchio manca l’esame dell’anatomopatologo. Arriverà dopo 22 giorni – trascorsi nell’ansia, visto il precedente istologico sulla mucosa gastrica – e sarà negativo. In sostanza la partita si chiude qui senza necessità di ulteriori terapie.

Negli ultimi due mesi sono stato un paziente assiduo della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna. Ho collezionato un crescendo di esami e interventi che mi pone al livello di super cavia: tre gastroscopie, una resezione endoscopica di mucosa gastrica, una gastrectomia subtotale, due anestesie generali, svariati esami e consulti specialistici. L’esperienza mi ha fatto conoscere da dentro il mondo della sanità. Che è una macchina dalle prestazioni eccellenti, da cui le forze politiche ora all’opposizione in Regione vorrebbero “liberarci”, a prescindere. Parte di questa macchina, direi la medica-ospedaliera, a me ha dato riscontri positivi. Nel circuito pre e post ricovero tutto è efficiente e veloce con esami e consulti in tempo reale e la sensazione che nel momento di massima fragilità c’è sempre qualcuno che pensa a te, primario compreso. Ho visto, invece, in affanno la parte infermieristica gravata da carichi di lavoro eccessivi ma resta un giudizio umanamente e professionalmente positivo per dei lavoratori che ce la mettono tutta.

Immagino che al SSN sarò costato parecchio. Ho la “mutua dei giornalisti” che probabilmente mi avrebbe rimborsato se mi fossi rivolto al privato. Ma la sanità pubblica emiliano-romagnola offre buoni standard e col privato non c’è partita quando si entra nelle situazioni più complesse. Menzione particolare alla chirurgia laparoscopica, che a Rimini è stata portata a livelli di eccellenza nazionale dal dottor Garulli ed ha il vantaggio di risparmiarti l’affondo del bisturi in 30-40 centimetri della tua carne.

ospedale riminiLasciateci il modello pubblico: va bene così

È per questo che preoccupano le affermazioni della leghista candidata presidente della Regione Lucia Borgonzoni sul modello privato (a volte veneto, a volte lombardo) che vorrebbe imporre. Si tratta di “progetti” privi di una prospettiva verificata, “pensati” non solo da chi è convinta che l’Emilia-Romagna confini col Trentino ma soprattutto nulla sa di sanità ed improvvisa giudizi improbabili. Teniamoci stretto quel che abbiamo in Emilia-Romagna: non ci è stato regalato, facciamo in modo che non venga svenduto da chi vuole “liberarci”.

Quanto a me? “Può tornare ad una vita normale, vedrà crescere i suoi nipotini”, mi rassicura il chirurgo. Ho un solo nipotino di due anni, vive a Miami e per raggiungerlo ci vogliono 13-14 ore di viaggio: da ottimista ho prenotato l’aereo per febbraio 2020. Ovviamente dopo le elezioni in Emilia-Romagna.