Vertice NATO, Europa
e Stati Uniti
mai così divisi

Dove sono finite le antiche certezze della diplomazia internazionale? Il summit della NATO che si è tenuto ieri sembrava uno scherzo. O una commedia di Ionesco. Lo ha preceduto un fuoco di fila nel più classico stile delle intemperanze trumpiane: la sicurezza degli europei dipende solo da noi americani ma loro non vogliono pagare, la Germania è prigioniera della Russia, che l’ha soggiogata con le forniture della Spectre petrolifera alla cui testa ha messo addirittura un ex cancelliere tedesco (e questo, va detto, è vero: non è l’ultimo dei torti che Gerhard Schröder ha fatto al proprio paese). E poi ci rovinate con le eccedenze negli scambi, e via insultando, prima i tedeschi e poi tutti gli altri. Con una stoccata speciale a “quelli di Bruxelles”, così poco attenti agli interessi americani tanto da pretendere di rispondere colpo su colpo alla campagna dei dazi che invece è virtuosamente volta, secondo la filosofia dell’inquilino della Casa Bianca, a riequilibrare rapporti troppo sbilanciati. Nonché – questo non s’è detto apertamente ma si sa che è una delle poste in gioco più importanti – di preferire le forniture russe di petrolio e gas ai miracoli del cracking made in Usa, sulle cui sorti magnifiche e progressive l’amministrazione Trump conta moltissimo.

Poi nell’incontro diretto tra The Donald e Frau Merkel l’idillio: con la cancelliera i rapporti sono “ottimi”, siamo d’accordo su tutto, dice lui. E lei, che prima di entrare nella sala dell’incontro aveva puntualizzato acida di averci vissuto davvero, lei nata nella Germania est, sotto il tallone di Mosca e che quindi l’orso russo lei sì che lo sa tenere a bada, era tutto un sorriso: gli scambi economici sono una cosa, le vicinanze politiche un’altra.

Spento l’ultimo sorriso, archiviato l’ultimo salamelecco degli incontri bilaterali, l’idillio era già un ricordo. Al Segretario Generale Jens Stoltenberg qualcuno in conferenza stampa ha chiesto se per caso avesse qualche fondamento la voce, che circolava, secondo la quale Trump avrebbe chiesto l’aumento del contributo europeo alle spese al 4% del PIL di ciascun paese. Chi ha un minimo di contezza sugli affari dell’alleanza non poteva che pensare a uno scherzo o a una provocazione: a parte i greci (che hanno i turchi alle porte) e i baltici (che hanno la fobìa dei russi) nessun paese europeo si è mai avvicinato neppure alla metà di quella percentuale, al 2% cioè che è scritto da anni e anni sui documenti ufficiali e là rimane. Tutti i presidenti americani hanno sempre battuto molto sul burden sharing, la (giusta) condivisione degli oneri e Trump, ovviamente, lo ha fatto con forza ancora maggiore e con la rudezza di toni che gli è congeniale. Anche alla vigilia di questo vertice.

Possibile che, pur sapendo che il 2% resta ancora una chimera, l’uomo di Washington avesse messo sulla bilancia addirittura il doppio?

Possibilissimo, come si è capito dall’imbarazzo nella risposta di Stoltenberg (“intanto concentriamoci sugli obiettivi già fissati”) e, soprattutto, dalla conferma venuta più tardi dalla delegazione americana: Washington, che da almeno trent’anni agli europei chiede (invano) il 2% ora rilancia al doppio. Che senso ha, questo atteggiamento, se non quello di una studiata provocazione per segnalare l’ostilità di questa amministrazione verso gli europei?

Fin qui la cronaca del vertice, cui ci sarebbe da aggiungere, forse, una decisione, per ora solo annunciata, di potenziare il comando congiunto delle forze alleate (JFC) di Napoli in modo da rafforzare la presenza militare nel Mediterraneo. Una richiesta venuta dal nuovo governo italiano e connotata, anch’essa, dall’ossessione del momento, quella degli arrivi dei migranti. Una fantasia maliziosa così potrebbe disegnare lo scenario di una nave del JFC che raccoglie qualche naufrago ma Salvini la lascia in mare perché ha chiuso i porti per la disperazione dei nostri comandi e della ministra Trenta.

C’è qualche considerazione da fare sul vertice, un avvenimento che in altri tempi segnava, nel bene e nel male, il corso della politica internazionale? Una, forse: ha ancora senso la NATO?