Verona-Bologna, i raid
di Lega e Salvini
nei giorni della memoria

Alcuni fatti clamorosi hanno segnato gli ultimi giorni della Repubblica. Il primo è l’idea del Sindaco e Consiglio comunale della città di Verona: giocare uno scherzo goliardico alla senatrice a vita Segre, cui la città ha appena concesso la cittadinanza onoraria quale sopravvissuta e testimone di Auschwitz, dedicando subito dopo una strada a un importante protagonista del fascismo, Giorgio Almirante, che ha dato la caccia alla Segre bambina, l’ha catturata, con tanti ebrei italiani, l’ha mandata nel campo di morte di Auschwitz. Il colpo tentato (equiparare fatti della storia come il crimine del tentato sterminio che, con parola ebraica, chiamiamo Shoah, con la intensa attività omicida dei fascisti che hanno partecipato al delitto ) serve a “ normalizzare” la storia e favorire la“ pacificazione.” Non con Liliana Segre, che prontamente si è sottratta allo sporco gioco e si è immediatamente autoesclusa dal finto onore che le era stato proposto al fine di celebrare l’autore di molti interventi fascisti sulla purezza e superiorità della razza ariana.

Il secondo fatto è un grappolo di eventi che ha come protagonista principale colui che aspira ad avere dovunque strade intitolate al suo nome come unico e strenuo difensore (già secessionista) della patria. Si tratta del caso Matteo Salvini, facile da riassumere, impossibile da spiegare. Salvini, da Ministro dell’Interno senza altro lavoro, attenzione e impegno che non fosse fermare “l’invasione” inesistente dei neri mandati dall’ebreo Soros per prendere il lavoro e le case degli italiani, è indagato per sequestro di persona dalla Procura di Agrigento. L’accusa è di aver tenuto in ostaggio, in mezzo al violento e rovente mare d’agosto, decine di profughi (molte donne e bambini) salvati in mare dalla nave militare Gregoretti. Ha bloccato al largo la nave militare italiana colpevole di salvataggio, , con una autorità che non aveva neppure da ministro. Ha tenuto in mare persone stremate che, a bordo di una nave italiana, erano già in territorio italiano. La procura chiede l’autorizzazione a procedere al Senato, come si deve fare per i Parlamentari e membri del governo. Si fanno avanti subito tre Salvini, in rapida sequenza da spettacolo di varietà e rivista. Il primo Salvini è indignato: dice che la magistratura invade il campo della politica, che è assurdo e illegale chiedere la condanna di un ministro nell’esercizio delle sue funzioni e che quando ha preso la sua decisione: “nessuno sbarchi dalla nave militare italiana perché c’è pericolo di terrorisimo” (sic) lo ha fatto insieme con gli italiani (non ha detto molti, ha detto tutti ) che si autodenunceranno e con lui e andranno in prigione con lui.

Il secondo Salvini, subito dopo, cambia scena: chiede a tutti di votare ciò che vuole la Giustizia cioè contro di lui, e ordina ai suoi senatori di farlo perché, se prima si vedeva in pericolo per l’imboscata di un potere estraneo, adesso si sente martire per aver difeso la patria (da una nave e da marinai italiani ) e come tale vuole ottenere attenzione e voti.

Al terzo Salvini viene in mente Pannella, che rischiava la vita con lunghissimi digiuni quando chi doveva decidere non decideva, a danno di poveri, malati o carcerati o di fondamentali diritti negati (degli altri, non di Pannella). Salvini introduce una variazione. Lui digiuna per sé e invita “milioni di italiani” a digiunare con lui (per lui, Salvini) che viene processato avendo ordinato ai suoi di votare “sì” per il suo processo. Quindi digiuna contro se stesso.

Poiché gli resta del tempo libero, Salvini, guidato dal tipo di gente che lo circonda e che le
telecamere non lasciano vedere e identificare, suona al citofono di un cittadino (chi? ma un tunisino, naturalmente) per chiedergli, con tutti i microfoni di tutte le Tv puntate, se in casa sua si spaccia droga. Un simile abuso di potere di un cittadino celebre, di un senatore della Repubblica, del capo di un grande partito, del leader di una campagna elettorale in corso, di qualcuno che è stato fino a poco tempo fa ministro dell’Interno, avrebbe dovuto attrarre la denuncia dei media e l’intervento della Digos. Invece i migliori giornali ci raccontano la storia di un potente che attacca un cittadino a domicilio con il tono affabile di “sentite questa” oppure “Non solo Dio ti vede, anche Salvini.” Particolare piccante: il nome della vittima dell’eterno ragazzo Salvini (goliardico, naturalmente) si sentiva benissimo nei microfoni dello “sketch” che avrebbe potuto benissimo far parte del celebre film di Tognazzi “ I mostri”. Al momento non abbiamo notizie di una dura denuncia (e neppure di una mite denuncia) del Pd.

 

“27 gennaio”, la poesia di Edith Bruck