Così il centrosinistra
blocca il ricambio

C’era una volta la rottamazione. Ma forse non c’è mai stata davvero. Come purtroppo non c’è da tempo a sinistra una vera operazione di rinnovamento: quello che si compie attraverso la promozione e la crescita di nuovi gruppi dirigenti. Il momento fatidico della formazione delle liste non sembra poter segnare purtropo una inversione di tendenza.  La campagna della rottamazione renziana ha avuto un carattere quasi esclusivamente di immagine e si è esaurita nella fuoriuscita dal Parlamento di D’Alema e Veltroni oltre a qualche rinuncia individuale, su tutte quella di Livia Turco. Comunque la si pensi,  tutt’altro che il peggio delle risorse della sinistra.  Paradossalmente a sancire l’esclusione dell’ex premier è stato l’allora segretario Bersani che in piena offensiva del suo avversario rottamatore nelle primarie del centrosinistra annunciò: “Non chiedo nessuna deroga per la ricandidatura di D’Alema”. Veltroni invece era già stato liquidato da Renzi con la celebre frase: ” È molto meglio che continui a scrivere libri”.

Nel prossimo Parlamento tornerà D’Alema, ci sarà Bersani e il Pd sarà assai meno rigoroso nel concedere deroghe ai suoi plurieletti, a cominciare dal ministro Dario Franceschini. Di rottamazione nessuno parla più (per fortuna) ma non perché si è scelto di affrontare con altri strumenti e altre parole la fondamentale questione del rinnovamento nella politica e nelle istituzioni. La grande maggiioranza dei parlamentari uscenti saranno in lista sia nel Pd che in Liberi e Uguali che oltretutto si presenta con il volto e il nome nel simbolo di un ultrasettantenne, il presidente del Senato Piero Grasso.

Ma non è solo una questione anagrafica. Un tempo a sinistra il ricambio si costruiva seriamente, promuovere un giovane dirigente era un investimento importante. Tutto questo non si vede più. Oggi è solo un problema di facciata, di messaggi mediatici.Si fanno salire sul treno della campagna elettorale i millenials, si convocano giovani alle scuole di politica, ma su quanti si scommette davvero? Quanti se ne formano? Si arriva persino al paradosso di nominare nella segreteria nazionale del Pd una giovane amministratrice calabrese che si vanta di non essere iscritta al Pd e per giunta in rotta di collisione con la sua giunta. Nella povertà di idee non c’è limite alla creatività…

Non è un tema di oggi comunque.  La rinuncia a investire sui più giovani o anche sui quadri più periferici e sulle donne per mandare avanti i fedelissimi è una tendenza pluridecennale, tutti gli ultimi predecessori di Renzi hanno le loro colpe. E la politica anche a sinistra finisce per somigliare alla peggiore società italiana, quella raccontata dai vari rapporti Censis. Il rinnovamento e il merito restano ncora una chimera anche nella parte più avanzata e progressista di questo Paese.