Vaccini, una scelta folle mette a rischio
la salute dei bambini

Con una scelta che in altri tempi sarebbe stata definita dorotea, la maggioranza di governo – Lega e Movimento % stelle – ha approvato un emendamento al “milleproroghe”: la vaccinazione dei bambini che frequenteranno asili nido e scuole materne resta obbligatoria, ma sarà possibile derogare al dovere di presentare l’autocertificazione per almeno un anno. Un modo per dire che l’obbligatorietà reale scatterà non adesso, ma l’anno prossimo. Così nei prossimi dodici mesi i bambini non vaccinati per volontà dei genitori potranno (anzi, dovranno) essere ammessi in aula. Mettendo a rischio i bambini non vaccinati non per volontà, ma per necessità: perché immunodepressi.

Contro questa legge si sono espresse molte regioni, che hanno annunciato di voler ricorrere alla Corte costituzionale. Ma il problema non è solo e non è tanto politico. È anche e soprattutto scientifico e sanitario.
E, infatti, la comunità scientifica si è pronunciata in maniera compatta, repentina e al più alto livello: non solo l’immunologo Roberto Burioni, la senatrice a vita Elena Cattaneo, il farmacologo Silvio Garattini, ma anche la massima istituzione di ricerca medica del paese: l’Istituto Superiore di Sanità. Anche l’Ordine nazionale dei medici ha mostrato tutta la sua ferma contrarietà alla decisione del Parlamento.
Non c’è dubbio che la vicenda sia delicata. Sia perché chiama in causa il rapporto tra politica e scienza, sia perché mette a confronto due interessi legittimi, chiedendo di stabilire una priorità: tra libertà di cura e interesse generale della collettività.
Sui rapporti tra politica e scienza sono stati scritti fiumi d’inchiostro. Non pretendiamo di riassumerli. Diciamo solo che una democrazia matura non stabilisce a maggioranza qual è la velocità della luce. E neppure se sia utile o meno una vaccinazione di massa per giungere alla cosiddetta “copertura di gregge”. Segue, al contrario, le indicazioni della comunità scientifica, mettendola in grado di stabilire la “verità provvisoria” in maniera serena e trasparente.
Ebbene, in questo caso la comunità scientifica, nazionale e internazionale, prende atto di alcuni numeri, facilmente consultabili su Epicentro, il sito dell’Istituto Superiore di Sanità. In Europa ci sono dei focolai epidemici tali da non destare allarme rosso, ma piuttosto preoccupanti.
Prendiamo il caso del morbillo: una malattia infettiva che potrebbe essere facilmente combattuta fino alla virtuale eradicazione. Ebbene, come verificato dall’European Surveillance System, nel 2017 in trenta paesi del Vecchio Continente sono stati registrati 14.451 casi di infezioni da Paramyxovirus, il virus del genere Morbillivirus che causa appunto il morbillo. Questo numero di contagi – di qui la preoccupazione – è tre volte superiore a quello dell’anno precedente: il 2016, quando in quei medesimi trenta paesi furono registrati 4.643 casi.
Il paese europeo che ha fatto registrare il maggior numero dei casi nel 2017 è la Romania. Al secondo posto c’è l’Italia, con 4.991 casi. L’epidemia nel nostro paese è continuata nel 2018: secondo l’Istituto Superiore di sanità, infatti, nei primi sei mesi di quest’anno sono stati registrati 2029 casi di morbillo (267 nel mese di giugno) con 4 decessi. In 393 casi sono stati contagiati bambini di età inferiore a 5 anni e in 125 casi bambini di età inferiore a un anno.
La causa principale del ritorno del morbillo nel nostro continente, sostengono le autorità sanitarie europee, è la mancata vaccinazione. E, infatti, anche in Italia il 91,3% dei casi di infezione si è verificato tra persone non vaccinate al momento del contagio, mentre il 5,4% era stato vaccinato con una sola dose. Quasi la metà dei contagiati, il 48,9% per la precisione, ha sviluppato almeno una complicanza. Mentre, continua l’Istituto Superiore di Sanità, il 59,5% del totale delle persone contagiate è stato ricoverato.
Bene, scienziati e medici sostengo che questo numero di contagi che, in pochi casi per fortuna, possono portare alla morte può essere drasticamente abbassato se la copertura vaccinale raggiunge almeno il 95% della popolazione. Una parte del restante 5% non può essere vaccinata per una serie di cause. Ma la “copertura di gregge” garantisce anche la loro salute.
In altre parole la vaccinazione è e deve essere considerata un interesse dell’intera collettività.
Un interesse che, certo, confligge con il diritto alla libertà di cura. Entrambi questi interessi sono legittimi. Ma, è opinione dominante tra medici, scienziati, bioeticisti e giuristi, che quando si verifica un conflitto del genere è l’interesse generale a prevalere su quello individuale.


Riassumendo: c’è un’emergenza reale, ma non acuta. L’emergenza è causata dalla crisi delle vaccinazioni. Occorre intervenire con urgenza. Certo, sarebbe auspicabile che la “copertura di gregge” venisse raggiunta su base volontaria. Ma poiché non è così e poiché l’interesse della collettività è attaccato, ecco che deve prevalere il male minore: la vaccinazione obbligatoria.
Questo è quanto ritiene la comunità scientifica.
Di fronte a questa convinzione pubblicamente enunciata più volte, una democrazia matura ne prende atto e agisce di conseguenza. Una democrazia immatura può decidere che l’ultima parola, anche in fatto di vaccinazione o di misura della velocità della luce, deve essere presa con un voto di maggioranza, assumendosi la responsabilità di tutti i rischi associati a una tale decisione-
Quello che nessuna democrazia può fare è assumere una decisione pilatesca, tipo quella presa dalla maggioranza di Lega e M5S: resta nominalmente l’obbligatorietà, ma poi ognuno può fare come gli pare per almeno un altro anno. Si tratta di una presa in giro che può avere serie e persino tragiche conseguenze.
Chi assume queste decisioni neodorotee si offre inevitabilmente al ridicolo. Come quello di istituire classi speciali per gli immonodepressi o, comunque, per i soggetti più a rischio. Con l’effetto di promuoverne la ghettizzazione, costringere le scuole a uno stress organizzativo difficile da gestire in poco tempo e, soprattutto, senza eliminare il rischio. Perché nessun voto parlamentare o decreto ministeriale può impedire a un virus di diffondersi e raggiungere le persone più deboli.