Per rifondare
la sinistra è necessaria
una spinta civica

“Irrisolta” dice Bersani, parlando del problema fondamentale che impedisce alla maggioranza di governo di diventarlo anche nel paese. Gli ostacoli sono essenzialmente all’interno dei due contraenti principali: M5s e Pd. Renzi, infatti, viaggia verso altri lidi e Leu è in attesa che il Pd si risolva compiutamente a sinistra.

I grillini hanno di fronte due strade. La prima, quella Di Battista, è un vicolo cieco perché la centralità del Movimento non è più proponibile nelle cose. La seconda è di coltivare le proprie peculiarità identitarie, quelle di origine progressista, (onestà, ecologismo, disinteresse personale) dentro un’alleanza con la sinistra per spingerla a cambiare, a rifondarsi nel segno di un socialismo moderno, ecologista, progressista ed europeista (l’Europa federalista, solidale e inclusiva), fuori e contro la subalternità al neoliberismo.

Grillo sembra orientato in questo senso, non a caso ha stoppato il “marmotta” Di Battista. Però, ha un problema: tenere unito il Movimento, evitare che le fuoriuscite molecolari al Senato espongano tutta la coalizione al condizionamento crescente del trasformismo parlamentare con la caduta di Conte. Di qui l’orientamento a superare la figura del capo politico (infelice la leadership di Di Maio), in favore di un organismo collegiale rappresentativo di tutte le anime pentastellate. Ma devono decidersi, e anche con una certa sollecitudine. Invece, per ora, si dibattono fra vecchi sogni e nuove prospettive.

Lo stallo del Pd

Lo stesso problema ha il PD. La propensione maggioritaria a un’alleanza strategica con il M5s non è frutto di un Congresso. L’ultimo è servito solo a scalzare Renzi. Per questo obiettivo Zingaretti assunse la stessa posizione (mai con i grillini) del “bomba”, buttandola più sulla gestione meno personalistica ed egocentrica del partito. Poi il suicidio di Salvini impose nei fatti, com’è noto, l’imbocco di una strada diversa, rafforzata vieppiù dall’improvviso arrivo del Coronavirus.

Zingaretti all’atto dell’assunzione della segreteria aveva promesso due cose: un cambiamento di politiche economiche e sociali per tornare a parlare al popolo delle periferie sociali abbandonato da molti anni dai democrats e, prima di loro, dalla sinistra Ds, e un cambiamento profondo del partito.

A far imboccare più decisamente la prima strada, dopo qualche timido passo (finanziaria 2019), è stata la pandemia (e il cambiamento provocato nell’Unione europea). Non senza qualche remora di antico sapore renziano dovuta sia a uno stordimento subalterno al neo liberismo iscritto nel DNA del Pd (Lingotto) sia alle retroguardie renziane (Marcucci, Gori, Lotti ecc.) lasciate dal “bomba” a condizionare, pro domo sua, il vegliardo nato vecchio. La seconda promessa, invece, langue e quasi se n’è persa traccia.

All’inizio dell’anno, l’11 gennaio, Zingaretti diceva a “la Repubblica”: “Vinciamo in Emilia-Romagna, e poi cambio tutto. Sciolgo il Pd e lancio un nuovo partito”, “Convoco il congresso con una proposta politica e organizzativa di radicale innovazione e apertura. In questi mesi la domanda di politica è cresciuta, non diminuita. E noi dobbiamo aprirci e cambiare per raccoglierla. Non penso a un nuovo partito ma a un partito nuovo, un partito che fa contare le persone ed è organizzato in ogni angolo del Paese”. Poi, aggiungeva pugnace: “Magari cambiamo anche simbolo e nome”, “dobbiamo rivolgerci alle persone, non alla politica organizzata. Dobbiamo aprirci alla società e ai movimenti che stanno riempiendo le piazze in queste settimane. Non voglio lanciare un’Opa sulle Sardine, ci mancherebbe altro, rispetto la loro autonomia, ma voglio offrire un approdo a chi non ce l’ha”.

Oltre le regionali di settembre

Questi propositi che fine hanno fatto? Boh! Si dirà: ma di mezzo c’è stata l’emergenza sanitaria, il lockdown, come si faceva a procedere se non si potevano fare manco le riunioni? Vero. Però, almeno i propositi potevano essere tenuti in vita, coltivati e riavviati con la rimessa in circolazione di uomini e donne. Invece, alla direzione dell’8 giugno in videoconferenza, tutta schiacciata sulle cose da sollecitare a Conte, Zingaretti non ne ha fatto parola, ha solo invitato la coalizione a presentarsi unita alle elezioni regionali del prossimo settembre.

sardineIl Pd è tornato ad avere come riferimento se stesso, impaludato nelle correnti e nei gruppi di potere periferici che rendono aleatoria ogni prospettiva di raccolta unitaria a sinistra e ogni collegamento organico con movimenti (sardine) e associazioni progressiste nella società civile. Oltre a non scalfire le resistenze interne al M5s all’alleanza strategica con la sinistra; anzi, rafforzandole.

In questo stallo è inevitabile che comincino a farsi sentire fra i dem le note stonate, fuori luogo e fuori tempo dei residui renziani (Gori) e di altri insofferenti. Il Pd, se non va oltre se stesso, non sembra in grado di offrire una solida sponda a quei grillini che vorrebbero evolvere il Movimento verso un’intesa strategica con la sinistra.

Un rassemblement civico

Che fare? Nel nostro caso un ruolo propulsivo da protagonista dovrebbe assumerlo l’arcipelago di organizzazioni, associazioni e movimenti civici progressisti, dai sindacati all’associazionismo cattolico militante, dall’ambientalismo alle “sardine”. E’ un fronte largo che deve mettersi in marcia per spingere al “compimento” l’alleanza Leu-Pd-M5s, cioè il suo passaggio rapido dallo stato di necessità a quello della scelta strategica. Serve un rassemblement civico che su una griglia identitaria essenziale di punti politici e programmatici progressisti dirimenti (lavoro, ambientalismo, innovazione tecnologica, ruolo dello Stato per un’economia keynesiana) incalzi i nostri ritardati e ritardatari, non solo nei convegni ma nelle piazze, da togliere alla destra, per farli “risolvere” a divenire qualcosa di più e di meglio, di molto meglio, di ciò che sono oggi.

Non mancano leader ed esponenti di organizzazioni e movimenti della società civile in grado di muovere le cose. Che cosa aspettano? In fondo se Maometto non va alla montagna, è bene che la montagna si muova e scuota Maometto.