Vaccino Covid-19, grande paura
per il predominio della Cina

Un vaccino o una cura contro il Covid-19 serviranno solo a due condizioni: che siano somministrati molto velocemente e a tutta la popolazione mondiale. Purtroppo, anche quando il rimedio al virus sarà trovato, queste due condizioni potrebbero non avverarsi, a causa di una pulsione antica e pericolosa, la paura. Stavolta si tratta della paura che la Cina, il maggior produttore mondiale di farmaci, acquisisca troppo potere avendo nelle proprie mani la catena di approvvigionamento per tutto il pianeta.  L’India è secondo posto in questo settore, ma col ruolo di  filiale delocalizzata di Pechino.  Questa apparente predominanza sta offuscando la capacità di discernimento di alcuni capi di governo, in particolare negli Stati Uniti, in alcuni Paesi dell’Unione Europea e nel Regno Unito.

La Cina è il principale produttore di farmaci, insieme all’India

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Foto di Arek Socha da Pixabay

La conseguenza di questa competizione politica sconcerta la comunità scientifica che lavora senza sosta, in rete per condividere senza riserve ogni passo in avanti fatto nei laboratori. Non farlo verrebbe considerato una violazione etica e, scientificamente,  una scorrettezza disonorevole. Pietro Greco su Strisciarossa (qui il link), ha sottolineato come solo la sanità pubblica in senso lato e un lavoro comune senza riserve, possano condurre a dei risultati.
Neppure i numeri sembrano convincere del tutto l’Unione Europea e gli Stati Uniti nel deporre la diffidenza e i moniti, in questo momento insignificanti, sul notevole potere della Cina. Nel tentativo di far vedere come si litighi mentre la casa brucia la John Hopkins University ha prodotto, a corredo di un articolo, un grafico animato delle morti per varie malattie nel mondo, partendo da gennaio 2020. A quell’epoca la malaria e la malnutrizione erano al primo e secondo posto e il Covid-19 a zero nel piano cartesiano.

Il vaccino  darà alla Cina più potere?

A fine maggio si contano in totale, da gennaio, trecento settantuno mila settecento quarantasette morti (371.747) di Covid-19.  Cinque milioni e ottocento ventitremila quattrocento ottantacinque i casi totali (5.823.485). Ora il virus è al primo posto assoluto, seguito da malaria e malnutrizione. Sappiamo anche come il numero delle vittime del Covid-19, a parere dell’OMS, siano state sottostimante, perché non c’erano criteri unificati nel calcolo dei morti per Covid-19 e non sappiamo quanti decessi non siano stati mai registrati
Eppure, alcuni governi litigano su chi avrà il maggior potere grazie alla tanto attesa terapia o vaccino. Sono polemiche e minacce fra l’altro preventive, dato che la soluzione ad oggi non c’è.  Le cose stanno così: le maggiori compagnie farmaceutiche del mondo, conosciute come “big pharma” sono statunitensi ed europee. Le prime cinque sono la Pfizer e la Merk, con base negli USA, la Roche e la Novartis, entrambe svizzere, e infine la britannica GlaxoSmithKline. Tuttavia queste aziende, e l’industria farmaceutica nel suo insieme, fanno affidamento sulla produzione e fornitura mondiali.

I principi attivi arrivano dalla Cina

Foto di Alexandra_Koch da Pixabay

La Cina e l’India giocano un ruolo fondamentale nel preparare e consegnare sia le singole componenti dei principi attivi, sia le medicine finite. Ciò avviene in due fasi principali. La prima è la produzione degli APIs, active pharmaceutical ingredients, la cui combinazione può essere stata inventata in qualunque laboratorio nel mondo. Gli ingredienti farmaceutici attivi sono le parti di una medicina efficace per l’organismo. Si tratta di un processo chimico intensivo, con l’utilizzo di diversi reagenti.  Il secondo stadio è la formulazione del prodotto. Gli eccipienti vengono aggiunti e rendono la medicina consumabile come compressa, capsula, liquido iniettabile
Sono dieci anni che la Cina è il maggior produttore mondiale di ingredienti attivi. Fino a metà anni Novanta questo ruolo era di Stati Uniti, Europa e Giappone. Ormai India e Cina lavorano quasi la metà dei farmaci prodotti e l’80 per cento di quelli che entrano negli Stati Uniti.
L’India è il maggior fornitore di medicine e vaccini per i Paesi del Sud, tanto che Medici senza frontiere l’ha definita “la farmacia del mondo”, perché consegna a basso costo ai Paesi impoveriti anti-retrovirali, medicine contro la malaria, l’Aids e la tubercolosi, oltre ai vaccini contro difterite, pertosse, tetano e morbillo.
D’altronde l’India provvede al secondo stadio della lavorazione, mentre per i principi attivi dipende per il 70 per cento dalla Cina. Il 100 per cento di paracetamolo, amoxicillina e ipobrufen è fatto in Cina. Nulla sembra placare la paura che sia la Cina a produrre un farmaco o un vaccino che va per forza dato a tutti, altrimenti anche i cinesi rischiano la vita. Nulla da fare.

Per Trump è una cospirazione

Parlando all’assemblea mondiale sulla salute alle Nazioni Unite, il 18 maggio scorso, il presidente Xi Jinping ha detto nuovamente che “lo sviluppo e la produzione di un vaccino contro il Covid-19 in Cina, quando sarà disponibile, sarà a tutti gli effetti legali un bene comune in tutti i Paesi, con le caratteristiche di accessibilità e prezzo, fino a zero, per le nazioni più povere”. Dal momento che ci sarà da vaccinare o curare il mondo, anche a prezzi bassi la Cina non piange, ma definirla una cospirazione, come ha fatto Trump, non aiuta a creare un clima di operoso ottimismo.

Okonji-Iweala: abbiamo un destino comune, si agisca globalmente

covid-19L’economista nigeriana-statunitense Ngozi Okonji-Iweala, una carriera ventennale alla Banca mondiale, e ora inviata speciale dell’Organizzazione mondiale della sanità per collaborazione mondiale contro il Covid-19, è molto severa su queste diffidenze, schermaglie politiche e dimostrazioni di potere. Perché non c’è tempo e perché va compreso che stiamo fronteggiando tutti lo stesso rischio, andando verso il medesimo destino.

Chi è oggi in condizioni di produrre,  e dove,  il maggior numero di componenti farmaceutiche o trattamenti completi e confezionati, in questo caso non significa veramente nulla.  Senza una copertura mondiale siamo tutti, allo stesso modo, in mortale pericolo. Okonji-Iweala non si capacita di come questo destino comune non sia compreso da alcuni leader.

La scorsa settimana la responsabile della cooperazione contro il virus ha usato parole dure: “È dovere di ogni governo mettere al primo posto i propri cittadini. Ma durante una pandemia questo dovere richiede di pensare e di agire globalmente. Se gli accordi sulla produzione o le restrizioni all’export impediranno l’immediata distribuzione mondiale dei vaccini e permetteranno al virus di sopravvivere da qualche parte, non vi sarà in nessun luogo salvezza, nessuno scampo da una nuova infezione globale”.