Una “storia al contrario”, dura lezione
sul giornalismo e la precarietà

“Una storia al contrario”, romanzo o romanzo-testimonianza di Francesca De Sanctis, giornalista con la passione per il teatro e pure giornalista dell’Unità, finché il giornale fondato da Antonio Gramsci riuscì ad arrivare in edicola, fino all’estate del 2017, è in realtà una storia dritta dritta dei nostri tempi: di una persona, della sua formazione, di una generazione, di una famiglia, del giornalismo o, meglio, della devastante crisi dei giornali e di una professione, persino della politica o, meglio, dell’attenzione deleteria di una certa politica nei confronti di un certo giornale, l’Unità appunto.

La stagione del Dams

Potrei cominciare dalla formazione, cioè dal viaggio di una ragazza molto vivace e curiosa che decide di lasciare la sua città, Cassino, per raggiungere Bologna, per iscriversi al Dams, cioè al corso di laurea nelle “Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo”, creato vent’anni prima, quando ad insegnare erano stati Umberto Eco, Tomas Maldonado, Luciano Anceschi, Giuliano Scabia, Paolo Fabbri, Furio Colombo, Ugo Volli… tanti bei nomi, che avevano attirato soprattutto tra i Settanta e gli Ottanta, tormentata stagione, schiere di giovani, affascinati da un’università che sembrava rompere qualche vecchio e grigio schema accademico, convinti d’aver imboccato la strada maestra verso nuovi campi di lavoro, tra cultura, spettacolo, informazione, dentro un paese che pareva dinamico e ricco, quando s’era pensato che la comunicazione fosse più importante della produzione, la pubblicità più dei bulloni e dei motori. Presto si cominceranno ad avvertire i segni della crisi futura, ma l’intelligenza e l’entusiasmo lasciano immaginare un orizzonte. Siamo ancora a cavallo tra un millennio e l’altro. Francesca si laurea con il massimo dei voti e la lode, poi le toccherà il corso per diventare giornalista e diventerà appunto giornalista nel 2002, come aveva sempre desiderato. Un sogno, prima della ricerca di un lavoro e della prova di un’altra realtà. Il “posto” sarà all’Unità, quando a dirigerla era Furio Colombo con Antonio Padellaro, un altro sogno per una giovane con il cuore e la testa a sinistra, per vocazione propria, per storie di famiglia, per un padre adorato… Fortunata Francesca a conoscere quel giornale (qui la testimonianza è anche mia, ovviamente), libero, battagliero, coraggioso, in una redazione aperta ai giovani (come probabilmente, per la mia esperienza, in nessun altro giornale), mai sclerotizzata nei ruoli.

Il disastro dell’Unità

Le vicende, dopo, pubbliche, le si conoscono… La crisi, il giro delle proprietà, il giro dei direttori, le speranze e le speranze che crollano, le promesse ultime dell’epoca renziana che si rivelano inganni. Fino alla chiusura. Francesca De Sanctis vive e racconta questi momenti tra la disillusione e la paura per una occupazione e un reddito che sfumano, mentre la sua famiglia cresce, e il vuoto di un impegno culturale  e quindi di una identità professionale che vengono meno. Un altro capitolo, una finestra che si apre sull’universo delle collaborazioni, dei free lance, del lavoro precario, nel giornalismo come in tanti altri campi: la ricerca affannosa di un incarico, i compensi irrisori, le frustrazioni, l’assenza di un punto di riferimento come può essere una redazione, con la sua gente, le discussioni, il confronto, anche le chiacchiere e le liti (pagine che dovrebbero leggere e meditare i fans dello smart working). Il “nuovo mondo” del lavoro si manifesta così, tra contratti a termine e nessun contratto, da tante parti e molto anche nel campo del giornalismo, luogo un tempo di privilegio adesso di sopravvivenza, di sfruttamento e di ricatto, per tante ragioni, dal degrado culturale e politico del paese alle conseguenze della rivoluzione tecnologica che condanna all’agonia la carta, dall’insipienza di tanti editori alla qualità spesso discutibile del prodotto. Finisce che si salva il vecchio, nel senso del “garantito”, e soffre il giovane, malgrado la preparazione, la vivacità, la disponibilità. L’Unità è una pagina particolare di tanto disastro, una pagina in cui si può leggere negazione di una storia e di un ruolo per il presente, insofferenza nei confronti della sua autonomia, sottovalutazione di una risorsa per la politica. Francesca De Sanctis si chiede se non vi siano spazio e addirittura necessità ancora di un quotidiano, come l’Unità, che sappia rappresentare le anime della sinistra e i problemi della società italiana nei suoi cambiamenti. Saremmo d’accordo.

Il resto del libro è un diario personale dalle origini familiari al matrimonio, dalla nascita delle due figlie a una malattia contro la quale si deve ostinatamente combattere. Si potrebbe dire, leggendo queste esperienze, che non tutto va per il verso giusto. Tanto nella vita ci capita contro. Potrebbero valere, per non rassegnarsi, le ultime lievi righe (lieve, senza pesantezze, è il tono del racconto) di Francesca: “In fondo siamo capaci di compensare, di ritrovare l’equilibrio. Questo mi hanno insegnato le storie al contrario”.

Francesca De Sanctis

Una storia al contrario

Perrone editore

Pagine 191, euro