La sinistra ambientalista è possibile e può ripartire dalle donne

Il dibattito che si è aperto dopo l’intervista di Repubblica a Walter Veltroni sulla difficoltà di far decollare anche in Italia un grande fronte ambientalista così come sta avvenendo in molti Paesi europei, potrebbe essere interessante se a parlare (oggi su tutti i maggiori quotidiani) non fossero gli stessi che hanno mantenuto l’ecologismo italiano ingabbiato in compartimenti stagni, autoreferenziali, verticistici e segnati da lotte fratricide e personalismi.

Roma 15 marzo 2019. Manifestazione mondiale per la difesa del clima
foto Giulia Verdat

E’ troppo? La mia critica è spietata? Oggi sì, perché il presente in cui si è affermato un governo razzista, intollerante, omofobo, negazionista e volgare è anche figlio della incapacità della sinistra di proporsi comune, alleata, aperta a tutte le istanze, anche quella ambientalista senza ghettizzarla, o accontentarla con posticini e poltrone per renderla innocua.

Posti e poltrone che hanno reso i leader ecologisti troppo arrendevoli quando si era al potere, troppo radicali quando si ricadeva nell’oblio. Un sistema schizofrenico che ha fatto perdere credibilità anche alle battaglie contro i cambiamenti climatici, l’inquinamento, la perdita di biodiversità, il consumo di suolo e il sistema industriale basato sulle fonti fossili, ed ha fatto finire su un binario morto il grande progetto di un Paese sostenibile, che puntasse con decisione sulle rinnovabili e socialmente ecologista.

La buona politica

Perché il progetto politico ambientalista c’è, è vivo e non molto distante dall’esperienza europea. Basta dargli delle gambe nuove, immacolate, disponibili ad allearsi, ma implacabili nel combattere le battaglie di una sinistra 2.0: quella dell’ambiente, del lavoro, del rispetto della persona umana.

E molte di queste gambe nuove, che si stanno affermando nel panorama politico della sinistra italiana sono femminili. Basta dare per scontato l’apporto delle più brillanti menti di donne impegnate e attive! E basta farsi mettere come pedine nello scacchiere di un sistema di potere che porta acqua solo ai politici maschi. Bisogna iniziare a prendersi la scena, ad affermare le idee rigeneratrici, accoglienti, socialmente ecologiste di cui le donne sono portatrici sane. A sporcarsi le mani, soprattutto, con la buona politica: quella della cura, dell’ambiente sano, del rispetto per la persona. E chi più delle donne conosce questo linguaggio? E lo pratica da tempo immemorabile?