Una manovra per le elezioni non per il futuro degli italiani

La prima manovra finanziaria della maggioranza populista e sovranista che governa l’Italia è la base della prossima campagna elettorale per il voto in Europa del maggio 2019. Ci si può indignare per il nuovo, ampio condono che salva e premia i furbi dell’evasione, si può discutere sul superamento della Legge Fornero per le pensioni con la possibilità di uscire con 38 anni di contributi ma con l’assegno tagliato del 25%, si può ironizzare sul famoso reddito di cittadinanza rinviato ad aprile (se mai si farà) cioè proprio alla vigilia delle elezioni per il parlamento europeo. Ma il nodo è un altro: sono in gioco la nostra presenza in Europa, la nostra adesione all’Euro, la natura della nostra democrazia.

La legge di Bilancio introduce “deroghe inaccettabili” ha detto il presidente della Commissione Ue, Juncker, e quindi attendiamoci nei prossimi giorni il solito balletto di accuse e reazioni, tra Bruxelles e Roma, con Salvini e Di Maio che gongolano felici ogni volta che possono fare a botte con l’Europa e accusare le lobby, i salotti, i giornali per l’allargamento dello spread e la caduta della Borsa. Alla fine, pagheranno gli italiani, proprio quelli che hanno votato Salvini e Di Maio.

L’iter preparatorio della legge di Bilancio è stato complesso e farraginoso, con tensioni e polemiche politiche, avvertimenti internazionali, reazioni anticipate dei mercati e degli investitori. La prima finanziaria del governo Lega M5S è davvero un prototipo, non si è mai visto un percorso così originale nella preparazione delle proposte e nella ricerca delle coperture delle voci di spesa. Il ministro dell’Economia, il professor Tria, è stato quasi totalmente esautorato dalle sue funzioni e ha dovuto leggere sui dispacci di agenzia e sulle pagine dei quotidiani gli interventi previsti dai due terribili vicepremier Di Maio e Salvini. Ad esempio sulla prevista nazionalizzazione di Alitalia (società che è già costata ai contribuenti come un terremoto), voluta dai grillini, Tria ha provato a difendere la sua posizione contraria e i suoi poteri, ma Di Maio lo ha invitato a dimettersi qualora non fosse d’accordo.

Negli ultimi giorni il Fondo Monetario, la Commissione Ue e la Bce, cioè la Troika, hanno lanciato un chiaro avviso all’Italia: questa finanziaria non va, non rispetta i vincoli europei, aumenta pericolosamente il debito e destabilizza il Paese e di conseguenza pure il sistema Euro. Il governo, in apparenza, ha fatto finta di niente e i suoi ministri hanno continuato a rilanciare le proposte più azzardate. La situazione è estremamente delicata per l’Italia. Il presidente della Bce, Mario Draghi, con un’iniziativa senza precedenti ha chiesto pubblicamente moderazione nei toni e nelle dichiarazioni e una mediazione sulla finanziaria. Le parole di Draghi suonano come il gong dell’ultimo round, noi siamo il pugile suonato che rischia il ko, ma gli allenatori a bordo ring continuano a ritenere che la vittoria sia a portata di mano.

Qualcosa di importante e di grave è già successo in questi mesi. Dallo scorso maggio, quando venne annunciato il Contratto di governo, a oggi la capitalizzazione di Borsa delle banche italiane è crollata di circa 35 miliardi di euro, tutto il sistema creditizio è sotto pressione e lo Stato, tanto per fare un esempio, ha perso oltre 5 miliardi sui 6 investiti per salvare il Monte Paschi di Siena. In questa situazione l’agenzia Fitch ha valutato Carige prossima al default. Un nuovo aumento dello spread, un’ulteriore fuga degli investitori internazionali a causa di una manovra finanziaria non in linea con gli accordi europei aprirebbe un’emergenza davvero difficile da fronteggiare. Una caduta di fiducia internazionale verso i Btp avrebbe effetti pesantissimi sui bilanci delle banche di fine anno, quando saranno chiamate a spesare le perdite accusate sui titoli del debito pubblico. Le stesse banche italiane hanno iniziato a vendere Btp sul mercato per evitare oneri eccessivi in bilancio. Per questo Draghi, l’Europa, l’Fmi e persino le agenzie di rating hanno dato tempo alla maggioranza di governo per valutare bene le mosse, nella speranza che la manovra fosse alla fine più equilibrata. In realtà in condizioni politiche normali si potrebbe anche accettare e difendere la violazione dell’accordo sul deficit/Pil, che salirà al 2,4%, e il ritardo nelle politiche di rientro del debito. Ma tutte queste discussioni sono inutili di fronte all’obiettivo politico di Lega e grillini, cioè la rottura con l’Europa, il braccio di ferro fino alle elezioni nella speranza di una storica affermazione per far saltare il banco. Se a maggio Salvini, Orban e la banda di fascisti e xenofobi in giro per l’Europa vincono le elezioni chissà quale interesse potranno avere le urla di Moscovici o Juncker.

Bisogna tener conto, dunque, del forte calcolo politico che le forze populiste stanno facendo sulla finanziaria. Forzando la mano con proposte che saranno bocciate da Bruxelles possono fare sette mesi di battaglia elettorale contro l’Europa, i burocrati, gli speculatori, i poteri finanziari, come dicono loro, in vista del voto di maggio. Lega e M5S sperano in un ribaltone politico al parlamento di Strasburgo, con la nascita di una maggioranza sovranista, populista, di destra che punterebbe alla revisione profonda dei trattati e degli obiettivi politici ed economici del Vecchio Continente. Chi salverà l’Europa? Le elezioni in Baviera, con il netto arretramento della Csu, hanno enfatizzato le difficoltà della cancelliera Merkel. In Francia il prodigio Macron si è esaurito. Intanto l’Inghilterra se ne va.  Per verificare come cambierà l’Europa, se resisterà questa vecchia costruzione, bisognerà aspettare solo pochi mesi. Invece l’impatto della finanziaria di Salvini e di Di Maio è già stato avvertito nelle ultime settimane e lo vedremo più chiaramente nei prossimi giorni. Ma gli italiani, è bene ricordarlo, sono ancora con loro.