Una giornata straniante a Bologna
visitando l’antica sede dell’Unità

Avete mai fatto una fila di un’ora per andare a lavorare? Non dico nel traffico di Roma o di Milano, ma davanti al portone che avete oltrepassato tutti i giorni per anni e anni? È accaduto domenica 24 marzo, a Bologna, in via Barberia 4, dove il Fai ha aperto al pubblico Palazzo Marescotti Brazzetti, antica sede del Pci e dell’Unità, il luogo in cui – assieme a tante altre colleghi e colleghi giornalisti – ho passato quasi tutti i giorni di 4 anni della mia vita lavorativa. A quel tempo erano giornate abbastanza lunghe: un caporedattore di 4 edizioni entrava verso le 9 di mattina e usciva dalla redazione non prima delle 20, con una serie di problemi, piccoli e grandi, che gli si depositavano sulla scrivania e che a volte si allungavano anche sulla notte.
Com’è andata questa mattinata?

Un’esperienza straniante

Secondo me, è stata una giornata decisamente straniante. Privato dei “suoi” giornalisti e della presenza dei dirigenti politici e di impiegati e funzionari, che abitualmente vivevano in quelle stanze, trasformato in una sezione universitaria del Dams, l’intero palazzo ha cambiato non solo la faccia, ma anche lo “spirito”.

Un gruppo di ragazzi del Fai cercava di darci spiegazioni.Perfette, se si saltavano gli ultimi 50/70 anni di storia. Ci dicevano tutto sugli affreschi cinquecenteschi voluti dalla famiglia Marescotti e sulle cornici realizzate nei soffitti, molto sugli incroci matrimoniali e sulle ricchezze delle famiglie che avevano contributo ad arricchire di dipinti bellissimi il palazzo, ma poi – con una formidabile cesura dello spazio tempo – si arrivava a un oggi spuntato dal nulla.

La vecchia redazione dell’Unità

Con uno stratagemma del nostro Lorenzo De Maiti, all’epoca d’oro cercatore di pubblicità e sponsorizzazioni, siamo riusciti anche a entrare nell’ala “proibita”, la nostra ex redazione. Tutta ordinatissima e pulitissima: scrivanie e computer affiancati in perfetto ordine. Neanche una carta in giro. Dove una volta regnava il nostro “disordine” attivo e creativo, ora c’è un ufficio qualunque.

Il 17 novembre 1989

Invece la nostra vita in via Barberia è fatta anche di tanti ricordi. A volte grandissimi. Il 17 novembre del 1989 – 30 anni fa – in una domenica come questa, Walter Dondi, giornalista della nostra redazione, seguì l’intervento di Achille Occhetto alla Bolognina, che sembrava un’uscita come un’altra, ma segnò – invece – l’avvio della fine del Pci. La mattina dopo fu uno strazio. Una telefonata si succedeva all’altra: chi inveiva, chi protestava, chi piangeva.

Ne consolai più d’uno che scoppiò in lacrime al telefono, parlando col caporedattore, che era quello che veniva “passato” quanto la situazione era pesante: “Una vita perduta, e ora?”, si chiedeva l’interlocutore affranto. Un giorno terribile, perché cercavamo di rispondere comunicando sicurezze dentro di noi non c’erano.

Passò anche quella tempesta. Cercammo di andare avanti.


A tavola con i compagni di allora

Oggi Lorenzo De Maiti, grosso come Nero Wolfe, non litiga più tutti i giorni con il grande Armando Sarti, amministratore dell’Unità a cui l’impegno per trovare risorse non bastava mai, ma che per la prima volta ci aveva fatto pagare stipendi da giornalisti. Lorenzo gestisce un’osteria classica, proprio accanto a via Barberia. Ci ha invitato per un “aperitivo” con Onide Donati, Franco De Felice, Janna Carioli, Claudio Visani, diverse compagne e anche due cagnette – Ombretta e Amelie -che non hanno potuto varcare il portone di via Marescotti. L’aperitivo non finiva più, ricco di salame e di buoni formaggi. Ottimo il prosecco! Non è stata una cattiva giornata.